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di Giordano Silvetti

Le finestre delle abitazioni, senza tende per permettere alla luce di entrare meglio all’interno, sono già illuminate dal calore giallo delle lampadine. Il colore bianco nei bulbi è vietato, perché gli esperti dicono che possa contribuire ad accrescere la depressione. Si chiama disordine affettivo stagionale (Seasonal affective disorder, SAD in inglese) che coinvolge tutto il corpo. Dal cervello che in mancanza di luce inizia a produrre più melatonina del necessario, al resto delle membra che iniziano a rilassarsi prima del solito. Bloccate a letto, nella penombra di un sole che si alzerà appena dietro l’orizzonte, le gambe e le braccia sono pesanti mentre la mente è offuscata da pensieri suicidi. Durante l’inverno sono necessarie l’assunzione di compresse di vitamina D e l’esposizione a forti fonti di luce artificiale.

Alle undici del mattino al centro per l’impiego ci sono poche persone. Una signora sulla cinquantina è seduta di fronte al computer connesso a internet con un cavo adornato da un vistoso lucchetto antiscippo, alla ricerca di un posto di lavoro. Sulle poltrone grigie, acquistate in una catena finlandese di arredamento che vende roba cinese simile a quella dell’Ikea anche se al triplo del prezzo, è seduto un uomo dall’età indefinibile, potrebbe avere dai trenta ai cinquanta anni, che immobile e con lo sguardo perso sulla parete bianca tenta si smaltire le due lattine di sidro trangugiate a colazione.

Di fronte a lui un televisore sintonizzato sul secondo canale che a quest’ora trasmette un telefilm tedesco, con l’inudibile voce monocorde che racconta gli avvenimenti in finlandese coprendo in parte l’audio originale. Sugli altri monitor a led appesi al soffitto compaiono i volti sorridenti di quelli che ce l’hanno fatta in Finlandia, dagli evidenti tratti asiatici e africani, che ora possono condividere la loro esperienza con i reietti in fila allo sportello alla ricerca di un futuro. Peccato che anche questi schermi trasmettano senza volume e che a nessuno venga in mente di puntare il naso all’insù per guardare il loop di finti e costosi sorrisi frutto di cure odontoiatriche che un disoccupato non potrà mai permettersi potendo contare solo sui cinquecento euro mensili del sussidio statale. Un dipendente a tempo pieno in Finlandia riceve uno stipendio di circa 3.000 euro al mese, appena sopra la media europea.

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La cinquantenne al computer sposta lo sguardo dallo schermo bianco che non consegna nessun risultato utile verso la finestra con i doppi vetri che dà sulla strada. Sul marciapiede un ragazza rischia di scivolare, salvata solo dalla ghiaia sparsa dall’automezzo della contea la notte precedente, mentre le auto continuano ad arrotolare ai bordi delle strade il fango residuo della nevicata di qualche giorno prima.  Il cielo rimane scuro a causa delle fitte nubi.

Tutto tace nell’ufficio e il silenzio è interrotto solo dal ticchettare delle dita dell’impiegata che sta aggiornando la scheda dell’ultimo disoccupato che si è presentato, puntuale come ogni mese, per aggiornare il centro dell’impiego sulla sua attuale condizione lavorativa. Ancora disoccupato, come l’8% della popolazione.

Anche se le statistiche potrebbero nascondere che aggiungendo ai reali disoccupati le persone che non cercano lavoro e quelle che sono fuori dai censimenti si potrebbe raggiungere quasi il 20% di non lavoratori.

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È il turno di una ragazza, Sanni, che ha appena terminato un periodo di prova non retribuito di quattro mesi al supermercato dopo il quale l’azienda ha deciso di non assumerla e avvalersi dei tuoi servigi: a differenza di molti altri paesi, come l’Italia, non è possibile rinnovare a oltranza il rapporto di schiavitù tra proprietario e dipendente. Anche se il governo ha appena allungato a dieci mesi il periodo per l’apprendistato.

