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di Martino Pinna

Pensiamo di essere talmente complessi che è quasi impossibile descriverci. Eppure ci sono casi in cui è possibile farlo in poche righe, come negli annunci matrimoniali. Dove ci si presenta più o meno come quando si cerca un lavoro, alla ricerca della persona giusta con cui condividere il proprio futuro. Ma per farlo ci vuole una professionista. Noi ci siamo fatti spiegare come funziona da Nadia.

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Nota: in questo articolo non verrà mai scritta la parola amore, tranne in questa frase.

Nadia gestisce un’agenzia matrimoniale che ha tre sedi in Emilia ed è attiva dal 1984. “Non ha mai chiuso” specifica. Lei prima studiava medicina, poi nel 1989 la madre ha acquisito l’agenzia e Nadia ha iniziato a lavorarci, scoprendo che questa era la missione della sua vita. Tanto che, ammettendo che non è un’impresa che rende tanto economicamente, la porta avanti perché adora il suo lavoro. Le chiedo se parlare con tanta gente a volte non la annoia e la risposta è secca: “Assolutamente no. Io sono innamorata di questo lavoro. Le persone mi interessano tutte, sono tutte interessanti”.

Quello che voglio sapere da Nadia, quello che voglio imparare da lei, è come sintetizzare una persona in poche righe e fare in modo che qualcuno la trovi interessante.

Infatti, anche se non ci conoscevamo, io almeno da un anno sono un grande ammiratore di quella forma di micro-letteratura in cui lei eccelle, ovvero gli annunci matrimoniali. Da lettore attento, avevo già capito che dietro c’era un’unica mano, una sola mente, e quando lei me l’ha confermato mi sono sentito come di fronte a uno dei miei scrittori preferiti, indeciso se chiedere una dedica sul free press dove di solito la leggo oppure no (non l’ho fatto).

La incontro nel suo ufficio dalle pareti color salmone, molto illuminato e molto riscaldato. Lei è gentilissima, molto bionda e sempre sorridente, il tipo di persona realmente entusiasta della vita. Ha un compagno storico ma non è sposata, “però faccio sposare gli altri” dice. È un’appassionata di paracadutismo, ma “appassionata” forse è un termine riduttivo: dal 1995 ad oggi ha fatto 2500 lanci. Significa che si è lanciata da un aereo in media 125 volte all’anno. “Dipende dai periodi, mi è capitato di fare anche 10 lanci in un giorno, è bellissimo, dovrebbe provare” mi spiega raggiante.

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Da fan quale sono tiro fuori i giornali con alcuni annunci sottolineati o cerchiati, i miei preferiti. Lei è sorpresa, forse è la prima volta che incontra un fan, ma è disposta a spiegarmi tutto del mondo delle agenzie matrimoniali, compreso il grande segreto del mondo degli annunci: la definizione di “bella presenza”. Partiamo da questo. Come si decide se una persona è di bella presenza o no?

Annuisce e risponde, come se si aspettasse questa domanda: “Allora, di bella presenza se parliamo di donne non vuol dire per forza la donna fatale o la fotomodella. Vuol dire tante cose. Ad esempio una persona che ha un aspetto gradevole, curato, ma soprattutto che sia interessante, che abbia degli interessi, una vita attiva”.

La spiegazione non mi sembra convincente, anche perché in alcuni annunci non viene scritto che una persona è di bella presenza: alcune sono “gradevoli” o “dall’aspetto più che gradevole”. Altre invece sono di bella presenza. Quindi insisto e le chiedo se la persona che è appena andata via, un cliente che era qui per fare un colloquio con lei, era una persona di bella presenza.

Ci pensa un po’ e dice: “Sì, era un ragazzo di bella presenza [solo dopo capirò il perché dell’iniziale tentennamento]. Cioè, inutile far finta che l’aspetto fisico non conti. Molti uomini sono convinti che sia così: che l’aspetto fisico alle donne interessi relativamente. Non raccontiamoci storie, conta eccome, anzi è determinante, anche per le donne. Siamo d’accordo?”

Sì.

“Ma a questo punto qualcuno potrebbe dirmi: ma scusi Nadia, come fa a decidere lei, dato quello che è bello per lei non è bello per me? Giusto?”

Giusto.

“Cioè, ci sono dei canoni fisici come avere dei lineamenti regolari, dimensioni normali, ecco… Però poi la bellezza è una cosa soggettiva, no? La bella presenza però è un’altra cosa, ed ecco perché è importante. Di una persona possiamo dire: io che è brutta, lei che è bella, ma entrambi possiamo concordare sul fatto che si presenti bene, che sia di bella presenza. È un criterio oggettivo”.

