CONDIVIDI

No, per Disvetro, frazione di Cavezzo, nella Bassa modenese, non è servita l’aggiunta dell’alluvione, è bastato il terremoto del maggio 2012.

Da allora, Disvetro (l’etimologia della parola significa “vecchio condotto delle acque”, o anche “luogo dove le acque scorrevano”) è  praticamente abbandonato a causa della mancata ristrutturazione di quasi tutti gli edifici e della fuga degli abitanti.

Maria Grazia, la parrucchiera del paese da 32 anni, ha preferito rimanere a lavorare lì, in un container, pur di rimanere vicina alle sue affezionate clienti che a loro volta continuano a frequentarla. Fra due anni andrà in pensione e chissà se per quel periodo sarà riuscita a riavere il suo negozio.

Paolo il fornaio quando c’è scuola va con un furgone a vendere panini davanti alle scuole di Cavezzo ma intanto insegna il mestiere ai suoi nipoti perché in realtà sogna la fuga verso Londra.

Non c’è nessun’altra attività a Disvetro se non un circolo di anziani che riesce a movimentare qualche serata con i tornei di carte.
La chiesa è ormai un rudere e, dice Paolo,  “probabilmente non merita l’investimento previsto per la ristrutturazione”.

Foto di Isabella Colucci e Antonio Tomeo