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Il 22 maggio 1978 veniva definitivamente approvata la legge 194 che rendeva legale e regolamentava l’interruzione volontaria di gravidanza.  Prima di allora, l’aborto era considerato un reato penale punito col carcere, sia per la donna che per la persona (non sempre un medico) che l’aiutava ad abortire.  Nonostante ciò, prima dell’approvazione della legge, abortire era una pratica ampiamente diffusa, anche se a riguardo le cifre sono discordanti: 100.000 aborti clandestini annui tra il 1970 e il 1975 secondo i detrattori della legge,  tra i 350 e 450mila l’anno per chi invece ancora oggi difende la bontà di una normativa considerata “di civiltà”.

Il 17 maggio 1981 si tennero due referendum, uno promosso dal Partito Radicale, l’altro dal Movimento per la vita, con finalità opposte. Quello radicale chiedeva l’abrogazione di tutti gli ostacoli burocratici che complicavano la piena applicazione della legge (fu approvato con l’88 per cento dei voti a favore), mentre quello del MpV ne chiedeva di fatto l’abrogazione, fatta eccezione per l’aborto terapeutico. Quest’ultima proposta fu bocciata dal 68 per cento degli italiani.

A distanza di oltre 30 anni dall’approvazione della 194 e dai successivi referendum che la confermarono, qual è la situazione oggi in Italia? Qual è lo stato del dibattito sul tema? I medici obiettori sono in aumento e raggiungono punte superiori all’80 per cento in regioni come Campania e Alto Adige. La legge 194 è oggi a rischio?

Sarà questo l’argomento del prossimo reportage di Converso, realizzato in collaborazione con Q Code Magazine, online da lunedì 21 luglio.

Nell’attesa, vi proponiamo questo straordinario documento: uno spezzone tratto dall’inchiesta “L’amore in Italia” – realizzata da Luigi Comencini a partire dal 1976 e andata in onda sulla Rai in cinque puntate nel 1978 – che raccontava la vita amorosa e sessuale degli italiani in una stagione di grandi cambianti segnata proprio dalla legge sull’aborto e da quella sul divorzio (1° dicembre 1970).