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Per molto tempo si è pensato che la parola cadavere venisse da un acronimo latino: ca.da.ver, ovvero “caro data vermibus”, carne data ai vermi. Oggi questa etimologia è considerata falsa e si pensa che la parola derivi dal latino cadaver, ovvero “esser caduto definitivamente”.

Quale che sia l’origine di cadavere, è certo che si tratta di una parola che tendiamo a non usare, preferendo tutti i possibili sinonimi, salma, resti, spoglie, corpo esanime. Come se l’utilizzo di altri termini meno crudi allontanasse quella spaventosa realtà legata alla parola cadavere: la morte, il corpo senza vita che ha definitivamente cessato le proprie funzioni biologiche.

Evitiamo la parola perché evitiamo l’idea. Vogliamo tenerla lontana da noi, dai nostri amici, dai nostri parenti, e allora la teniamo lontana dai nostri discorsi, dalle nostre società, come se in questo modo la cosa non ci dovesse riguardare.

Di questo, e anche di altro, si parlerà lunedì 14 luglio su Converso.

Aggiornamento: qui il reportage completo.

(Martino Pinna)