La signora allo sportello continua a battere le dita sul computer, copiando gli appunti che prima aveva trascritto a mano sopra un blocco di carta. Con tutti questi alberi l’economia sulla carta è l’ultimo dei problemi del riciclaggio finlandese. Non degna nemmeno di uno sguardo la persona che, in piedi da cinque minuti, è in attesa del proprio turno. Senza alzare la testa o guardare in direzione opposta alla scrivania, l’impiegata si alza dalla sua postazione e si dirige verso il corridoio che porta alla macchinetta del caffè. È il momento della pausa per rigenerarsi e ricaricare le batterie.

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Julia ha deciso che rispetterà tutte le pause che le sono concesse. Non ha paura di non finire il lavoro giornaliero, anche perché lo straordinario, come lo intendono altri paesi, è qualcosa che da queste parti non è previsto. Julia non deve stressarsi, è questo che ha detto il medico l’ultima volta che le ha firmato il certificato. Sei settimane di riposo in cui la donna è riuscita a ritrovare se stessa dopo mesi di interminabile stress in ufficio dove era stata sopraffatta dai problemi dei disoccupati. Per lei erano stati giorni difficili. Dopo il faticoso lavoro, come tutte le mogli e mamme doveva affrontare il rientro a casa di un marito la cui unica preoccupazione era di finire la cena in tempo per guardare la partita. Hockey o calcio, non aveva importanza. Qualsiasi sport sarebbe sempre stato meglio di uno dei tanti reality trasmessi dalle reti che Julia tanto amava.

Quante volte invece Julia avrebbe voluto gridare in faccia a un disoccupato che anche la sua vita da impiegata era un inferno nonostante avesse un lavoro. Questo è proprio quello che accadde un giorno, causando un incidente con molti precedenti, che venne risolto come da prassi allontanando precauzionalmente la lavoratrice del posto del lavoro.

Durante il periodo di riposo Julia era andata al lago, uno dei tanti luoghi dell’anima che la Finlandia può offrire, anche se la gita a due passi da casa non era riuscita a tranquillizzarla. Tutto era troppo calmo e bello per essere reale.

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Quello specchio d’acqua ferma, immobile, nel quale si rifletteva un cielo ancora più sconfinato che solo a tratti si univa alle cime di migliaia d’alberi che si chiudevano intorno alla donna in un’immaginaria prigione.

L’anno scorso 430.000 finlandesi (su una popolazione di circa 5 milioni e mezzo di abitanti) sono stati diagnosticati con depressione. Anche se, secondo l’Istituto Nazionale per la salute e il benessere il numero dei depressi in Finlandia sia almeno il doppio: persone che non comprendono di avere bisogno d’aiuto, non vogliono o non possono permettersi le costose terapie.

L’uomo seduto sui divanetti grigi, Pekka, non ricorda più nemmeno perché si è recato al centro per l’impiego, del resto ne possiede già uno, anche ben remunerato come custode notturno di un magazzino. Si alza ed esce dallo stabile e solo quando è all’ultimo gradino di scale si ricorda il motivo della sua visita: comunicare l’ingresso nel mondo del lavoro di suo figlio appena rientrato dal servizio militare, così come gli avevano spiegato all’ufficio della salute.

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Quando si gira per tornare dentro, Pekka ha un piccolo giramento di testa, in parte dovuto all’alcol, in parte al sonno, e decide di puntare verso il bar dall’altra parte della strada. Attraversandola, un’automobile riesce a frenare in tempo, nonostante le difficili condizioni del manto stradale, evitando di investire l’uomo che, senza controllare ai suoi lati, stava percorrendo le strisce bianche. Del resto in Finlandia non c’è persona che guardi l’arrivo delle macchine quando attraversa la strada: è compito del guidatore fermarsi per accertare che nessun pedone stia transitando in quel momento.

