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di Anna Ferri

Il Cavalier Ercole Toni è un eroe senza mantello che gira per le strade della città cancellando le scritte sui muri. Tutte le offese, le poesie, le dichiarazioni d’amore o i disegni fatti spariscono dietro un riquadro colorato di una sfumatura molto simile al resto della parete che li circonda. Gira armato di pennello e colore, che tiene in due stanze che danno sulla strada in pieno centro a Modena e che sono piene di piramidi di bidoni di tintura e vernice dove qualcuno ha scritto a mano, con un pennarello indelebile, il nome di una via o di un palazzo. In quelle due stanze ci sono tutti i colori della città.

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Seduto alla sua scrivania il Cavalier Ercole Toni sfoglia album di foto di scritte cancellate: un vero e proprio archivio di scatti fatti da lui e dagli altri volontari dell’associazione Vivere Sicuri prima di prendere il pennello e passarci sopra il colore. Perché, ci spiega Ercole, “la scritta dà il senso di degrado e insicurezza e per questo noi le togliamo”. Tutte? “Tutte. Risparmiamo i murales artistici, anche se a quello di Blu abbiamo fatto mettere le mutande. Per esempio, una sera ho trovato un giovane con una bomboletta in mano nel sottopasso di via Divisione Acqui e gli ho chiesto che cosa stava facendo. Lui mi ha risposto che era morto il suo cane e che voleva fare un disegno per ricordarlo. Io rispetto molto gli animali. Così ho detto: vediamo ma se non mi piace lo cancello. Più tardi sono tornato, non era un’eleganza ma neanche brutto. L’ho lasciato lì”.

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Ercole Toni ha 71 anni, è un uomo alto e ben piazzato con lo sguardo che brilla. Si ricorda ancora la prima scritta che ha cancellato: era il 1997 e l’allora sindaco di sinistra Giuliano Barbolini chiamò la sua associazione per cancellare un’offesa contro il presidente Pertini comparsa nella zona del mercato bestiame. Si trovarono là davanti e fu proprio il sindaco a dare la prima pennellata di un bel rosso brillante. Da allora Ercole Toni è diventato il simbolo delle scritte cancellate, un lavoro che gli è valso il titolo di Cavaliere al merito della Repubblica: “Il prefetto mi disse che facevo un lavoro utile e unico in Italia”.

Nello stesso anno gli consegnarono anche il premio La Bonissima, lui era in consiglio comunale in quota centro sinistra ma il suo nome venne fatto dal rappresentate di un altro partito. “La sicurezza non è né di destra né di sinistra – spiega – Mi hanno sempre chiamato tutti perché sapevano che io non cancellavo solo le scritte di destra perché sono di sinistra. Le cancello tutte. Perché una città senza scritte è più bella. Gli unici che non mi hanno mai capito sono gli anarchici. Anni fa ho dovuto togliere scritte offensive nei miei confronti e ho ricevuto anche minacce”.

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Cancellare una scritta non è semplicissimo. Bisogna valutare la dimensione, trovare il colore giusto e disegnare un rettangolo sul muro. A questo servono i bidoni di colore che gelosamente vengono conservati in quelle due stanze nel pieno centro di Modena. Ogni palazzo, muro, portico ha la sua particolare tonalità e negli anni sono state tutte archiviate. Poi c’è una cesta con tanti tubi di colore che servono per scurire o schiarire. Quando si trova la tonalità giusta si scrive il nome sul bidoncino e si conserva per la volta successiva. Anche se dopo qualche mese è tutto da rifare, perché il colore si secca ed è inutilizzabile.

Il problema è che ora in molti scrivono sul marmo, che da pulire è molto costoso perché non si può spennellare. Alla fine degli anni Novanta trovarono una scritta di due metri per tre sul cotto che diceva Scricciolo torna da me. Per pulirla spesero 480mila lire. Poi c’è anche chi si vendica della cancellatura facendo un rigo di vernice, come quelli che si fanno con le chiavi sulle auto. Ercole con un tono carico di sdegno lo definisce “puro vandalismo”.

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L’avvento dei social network, muro virtuale dove urlare le proprie idee ed emozioni senza rischiare multe o (quasi mai) denunce, non ha sostituito la necessità di scrivere sui muri veri, quelli di mattoni. Ercole Toni ci racconta che negli ultimi vent’anni le scritte sono aumentate, anche se con temi diversi. Ci sono stati gli anni della politica e delle citazioni, mentre oggi quelli che vanno per la maggiore sono i firmaioli. Li chiama proprio così. Sono quelli che mettono la propria firma – o tag – sui muri delle città per segnare il proprio passaggio, per dire “sono stato qui”. Un po’ come Jean Michel Basquiat con il suo Samo solo che loro sono tantissimi e con molto meno stile.

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In vent’anni di scritte, il Cavalier Toni ne ha viste letteralmente di tutti i colori. Anni fa c’era una “Sonia ladra” ripetute all’infinito dal centro fino a fuori città: “Sono arrivato a San Donino per cancellarla. Ho pensato si trattasse di un fidanzato lasciato o di una donna tradita”. Un’altra volta ne ha trovata una con numero di telefono e lista delle prestazioni sessuali nelle zone frequentate dalle prostitute. Poi ci sono i bestemmiatori e i satanisti: “Una volta qualcuno ha rubato in un cimitero tutti i lumini e li ha portati in un punto con disegnati simboli strani. Li abbiamo cancellati tutti”. Il Cavalier Ercole Toni rimette a posto gli album di foto sul mobile semi nascosto dai barattoli di colore e dice che adesso le date sulle immagini le mettono a mano perché nessuno le stampa più come una volta, quando comparivano nell’angolino in basso a destra ed era più facile archiviarle. Era il tempo in cui sui muri non si vedevano i firmaioli ma scritte come “W il (nuovo) PCI”. Il pennello non ha risparmiato neanche loro ma almeno a Ercole strappavano un sorriso.

Tutte le foto sono dell’archivio dell’Associazione Vivere sicuri.