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Gli immigrati ci rubano il lavoro? Secondo l’Ocse, organizzazione internazionale per lo sviluppo economico, non è vero. Secondo i dati presentati nel rapporto quelli che arrivano in Italia sono lavoratori poco qualificati e che si offrono quindi per lavori che i cittadini normalmente rifiutano e di cui quindi si necessita di mano d’opera.

Un esempio su tutti è quello delle badanti: con l’invecchiamento della popolazione le famiglie hanno bisogno di sostegno e, visto che l’assistenza sanitaria o gli aiuti statali non bastano a coprire la necessità, si ricorre a donne immigrate e, inutile negarlo, sottopagate, che assistano anziani, malati e spesso anche disabili.

In linea generale, comunque, gli immigrati sono pagati meno degli italiani e quindi convengono di più. I dati fanno riferimento al 2013 e sembrano ignorare la crisi economica e l’inversione di tendenza che oggi vede anche italiani accettare i lavori cosiddetti più umili e anche una busta paga ridotta. Secondo un’indagine di Coldiretti/Ixé un giovane su quattro accetterebbe un impiego in un call center o un posto da operatore ecologico pur di superare la dipendenza economica dalla famiglia: un trentenne su due, infatti, vive ancora con i genitori e riceve una paghetta.

Quello del lavoro però, sempre secondo l’Ocse, non è l’unico mito da sfatare: perché se è vero che l’Italia è il paese con il più alto flusso migratorio è altrettanto vero che i fondi per gli aiuti arrivano, ma noi non li gestiamo al meglio. Una cosa vera però c’è: sono i Comuni a pagare il prezzo più alto, sia in termini economici che organizzativi. Uno dei costi maggiori è quello dell’accoglienza dei minori non accompagnati, e proprio su questo l’Anci – associazione nazionale dei comuni italiani – chiede al Governo lo stanziamento di maggiori risorse.

Questa però non è l’unica richiesta fatta, e nella conferenza Stato – Regioni si è arrivati alla progettazione di un modello di accoglienza che non si basi sull’emergenza ma su una rete di solidarietà. Le linee guida da seguire sono quelle dello Sprar – sistema per richiedenti asilo e rifugiati – che si occupa anche di chi scappa da un paese dove l’omosessualità è reato (qui ne abbiamo parlato su Converso) e che da tutti viene considerata un’esperienza di eccellenza per l’integrazione e la coesione sociale.

(Anna Ferri)

Copertina di Isabella Colucci