Sono quasi le dodici ed è ora di un altro bicchiere. Ad accompagnare silenziosamente l’uomo ci sono tante altre persone in pausa dal lavoro e il loro pranzo è costituito da una pinta di birra alla quale, probabilmente, ne seguiranno altre. Fuori dalle vetrate opache del bar il cielo continua a diventare sempre più scuro. L’uomo beve un sorso di birra e ripete nella sua testa che tutto andrà bene, così come gli hanno insegnato fin da bambino perché in Finlandia tutto funziona, lo stato supporta gli individui, le infrastrutture sono all’avanguardia e non manca niente per realizzarsi nella vita e nel lavoro. Anche se in questo momento la situazione finanziaria finlandese rincorre la crisi che ha recentemente investito mezzo mondo.

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Non trovando nessuno con cui parlare, sono tutti già tornati a lavoro, Julia gira la testa verso il corridoio e il suo sguardo lo percorre tutto fino a raggiungere la porta a vetri trasparente dietro la quale c’è Sanni con il naso all’insù a fissare il monitor dove Rashida, che vieen dalla Somalia, sorride per essere riuscita ad arrivare in Finlandia e a trovare lavoro.

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È arrivato il turno della ragazza allo sportello. Julia le dice che durante il periodo di tirocinio ha perso il diritto al sussidio di disoccupazione, sostituito dal contributo d’assunzione, e che non c’è problema nel ripristinare la sua precedente posizione di non lavoratrice: basta recarsi all’ufficio della salute.

Sanni esce dal centro per l’impiego e corre verso la sua nuova destinazione, quasi inciampando sul marciapiede per evitare di cadere sul ghiaccio.

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Dopo aver atteso il suo turno, Sanni ascolta le istruzioni dell’impiegata che le dice di andare al centro per l’impiego per poter inoltrare la pratica. La ragazza conferma di esserci già stata ma l’impiegata non può ancora far partire la pratica prima dell’arrivo dei documenti da Helsinki. Sconsolata, Sanni s’incammina verso casa, con molta più incertezza per il futuro e non sa se dovrà aspettare i consueti dieci giorni della decisione, oppure mesi perché nel frattempo le liste d’attesa sono state ingolfate dai nuovi disoccupati. Il principale timore di Sanni, però, rimane quello di cadere di nuovo nella depressione. È preoccupata soprattutto per le persone che la circondano, molte delle quali non comprendono cosa ci sia oltre una grande tristezza, dopo l’accumulo di stress accompagnato dalla progressiva perdita della fiducia in se stessi. I ricoveri, il ricorso ai farmaci antidepressivi, cocktail di pillole che necessitano di essere dosati e mescolati di tanto in tanto perché dopo poco tempo il corpo riesce a riconoscerli ed evitarli.

Le sedute dallo psichiatra e la definita rassegnazione al fatto che per la persona depressa esistono due mondi: uno nel quale è impossibile vivere e l’altro, mantenuto dalla terapia, dove è possibile ritrovare l’individuo che si credeva perso. Anche se nel percorso che porta alla stabilità bisogna fare attenzione, c’è il rischio di fidarsi troppo del prossimo e magari, sperimentando una delle tante terapie della luce consigliate per combattere i disturbi del sonno e la depressione, si può incappare in una start-up fraudolenta che promette di rigenerare la mente con fasci di luce sprigionati nelle orecchie attraverso delle cuffiette.

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Verrebbe da chiedersi perché in un paese come la Finlandia, considerata una delle nazioni migliori al mondo, con tanto da offrire, dalla natura sconfinata alla ricchezza di risorse economiche che consentono il mantenimento di un elevato standard nei servizi, ci siano tante persone depresse, tristi, svogliate sul lavoro e nelle relazioni con gli altri. Forse è proprio il mantra che viene ripetuto a oltranza, quel “non stressatevi troppo perché tutto andrà bene”, alla base di tante, future, depressioni. Forse il problema è proprio la relativa mancanza di problemi, dalla quale scaturisce una reale difficoltà nell’affrontare le situazioni con la giusta determinazione. In un ambiente così protetto, e molto autoreferenziale, l’illusione di avere stabilità impedisce di esplorare il mondo circostante e diminuisce la volontà di proiettarsi nel futuro.

testo e foto di Giordano Silvetti