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Dare agli oggetti una seconda vita potrebbe salvare il pianeta. Come? Riducendo le montagne di rifiuti nelle discariche e quindi l’inquinamento. Per farlo basta applicare le quattro erre: riciclo, riuso, riduzione e recupero, con un po’ di fantasia. C’è chi ha aperto un sito web dove barattare cose vecchie, chi trasforma abiti usati in pezzi unici e chi con la spazzatura ci fa musica.

Di Anna Ferri, Davide Lombardi, Lucia Maini, Davide Mantovani

VIDEO / LA MIA BANDA SUONA SEMPRE ACCORDATA


La Banda musicale Rullifrulli è nata nel settembre del 2010 come progetto sperimentale all’interno della Scuola di Musica “C. e G. Andreoli” di Mirandola. La scuola, da sempre attenta a tematiche sociali ed aggregative, ha un bacino d’utenza molto vasto che si estende a tutti e nove i Comuni dell’Area Nord della Provincia di Modena; la cosiddetta “bassa modenese”.

REPORTAGE/ La seconda vita degli oggetti

Tutti meritano una seconda occasione, anche gli oggetti. Se pensiamo alla loro vita come qualcosa di più lungo del nostro desiderio di possederli ci rendiamo conto di quante cose potenzialmente utili ci siano nelle nostre cantine. “Nulla si crea, nulla si distrugge: tutto si trasforma”, diceva il chimico francese Antoine-Laurent de Lavoisier e in effetti è proprio così: in quelle montagne di rifiuti che spuntano dalle discariche, come monito di un passato che non possiamo più sostenere, ci sono pezzi del nostro futuro.

Baratto, storia di un ritorno

La raccolta differenziata ci aiuta a stare in pace con noi stessi e di sicuro è un passo importante verso la riduzione dei rifiuti attraverso il riciclo, ma il vero obiettivo è quello di diminuire il numero delle cose che buttiamo via. Il vento della sostenibilità ambientale soffia in quasi tutto l’Occidente e l’Italia non è da meno. Certo, dalla teoria alla pratica il percorso è lungo ma sono tante le iniziative messe in campo, pubbliche e private, per arrivare al tanto acclamato “rifiuti zero”, uno slogan sbandierato da molte parti e che qualcuno verrebbe trasformare in una legge di iniziativa popolare. L’idea è mettere al bando inceneritori e discariche puntando tutto sulla raccolta differenziata e seguendo le quattro “R”: riciclo, riduzione, riutilizzo e recupero, che sono un po’ i Power Ranger degli ambientalisti. Possibile? Forse. La strada da fare però è molto lunga. E intanto? Anche chi non ha la capacità artistica di trasformare un copertone di bicicletta in una cintura può fare la sua parte per rendere il mondo meno inquinato.

Il baratto è considerata la forma più antica di commercio e funziona quando due parti hanno interesse nello scambiare oggetti anche se questi non hanno lo stesso valore. Una pratica che con l’arrivo della moneta è piano piano scomparsa. Centinaia di anni dopo, complice la crisi economica e una maggiore sensibilità green, il baratto è tornato alla ribalta sulla piazza, che oggi è il web. Su internet i siti di scambio di oggetti usati spuntano come funghi e funzionano piuttosto bene. Il “real consos” – affare fatto – spopola.