Ho capito. E io sono di bella presenza?

Mi guarda e risponde subito: “Sì, ma senza barba”. La barba infatti, nonostante ammetta che “ora è alla moda”, le dà un’idea di trascuratezza, e questo non va bene. “Lo so che lei la porta per sembrare più grande, ma senza starebbe molto meglio” mi dice. Ed ecco spiegato il tentennamento di poco fa: il ragazzo che usciva dal suo ufficio poco prima che entrassi io aveva un po’ di barba.

E di me come cosa scriverebbe?

“Di lei scriverei che ha 30 anni, giusto? Ecco. Alto diciamo 1,78, mi sbaglio? [non sbaglia] Dunque 30 anni, alto 1,78, di bella presenza, libero professionista. No, non scriverei giornalista, meglio libero professionista. E poi qualcuno dei suoi interessi e quello che cerca, quali intenzioni ha”.

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Quello che mi colpisce degli annunci di Nadia è che non mentono. Cioè, non solo sono tutti veri nel senso che sono corrispondenti a persone reali, ma dicono tutti la verità. Le persone vengono ridotte ai minimi termini lasciando solo quegli aspetti che vengono ritenuti utili al raggiungimento dello scopo e tutto il resto viene tolto, sottratto, come si fa in poesia.

E quello che resta è la verità, l’essenziale.

Altrimenti perché l’annuncio di una donna che cerca un futuro marito dovrebbe iniziare con la frase “so di non essere un granché”? È una frase ricorrente, e siccome so che è Nadia che la scrive (sempre in base a quanto dicono le clienti), le chiedo spiegazioni. Perché scrivere non sono un granché? Perché sminuirsi così? Per capirlo, bisogna prima spiegare come funziona un’agenzia matrimoniale.

“Dunque, funziona così: la persona legge i nostri annunci sui giornali o sul sito internet, che in sostanza servono da pubblicità. Poi ci chiama, ma non per uno specifico annuncio, perché quello che hanno letto potrebbe appartenere a una persona che potrebbe non essere interessata a loro, giusto? Non si può sapere. Tu magari sei interessata a lei, ma a lei di te non importa nulla. Invece il mio lavoro consiste proprio nel mettere in contatto persone che potrebbero andare d’accordo. Gli annunci danno un’idea delle persone che abbiamo a disposizione. Quindi come prima cosa la persona viene qua e si fa il colloquio, senza impegno”.

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Questo è il magico momento in cui Nadia mette in atto le sue capacità di analizzare le persone e sintetizzarle. Il primo colloquio serve proprio a questo: a creare un profilo della persona.

“Arrivano qua e chiacchieriamo, la persona parla di sé, delle proprie passioni, delle proprie intenzioni. Noi chiediamo un documento e facciamo firmare un contratto dove loro dichiarano di non essere sposate. È un’agenzia matrimoniale, non un’altra cosa. Se vogliono ‘altre cose’ vanno da un’altra parte… Spendono meno ed è più facile”.

Ci siamo capiti. Qua lo scopo è quello di far incontrare dei single per creare delle coppie che possibilmente poi si sposino, che formino una famiglia e che magari facciano dei figli. Non a caso negli annunci ricorre spesso l’espressione “famiglia tradizionale”. Cosa si intende?

“Quando scrivo così vuol dire che si cerca un rapporto stabile che porti anche a dei bambini. Una famiglia normale, ecco. Non di quelle coppie aperte, quelle cose strane. Io non ho tabù sul sesso, ma su certi valori sono un po’ all’antica” dice ridendo.

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Il funzionamento dell’agenzia è identico a quello delle agenzie del lavoro. Ci si presenta e si fa un profilo in base al proprio curriculum. E questa fase è fondamentale, perché Nadia segna tutto, ma poi tiene conto solo delle informazioni realmente utili a “trovarvi lavoro”, cioè la persona interessata a voi. E mentire è sempre un errore: è come scrivere nel curriculum che si parla un inglese eccellente e poi dimostrare al colloquio di non andare oltre il livello di Matteo Renzi. Al primo incontro con il responsabile del personale riceverete un bel due di picche, e qua non servono a nulla le raccomandazioni. Il mondo delle relazioni sentimentali è più spietato di quello lavorativo.

Ecco perché una frase come “so di non essere un granché” o “so di non essere speciale”, se all’apparenza può sembrare un’errore di comunicazione, in realtà fa parte di una strategia molto sensata. Infatti chi sarà attratto da una dichiarazione del genere, è difficile che poi resti deluso, perché sarà uscito di casa senza aspettative. “E quindi è più facile che scatti la scintilla” dice Nadia.

In questo modo non si creano illusioni, o meglio: se ne creano di molto raffinate.

“È importante capire che la persona che viene qua non è un emarginato all’ultima spiaggia come pensano alcuni” precisa. “Tutt’altro. Sono spesso persone molto molto selettive, di solito divorziate, che non hanno voglia di perdere tempo con storielle, ma vogliono trovare una persona con cui condividere una certa progettualità”.

Progettualità vuol dire “capacità di elaborare progetti”. In questo caso i progetti sarebbero le relazioni stabili, possibilmente a lungo termine. “C’è chi va a convivere, chi sta insieme ma ognuno a casa sua, chi invece si sposa e fa figli” racconta Nadia. “Ma lo scopo generalmente è quello: formare una coppia. Mi hanno invitata a tanti matrimoni, ma non ci sono mai andata, non mi sembra professionale”.

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Viene da chiedersi perché allora non mettersi d’accordo formalmente saltando la parte dell’innamoramento, come di fatto avveniva e avviene ancora in certe culture. In realtà per noi questa prima fase è fondamentale. Quello che chiamiamo innamoramento è un insieme di fenomeni necessari alla formazione della coppia e al consolidamento del suo legame.

Potrete non essere d’accordo, dato che l’aspetto culturale dell’innamoramento si è talmente evoluto da farcelo apparire molto più complesso di quello che è, ma se lo vediamo con gli occhi della biologia e dell’antropologia il senso è sempre quello. Tutta questa serie di impulsi ed emozioni che fanno sì che l’incontro tra le due persone risulti gradevole soprattutto grazie ad alcuni neurotrasmettitori (in particolare la dopamina, che dà la sensazione di piacere) hanno lo scopo di creare un’unione stabile. Secondo un popolare testo degli anni ’60 dell’etologo Desmond Morris, probabilmente superato ma sempre suggestivo e stimolante, l’innamoramento è nato come esigenza per tenere unita la coppia e limitare i contrasti all’interno di un gruppo:

Era inaudito per un virile primate maschio partire per una spedizione in cerca di cibo lasciando la sua femmina esposta alle avances di qualunque maschio di passaggio. Nessun addestramento culturale poteva farglielo sembrare giusto. Ciò richiedeva un maggior adattamento al modo di vivere sociale. Il risultato fu la formazione di un legame tra la coppia. Lo scimmione cacciatore maschio e la sua femmina furono così obbligati ad innamorarsi e a restare fedeli l’uno all’altra.

(Desmond Morris, La scimmia nuda)

Si tratta dunque di un accordo tra due persone per creare un legame che porti alla riproduzione e successivamente alla difesa della prole. Ora le cose hanno cambiato un po’ d’aspetto, forse si sono “evolute” come ci piace dire, ma la sostanza è la stessa, come dimostra il fatto che anche la diffusione delle coppie omosessuali vada in quella direzione: creazione della coppia, famiglia, prole.

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Essendo aumentata considerevolmente l’offerta, cioè il numero di persone “singole”, non facenti parte di una coppia, è diminuito il tempo da dedicare alla ricerca della persona giusta, anche perché nel frattempo dedichiamo sempre gran parte del nostro tempo a procacciarci il cibo, cioè a lavorare.

Come spiega Nadia: “Molti mi dicono ‘se volessi accontentarmi riuscirei a trovare la persona giusta da sola, non verrei qua’. Sa, internet, i locali, le discoteche. Il punto però è che non vogliono perdere tempo”.

Esattamente come un’azienda. E così come sul mercato del lavoro per essere appetibili bisogna avere certe voci nel curriculum, anche qui ci sono alcuni requisiti fondamentali che è necessario indicare per non essere esclusi a priori e per aumentare le probabilità di essere scelti.

Età, situazione professionale, bella presenza oppure no, in alcuni casi tipologia fisica (bellezza mediterranea, ad esempio), precedenti rapporti (divorzio alle spalle, figli), intenzioni sul tipo di rapporto, presenza o meno di interessi, però senza scendere troppo nel dettaglio, “perché altrimenti si rischia di essere riconosciuti, e gli annunci sono anonimi. Ad esempio il ragazzo che c’era prima mi ha specificato di non scrivere di cosa si occupa, perché fa una cosa molto particolare e siccome l’annuncio va sul giornale locale qualcuno l’avrebbe potuto riconoscere”.

