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Le piene del Po hanno segnato la storia della pianura padana. A memoria d’uomo, l’alluvione più devastante che si ricordi fu quello del 1951 che causò quasi cento morti, 180 mila sfollati e danni enormi nel Polesine. Ma la prima piena di cui è rimasta traccia è quella del 181 a.C. narrata da Virgilio nelle Georgiche:

Eridano, il re dei fiumi, straripò distruggendo con i suoi vortici malvagi i boschi; travolse nelle campagne mandre intere con tutte le stalle

Durante la piena, la massa d’acqua che si muove sopra il letto colmato di detriti e depositi che formano la cosiddetta conoide alluvionale, può raggiungere una forza spaventosa capace di travolgere argini e ripari di ogni tipo. Il Po, il re dei fiumi italiani, fa più paura degli altri. Ma il dissesto idrogeologico riguarda tutta Italia, come dimostrano le alluvioni recenti che hanno inondato la Liguria, Milano e Roma. Senza dimenticare, sempre nell’arco di quest’anno, Modena e Parma. Eventi che sono sempre accaduti, ma oggi certamente amplificati dai cambiamenti climatici in corso che ormai nessuno scienziato serio nega più.

La paura della possibile esondazione del Po di questi giorni ha prodotto un evento – all’apparenza giusto una curiosità – che racconta invece parecchio dell’Italia del 2014. A Brescello, cittadina del reggiano famosa perché Giovannino Guareschi vi ha ambientato una delle saghe più famose della letteratura italiana, quella di Don Camillo, l’attuale  parroco Don Evandro ha guidato una processione verso l’argine del Po portando con sé la statua del “Crocefisso parlante di Don Camillo”, resa celebre dagli adattamenti cinematografici della saga realizzati tra il 1952 e il 1965.

Per annunciare l’evento, Don Evandro ha anche emesso un comunicato stampa delle Parrocchie di Brescello e Lentigione che merita di essere riportato per intero:

Dopo gli eventi luttuosi di questi giorni a causa del maltempo, dopo la giusta decisione delle autorità di sgomberare Ghiarole, dopo l’allerta per una nuova ondata di piena del fiume Po, insieme a don Andrea, Vice Parroco dell’Unità pastorale di Brescello, Lentigione con Sorbolo Levante, ho deciso di indire una giornata di preghiera martedì 18 novembre 2014 per:

  • le vittime del maltempo in Italia;
  • chiedere a Dio di proteggerci dal pericolo di alluvioni;
  • chiedere a Dio di saper rispettare l’ambiente naturale, da Lui creato e a noi dato in consegna.

Invitiamo a pregare:

  • nelle famiglie e nelle case, soprattutto con gli anziani e i bambini;
  • nella chiesa parrocchiale di Brescello, aperta dalle ore 6.30 del mattino per tutto il giorno, davanti al “Crocefisso parlante di don Camillo”, concludendo con la S. Messa alle ore 18.00;
  • con la benedizione straordinaria del Po, portando in processione il “Crocefisso parlante di don Camillo”, partendo alle ore 15.30 dalla chiesa parrocchiale per arrivare sull’argine maestro del “grande fiume”.

La preghiera non è un atto di superstizione, ma di affidamento totale a Dio, soprattutto nei momenti di pericolo e di dolore! L’invito è rivolto alle vicine comunità reggiane, parmensi e mantovane, oltre che a tutto il nord Italia.

Questa foto straordinaria di Gianluca Perticoni (Eikon Studio) immortala l’evento:

brescello

Don Evandro, piazzato giusto dietro la statua del Cristo di Don Camillo, impartisce la benedizione al Po. Alla sua destra, un impettito vigile urbano – rappresentante del Comune che in Guareschi era di Peppone – fa il saluto militare. Alla sinistra, un giornalista e un cameraman sembrano in attesa di un dichiarazione, probabilmente più del Cristo parlante che di Don Evandro. Narrazione perfetta. Nell’Italia del 2014, a proteggerci dalle devastazioni della natura, serve ancora l’aiuto di Gesù Cristo, prima ancora che della Protezione Civile. Con un’aggiunta spettacolare, che giornalista e operatore sono lì a rappresentare: la processione di Don Evandro ripete quella di Don Camillo nel primo film del ciclo dal titolo omonimo, quando Fernandel, interprete del personaggio creato da Guareschi, si reca sull’argine del Po per salvare il paese dalle acque.

In pratica, quella che viene messa in scena è la ripetizione di una finzione, una finzione al quadrato. Puro cinema, insomma. Il che cambia totalmente l’interpretazione dell’intera scena. La paura della piena, da un lato sembra riportare indietro agli anni ’50, a un’Italia antica che non esiste più, dall’altro lo fa in maniera modernissima, assolutamente mediatica (e non a caso è finita in tv sui giornali di tutta Italia), adattando la finzione cinematografica e facendola diventare, in definitiva, realtà. Con tanto di approvazione impettita delle istituzioni. In questo specie di sogno collettivo, manca solo che si avveri la preghiera che Don Camillo, ad alluvione ormai avvenuta, recita a conclusione del secondo film “Il ritorno di Don Camillo”.

Non è la prima volta che il fiume invade le nostre case. Un giorno però, le acque si ritireranno e il sole ritornerà a splendere. Allora ci ricorderemo della fratellanza che ci ha unito in queste ore terribili e con la tenacia che Dio ci ha dato, ricominceremo a lottare perché il sole sia più splendente, perché i fiori siano più belli e perché la miseria sparisca dalle nostre città e dai nostri villaggi. Dimenticheremo le discordie, e quando avremo voglia di morte, cercheremo di sorridere, così tutto sarà più facile e il nostro paese diventerà un piccolo paradiso in terra. 

Giusto, Don Camillo: questa Italia di una benedizione ha tanto bisogno. Pare resti poco altro per fa sì che il sole un giorno torni a splendere.
Amen.

DL