Vestiti usati, cd, smartphone, computer, elettrodomestici, libri, giochi per bambini, passeggini, mobili e quadri vengono fotografati e postati sui siti appositi in attesa di essere scambiati. Cosa succede però se la persona che è interessata al mio vecchio frigorifero non ha nulla da darmi in cambio? In teoria la trattativa si troverebbe a un binario morto, in pratica non è proprio così. Irina e Luca, fondatori del sito reoose.com, hanno lanciato l’idea del baratto asincrono. In poche parole, a ogni oggetto è assegnato un numero di crediti che possono essere utilizzati per fare acquisti in un secondo momento. “Il valore attribuito svincola dal concetto del denaro e serve solo per semplificare gli scambi, anche in tempi diversi”, spiega Irina Torgovitzkaja, russa trapiantata a Milano ed esperta di marketing. L’idea è arrivata dopo una disavventura con un materasso: a lei e suo marito, Luca Leoni che si occupa di comunicazione, è successo quello che capita a molti, un acquisto sbagliato. In tutti i modi hanno cercato di evitare la discarica, chiamando amici e mettendo annunci sul web. Niente. Alla fine il materasso è finito proprio su una di quelle montagne di rifiuti che potrebbero essere ancora utilizzati. Mesi dopo, durante un viaggio ad Amsterdam, ci stavano ancora pensando. Proprio passeggiando tra i canali è venuta fuori l’idea di reoose, perché – spiega Irina – “allontanarsi dalla propria quotidianità fa vedere le cose più chiaramente”. Il sito è nato nel 2011 e oggi conta circa 30mila iscritti e una cinquantina di scambi ogni giorno. Una vera e propria comunità, “un social network dove le persone si conoscono e condividono una logica di share economy, sfuggendo alle classiche forme dell’economia ma non per questo rinunciando a un guadagno”.

La decrescita è felice?

Il baratto ha possibilità infinite e potenzialità green che nemmeno riusciamo a immaginare. Un esempio è il Mercado de Trueque, nato un paio di anni fa in Brasile per insegnare il valore nascosto dei rifiuti a una popolazione non particolarmente propensa alla raccolta differenziata. Per ogni chilo di plastica, vetro, alluminio o carta sono assegnati un numero di punti verdi, una sorta di moneta che può essere scambiata con frutta e verdura biologica a km0 che l’amministrazione acquista dai coltivatori locali. Un circolo virtuoso che porta vantaggi a tutti: ai cittadini che sostanzialmente fanno la spesa gratis; ai coltivatori che fanno affari e all’amministrazione che avvia buone pratiche incentivando il riciclo. Se ci fermiamo a riflettere sul fatto che gli oggetti che non ci servono più possono aiutarci a ottenere cose che ci interessano ci rendiamo conto di come il vantaggio economico sia totale.

Su reoose.com, per esempio, non è necessario fare gli scambi sempre con beni di consumo: una vecchia tv può trasformarsi in un paio di ore di lavoro oppure in un viaggio. “Gli oggetti vecchi possono essere scambiati con il tempo”, ci racconta Irina: “Abbiamo inserito la categoria servizi dove i crediti raccolti si possono investire in lavoro, per esempio in ore di babysitting, donazioni ad associazioni oppure vacanze”. Al progetto ha aderito anche la libera Università di Alcatraz di Jacopo Fo, che accetta i crediti come scambio per i pernottamenti nello splendido eco-village vicino a Gubbio. Scegliendo di non buttare via le cose che possono essere riutilizzate, vendendole e accumulando crediti si può fare un viaggio. Il concetto di riciclo portato all’estremo. “L’obiettivo è cercare di rimettere in moto l’economia cambiando il nostro modo di spendere, cooperare e riusare”, spiegano Irina e Luca nel loro blog, che è ospitato dal sito di D di Repubblica: “L’unica cosa sensata da fare per salvare il pianeta (o meglio, per salvare noi stessi) è decrescere: comprare meno, stare più attenti alla qualità e ridurre i rifiuti”.

L’obiettivo, in sintesi, è quello di rifiutare in maniera razionale ciò che non serve, tirando così un sonoro schiaffo al consumismo. Una filosofia che sta prendendo sempre più piede e che è alla base del movimento della decrescita felice. Tra i teorici c’è Maurizio Pallante, che critica duramente un’economia (la nostra) fondata sull’aumento della produzione di merce e sull’individuo visto come consumatore: “La decrescita è la possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ri-collochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio”. Per applicare questa filosofia si devono seguire alcune semplici regole, come la sobrietà; l’auto produzione di cibo e oggetti; la riduzione del tempo dedicato al lavoro (possibile grazie alla sobrietà) e una maggiore dedizione alle relazioni; infine – e qui si torna al concetto di reoose.com – l’aumento degli scambi non mercantili fondati sul dono e la reciprocità. Allora ben venga se due chili di plastica si trasformano in quattro mele o se un vecchio divano viene scambiato con un week end in campagna.