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Il profilo che viene fuori è dettagliato, ma l’annuncio dev’essere sintetico. Voi ad esempio potete pensare di essere le persone più interessanti della terra, di essere speciali, e in un certo senso è così. Il problema è che anche altri pensano la stessa cosa, e quindi se Nadia non facesse da filtro ci sarebbero più annunci di persone che sostengono di essere tutte speciali. Annunci così non sarebbero credibili. Farebbero l’effetto di pubblicità di prodotti che sostengono tutti di essere i migliori e che urlano: compraci, compraci! Il consumatore attento storce il naso, non si fida.

Ecco quindi che Nadia riduce tutto ai minimi termini, a ciò che secondo lei conta davvero, alle informazioni basilari, nella maniera più semplice e onesta, in base a una metodologia di classificazione ormai rodata e basata sulla pratica di anni di esperienza.

Dire “sono un sognatore” serve meno di scrivere “sono un non fumatore”. Così come scrivendo un curriculum è più utile specificare che si possiede la patente e si è auto muniti e non che si ritiene di essere delle persone eccezionali. La prima affermazione (patente) è un dato oggettivo, verificabile, attendibile, la seconda (persona eccezionale) no. Il mondo è pieno di persone che dicono di essere eccezionali. Ma intanto vediamo se hanno la patente.

(Curiosamente, il possesso o meno di un’automobile è determinante anche nella ricerca di una persona con cui vivere. Un 40enne che non guida ha meno possibilità di un coetaneo automunito.)

Quindi potete anche parlare di voi stessi per un’ora, e Nadia annuirà sinceramente interessata alla vostra vita, sorriderà e vi farà sorridere, ma poi sul giornale apparirà una riga così: “43 anni, separata, alta, graziosa. Impiegata”. Praticamente un haiku. Sintesi estrema, nessuna bugia, l’umanità telegrafabile, o twittabile, se preferite.

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La situazione economica e lavorativa è fondamentale. “Insomma, per un disoccupato è dura, diciamo la verità” ammette Nadia. “Io non li voglio discriminare, questo è chiaro, ma bisogna essere realisti, sono difficili da sistemare. C’è una scaletta di bisogni, diciamo, e il lavoro è uno di quelli più importanti. Un disoccupato parte male”.

Le altre persone difficili da sistemare, oltre ai disoccupati, sono gli anziani e gli omosessuali.

Nadia mi spiega perché: “A volte mi capitano 65enni che vengono qua dicendomi che cercano una ragazza giovane per mettere su famiglia. E io gli dico: se ne è accorto ora che vuole mettere su famiglia? Ovviamente scherzo, lo faccio con gentilezza e ironia. Ma in certi casi hanno pretese impossibili. Sono quasi sempre uomini che vogliono donne giovani. Mi è capitato anche un signore di 90 anni. Ha insistito tanto per incontrarlo e quando l’ho visto mi ha sorpresa: era un bell’uomo, spalle dritte, venne qua con la bicicletta, elegante, giacca e cappello, colto, educato, una bella persona. Ma il problema è sempre trovare un profilo corrispondente. Nel suo caso non era facile”.

Con gli omosessuali il problema invece è un altro: “Me ne sono capitati alcuni, ma io non li tratto. Semplicemente perché è un mondo che non conosco e non riuscirei ad aiutarli in maniera professionale. Poi è anche un fatto di numeri: se si presentano 4 persone omosessuali e devo sistemarli tra loro come faccio? Diventa difficile”.

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Gli stranieri sono pochi. Ma rispetto al passato sono in aumento le donne straniere, che Nadia apprezza molto: “Soprattutto quelle dell’est. Donne serie, grandi lavoratrici, testa sulle spalle, spesso con patente, automobile e casa, e intenzionate a rapporti seri”. Praticamente perfette, agli occhi di Nadia.

A parte casi eccezionali come quello dell’arzillo ed elegante 90enne, la maggior parte dei clienti sono nella fascia 40/50.

“La maggioranza di quelli che vengono qua sono 40enni divorziati. A volte vengono uomini che stanno ancora divorziando. Mettono le mani avanti. Sa com’è, con le separazioni spesso si crea il vuoto, gli amici in comune spariscono, quindi iniziano a progettare da subito un’altra vita, non vogliono restare  soli. Quelli sotto i 40 è facile che siano celibi o nubili. Mentre dai 50/60 in su è facile che siano vedovi.” E i giovani?

“Ci sono, sono pochi ma ci sono. Sono meno rispetto al passato, l’età media si è alzata. Da poco è venuta una 23enne, carina, però introversa, molto concentrata sullo studio, non era tipa da locali, diciamo che si era un po’ isolata. Si è rivolta a noi per conoscere delle persone di buona cultura. Ma i giovani sono pochi, usano altri mezzi. Stanno lì a giocare su internet, a perdere tempo… Online c’è troppa scelta e ognuno può dire di sé quello che vuole, ci si fanno troppe illusioni”.

