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Chi mai direbbe che qualcosa che si chiama “Pole dance”, lontana cugina della “Lap”, possa essere uno sport da uomini? Eppure la variante maschile della Pole, disciplina che abbiamo raccontato nel reportage “Il ballo del nuovo femminismo“, è ancora più impegnativa dal punto di vista atletico di quanto già lo sia – e lo è parecchio – per le donne. E i maschi che la praticano assomigliano decisamente più a Yuri Chechi che a Dita Von Teese. Eppure, per quanto faticosa come attività, si può praticarla a qualsiasi età con sicuri benefici per il fisico e per la sua salute. Almeno così assicurano Valerio Mei e Michelangelo Gatto, due degli allievi della scuola modenese di Pole.  Per testare la veridicità di una simile affermazione, abbiamo fatto provare a uno dei giornalisti di Converso, non proprio di primissimo pelo, l’esperienza della “danza intorno al palo”. Con risultati solo parzialmente apprezzabili.