Educare al futuro

Se per molti di noi parlare di baratto sembra strano è perché la nostra educazione è stata basata sul tirare fuori il portafogli e pagare con la moneta ciò che desideriamo possedere, senza preoccuparci troppo di tutto quello che gira intorno alla transazione. Un po’ come quando si buttavano tutti i rifiuti nello stesso contenitore, senza distinguere né riciclare. Oggi invece per i giovani la raccolta differenziata è una cosa naturale, un’abitudine. Anche scambiare oggetti usati lo può diventare. Basta partire da piccoli. Proprio per questo a Soliera, un paese in provincia di Modena, la cooperativa sociale Eorté organizza tutti i mesi un mercatino dello scambio e del baratto che ha come protagonisti i giovanissimi studenti delle scuole medie. “Un modo nuovo di concepire il valore – spiega Roberto Zanoli -. Si vedono genitori chiedere ai figli perché hanno scambiato un dvd con una matita. Per loro è assurdo. Non si rendono conto che quello che conta è la necessità di quel momento o il valore affettivo”. Affascina pensare che una macchinina o un pupazzo tornino a far sorridere un bambino invece di restare a prendere polvere sullo scaffale di una cameretta. Imparare a lasciare andare gli oggetti sfuggendo così alla cultura dell’accumulo è un esercizio prezioso che si può iniziare a praticare già nell’infanzia. La sperimentazione del baratto serve anche per creare relazioni e cercare di coinvolgere più persone possibili in questa pratica, partendo dai genitori che accompagnano i figli. “Questo mercato e altri di cose usate sono molto frequentati”, continua Zanoli. “Ci vanno tutti, dagli italiani agli immigrati”.

Viaggiando tra mercatini e web ci si rende conto che sono gli abiti i più presenti. Vittime della volubilità delle mode vengono acquistati, usati per un periodo limitato per poi finire nella parte dell’armadio più profonda e buia. Giusto per avere un’idea del potenziale volume di affari, in Europa ogni cittadino consuma in media 10 kg di abbigliamento all’anno, di questi circa 7 kg finiscono nei rifiuti. Per chi decide di fare pulizia e riempire qualche borsa di capi usati si apre un vero e proprio universo: si possono donare alle persone più bisognose attraverso associazioni o parrocchie; portare nei negozi vintage; regalare ai charity shop; venderli nei mercatini oppure sul web. La cooperativa Aorté, per esempio, gestisce un social shopping a Carpi – un esempio tra tanti – dove si tengono in conto vendita vestiti firmati e chiaramente usati. “Arrivano le signore con le valige piene – racconta Roberto Zanoli – e noi selezioniamo quelli di una certa qualità da rivendere. Un modo per creare posti di lavoro e offrire capi belli a prezzi accessibili”. Altro discorso, invece, sono i charity shop, dove i vestiti o accessori vengono donati e poi rivenduti per raccogliere fondi per le associazioni di volontariato. Ce ne sono alcuni dove bravissime sarte lavorano sui vestiti rendendo più attuali i modelli e creando veri e propri pezzi unici. Non è raro vedere signore benestanti aggirarsi per questi negozi a caccia di affari o idee nuove per il proprio guardaroba. Il riuso o riciclo dei vestiti è una tendenza talmente assodata che anche una grande catena internazionale come H&M invita i propri clienti a portare i vestiti vecchi in negozio in cambio di un buono sconto. Al grido di “la moda non merita di finire nei rifiuti” si raccolgono e trasformano i vecchi vestiti in altro: i più nuovi saranno rivenduti come abiti di seconda mano, altri si trasformeranno in stracci o fibre tessili e infine quelli inutilizzabili diventeranno energia. A vederla così sembra quasi di parlare della samsara, il ciclo di reincarnazioni caro ad alcune religioni, come l’induismo. La seconda vita degli oggetti può prendere forme misteriose e a volte vagamente spirituali.

Anna Ferri

FOTO / L’apparenza e la sostanza

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Noi siamo quello che mangiamo, diceva il filosofo Feuerbach, e con giusta ragione, ma di certo ai suoi tempi non esistevano ancora le efficaci tecniche di vendita odierne, né gli inceneritori, che estendono il concetto al nostro involontario riassorbimento dei rifiuti che produciamo. VAI ALLA GALLERY