Il contratto che la persona stipula con l’agenzia dura 12 o 18 mesi. Vuol dire che in quel periodo di tempo Nadia e la sua collaboratrice contatteranno la persona proponendole degli incontri. L’agenzia viene pagata all’inizio per poi fornire al cliente contatti con persone da conoscere. Può andare bene al primo colpo, oppure no e allora si tenta finché il cliente è soddisfatto o il periodo del contratto è concluso. “Insomma, non presentiamo le persone per tutta la vita. A un certo punto il nostro lavoro finisce”.

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Quando vengono trovati due profili che potrebbero corrispondere Nadia chiama prima la donna e le propone il contatto. “Chiamo prima le donne perché sono più noiosine, selettive, danno più problemi. Allora dico: guarda, c’è questa persona, ha 38 anni, fa questo lavoro, ha questo titolo di studio, è celibe, divorziato, figli, non figli, non fuma, ha questi interessi, spiego insomma un po’ chi è questa persona, senza dire chi è la persona. Se lei dice di sì, allora io chiamo lui e gli do il numero di lei. A quel punto lui la chiama e noi ci mettiamo da parte: abbiamo creato il contatto, il resto, cioè l’incontro, spetta a loro. Anche se a volte vorrei vedere cosa succede durante gli incontri! Ovviamente non posso, ma mi piacerebbe, sarei curiosa”.

Le persone quindi si sentono via telefono e si mettono d’accordo per vedersi e conoscersi. Nadia suggerisce che questa parte sia il più breve possibile, altrimenti si rischia di creare illusioni e di distruggere tutto il lavoro di sintesi e sottrazione fatto dall’agenzia. “È il primo consiglio che do: non fate l’incontro al telefono, non mandatevi foto, non ditevi troppe cose, non create illusioni e aspettatevi o idee strane, non descrivetevi. Bisogna vedersi direttamente, parlate di voi fuori, all’incontro vero”.

Perché qui entra in gioco un altro aspetto fondamentale, quello dell’attrazione fisica. Ad esempio qualche giorno fa una cliente di Nadia ha chiesto al contatto che l’agenzia le aveva fornito di mandarle una foto. Lui ha commesso l’errore di mandargliela: “Lei non l’ha voluto più incontrare! Ma questo non era un uomo brutto, anzi. Era un bell’uomo. Uno di bella presenza. Ma nella foto era venuto male. Se si fossero visti dal vivo magari poteva andare bene”.

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Le persone normalmente si incontrano per un caffè, un aperitivo o una pizza. L’importante è che sia un posto non troppo affollato, altrimenti non si riesce a parlare bene. Dopo il primo incontro i clienti fanno sapere a Nadia se è andato bene o no: “Intanto mi serve per sapere se devo proporre altre persone, ma poi mi serve anche come metro di misura per capire a chi può andare bene quella persona”.

A volte le cose che fanno la differenza sono le più elementari, basilari: “Oggi, sembrerà strano, la cosa più difficile è mettere insieme fumatori con non fumatori” spiega Nadia. “Un tempo fumavano tutti, quel portacenere che vede là era sempre pieno, era normale. Oggi sarebbe impensabile, i non fumatori non sopportano più i fumatori. La maggioranza dei clienti mi dicono che preferiscono una persona che fuma, e i fumatori mi chiedono persone che non abbiano problemi con il fumo”.

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E il fattore religione? Chiedo a Nadia se è cattolica. “Ma cosa fa, mi chiede queste cose? Non si può, sono dati sensibili!” dice sorridente. Mi scuso, le dico che se preferisce non lo scrivo. “Ma no, lo scriva pure. Sono cattolica ma non frequento molto la chiesa, come molti italiani. Però ho certi valori. Ho fatto le scuole cattoliche e penso che quell’educazione mi abbia dato tanto. Ecco, questo lo scriva”.

Ma capita che una persona richieda come requisito l’appartenenza una religione? “Io non lo chiedo perché sono dati sensibili [frecciatina a me], ma è capitato che loro me l’abbiano voluto dire, e allora io ne tengo conto. Se una persona mi dice che va regolarmente in chiesa, e se capisco che una persona invece è molto diversa, allora non le faccio incontrare. Sa, è vero che gli opposti si attraggono, ma la relazioni stabili sono quelle tra simili”.

Martino Pinna

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