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Abortire grazie al web, spazzando via con un clic la paura di parlarne in famiglia, le code ai consultori e la possibilità di dover cambiare ospedale perché quello vicino a casa ha medici obiettori. Come si fa? Basta acquistare una scatola di Cytotec, un gastroprotettore usato per curare l’ulcera che tra le controindicazioni ha quella di poter causare un aborto e che costa meno di 15 euro. Su internet si trovano dei veri e propri tutorial che spiegano quanto ne occorre e come assumerlo. Uno dei siti più frequentati è womanonweb.org che offre l’assistenza di un medico e la consegna a casa di un kit contenete il farmaco, la prescrizione e le istruzioni per l’utilizzo. Il tutto per una donazione minima di 90 euro. L’organizzazione nasce per sostenere le donne che vivono in paesi dove l’aborto è illegale ma di fatto è seguito anche da chi non vuole o non può rivolgersi ad una struttura pubblica. Poi ci sono gli annunci: un vero e propri mercato nero on line per acquistare farmaci che viaggiano così fuori da ogni controllo sanitario.

Nonostante in Italia la legge 194 garantisca alle donne il diritto di interrompere una gravidanza in una struttura pubblica (qui ne abbiamo parlato su Converso), il numero degli aborti clandestini viaggia talmente veloce che è difficile stargli dietro. Sono tante le donne, in particolare immigrate, che ricorrono all’aborto fai da te grazie a un medico – consapevole o meno – che prescrive la ricetta e poi si rivolgono agli ospedali per emorragie o altre problematiche. Un numero su tutti: negli ultimi 20 anni il numero degli aborti spontanei nelle giovanissime è aumentato del 79% un dato che ha fatto talmente riflettere che dal 2006 è stato messo l’obbligo di ricetta per il Cytotec, anche se restano tante le farmacie che lo vendono sulla fiducia.

Se in un paese dove interrompere una gravidanza è legale si deve ricorrere ad un tutorial on line la cosa deve fare riflettere. E’ evidente che ci sono pezzi della legge 194 che ancora non vengono pienamente applicati: i consultori vengono chiusi e il numero dei medici obiettori continua ad aumentare rendendo difficile l’accesso alle strutture e alle informazioni. Infine, serve una campagna di comunicazione seria che renda consapevoli le giovanissime e le immigrate (che sono le due fasce più sensibili) di quelle che sono le proprie possibilità, tra cui anche – per le minorenni – la nomina di un tutore che dia il consenso al posto dei genitori. La legge 194, che da tutti viene considerata la migliore possibile, rischia di morire silenziosamente e di lasciare sempre un maggior spazio all’illegalità e – di conseguenza – alla morte di tante donne.

(Anna Ferri)