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Forse definirlo “elegante” è una leggera forzatura per un animale che ama grufolare in dieci centimetri di fango e pure sguazzarci dentro (per coprirsi di una patina a difesa dei parassiti), ma – lo sapevate? – il cinghiale è uno degli animali più intelligenti che ci siano. Anche più del cane. Sì, proprio lui: quel porcellone che può raggiungere anche i 180 cm di lunghezza e il peso di un quintale. Un animale che conosciamo al massimo come carne di cacciagione o per i danni che può  provocare alle colture, ma del quale il compianto etologo e scrittore Giorgio Celli diceva: «Maiali e cinghiali sono straordinariamente intelligenti – dichiarava in un’intervista – sono animali capaci di grandi relazioni sociali. Con l’uomo, ma anche fra loro. E fra esemplari dello stesso sesso. Sì: esistono maiali gay…». Che probabilmente, contrariamente a quanto accade per noi umani che siamo ancora qui a discutere se l’omosessualità sia o meno “secondo natura”, nemmeno crea problemi alla loro comunità.

Insomma, per dirla alla Piero Milani – coordinatore dei volontari del Centro Fauna Selvatica “Il Pettirosso” di Modena che fa da Pronto Soccorso e clinica a centinaia di animali selvatici feriti, vittime di incidenti stradali o semplicemente in difficoltà –  è tutta una questione di conoscenza. Perché, banalmente, “abbiamo paura di ciò che non conosciamo”. Vale per il nostro rapporto con gli animali, quelli selvaggi in particolare – come ha dimostrato il caso (ormai consegnato all’oblio dopo il polverone di media e social network) dell’orsa Daniza che abbiamo analizzato nel reportage “Voci dalla foresta oscura” – ma anche nel rapporto tra noi esseri umani. Tra culture, religioni e nazionalità differenti.

Che poi, a voler conoscere davvero, si ribaltano facilmente alcuni luoghi comuni: