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di Luca Cremonini

Prima che la Apple s’inventasse l’IPhone, Christian si era destreggiato tra una marea di Nokia, Samsung ed Eriksson senza conoscere mai il vero amore. Poi l’epifania. Il primo iPhone nel 2007, acquistato per 500 euro a Bologna da un ragazzo che ne aveva importati cinque dagli Stati Uniti. Da lì in poi la conversione ad uno dei culti più importanti dell’Era Globale. E oggi non rinuncerebbe per nessun motivo a mordere il suo pezzo di mela.

A dire il vero Christian era già da tempo un soggetto a rischio: esperto in materia per aver lavorato 10 anni nella telefonia, possessore di un iMac G3 (quelli colorati) e di un portatile pre MacBookDa. Ma la vera conversione al culto Apple, con tanto di mela tatuata sul braccio a riprova di una fede indistruttibile, avviene grazie a quel primo lontano IPhone: “Pian piano ho cominciato a comprare il MacBook Pro, il MacBook Air, l’iMac fisso, cambiato di recente anche se non ce n’era effettiva necessità. Mi trovo molto bene con i sistemi operativi della Apple, mi piace provarli e cambiarli quando escono quelli nuovi: ho appena installato Yosemite, il nuovo sistema operativo lanciato da Apple, e sono molto soddisfatto” racconta parlando di quello che lui definisce “il suo hobby”.

Il brand Apple per molti oggi, prima che un prodotto, è una religione. I suoi adepti vengono definiti “fanboys”. L’azienda di Cupertino li fidelizza con ogni mezzo. E loro amano farsi riconoscere mettendo in bella mostra i prodotti e il simbolo, la mela morsicata che attaccano come adesivo sulle loro macchine, zainetti, borse. Hanno la loro liturgia, scandita dalle messe, che si chiamano presentazioni (dei nuovi prodotti), e dalle processioni (le file per accaparrarseli al Day One, il giorno del lancio di un nuovo prodotto), nonché i loro leader spirituali monocratici, che si susseguono per diritto di successione, prima la leggenda Steve Jobs ed ora Tim Cook. Come ogni fede, il culto Apple non è razionalmente comprensibile e giustificabile. Chi non vi appartiene non è in grado di capire dall’esterno quale sia la ragione intima che spinge gli adepti ad aderirvi. Occorre un insider.

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Christian gli iPhone li ha avuti tutti, dal primo all’ultimo. Del modello di ultima generazione ha comprato il 6 al Day One, in Francia, perché il Plus non era disponibile, e l’ha venduto dopo due settimane, comprando il Plus color oro che era il suo vero oggetto del desiderio. Nella sua personale collezione di oggettistica sacra, chiaramente non mancano gli iPad, anche se – confessa – il trasporto è minore: “I primi li ho avuti tutti, però mi sono fermato al secondo iPad mini. Mi ci trovo meglio. È più gestibile, più facile da portare in giro. Non lo uso quasi mai, al 90% uso il fisso oppure il telefono. Ma mi dà sicurezza sapere che comunque c’è, e a volte fa comodo, come per le chiamate con Skype”.

L’attaccamento e l’apprezzamento per Apple non nascono da esigenze professionali, “non faccio grafica né montaggi video. Soprattutto navigo in Internet, qualche gioco, foto, essenzialmente i social e la messaggistica istantanea, Skygo ed Instagram. Ho fatto una sola volta il jailbreak – l’installazione su iPhone di applicazioni e pacchetti alternativi a quelli ufficiali dell’App Store – ma preferisco evitare per non avere problemi con la garanzia”.

Da cosa nasce dunque questa passione? Cosa spinge ad acquistare sempre l’ultimo prodotto sul mercato? Dov’è si alimenta il sacro fuoco? “Seguo due o tre siti specializzati – ci racconta – in particolare iPhone Italia, iSpazio e Tech Fanpage. Lì ti fanno gli unboxing, cioè ti fanno vedere il telefono nei minimi dettagli, e allora insomma, ti viene voglia di comprarlo! Poi a me se una cosa piace… Cioè, o che mi piace, o che non mi piace, non ho una via di mezzo. Se la voglio, la prendo subito, se non mi piace, non la comprerò mai. E quindi se una cosa mi piace e me la posso permettere, la compro. Punto”.

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Christian non subisce solamente il fascino di Apple ma contribuisce ad alimentarlo. “Ho scritto piccole recensioni su un blog di miei amici di Milano, AnteprimaiPhone, e alcuni articoli tecnici a livello di hardware e di software in occasione dell’uscita del 5s e del 6. Niente di che, non ne faccio una professione. Inoltre ho provato a farmi assumere come Genius in un Apple store, ne avrei le competenze conoscendo tutti i prodotti: ho avanzato la mia candidatura sul sito ma non mi hanno mai degnato di una risposta, credo che anche lì servano conoscenze ed agganci”.

Purtroppo anche ai fan più convinti può capitare una battuta d’arresto, un dubbio, la necessità di un momento di riflessione, o ancora peggio di coltivare la serpe in seno. La sorella dopo aver avuto un iPhone ha voluto passare a Samsung. Da non credersi: “le avevo detto, comprane un altro!, visto che si era trovata bene anche lei con Apple, ma niente. D’altronde ognuno è libero di fare quello che vuole” concede.

Però poi precisa: “Oddio, anche io ho avuto il Galaxy S5, sempre però insieme all’iPhone, perché volevo metterli a confronto: dopo una settimana l’ho venduto, non era proprio cosa, non mi ci trovavo. In generale se dovessi prendere un computer con Windows 8, o anche un Lumia, sono talmente abituato con i dispositivi della Apple che saprei usarli ma mi troverei comunque male”.

Christian oggi ha 38 anni e vive ancora a Modena con i propri genitori, non per scelta ma per necessità essendo al momento disoccupato. “In molti si chiedono come faccio a permettermi tutto questo senza lavorare. Faccio tutti i miei calcoli ma, soprattutto, bisogna saper vendere. Io il prezzo non lo metto mai, mi chiamano e ci accordiamo. Rivendo sempre prima di comprare e ogni volta ci metto una differenza minima, ho sempre speso poco a parte l’investimento iniziale di 500 euro. Si sa che gli iPhone non svalutano mai rispetto a quello che può essere un Samsung. Anche l’iMac di 5 anni fa l’ho venduto a 750 euro e l’avevo comprato a 1099, mentre l’S5, oggi costa già 200 euro in meno, per dire. Quando metto qualcosa in vendita chiedo cifre elevate ma riesco sempre a concludere. Tengo tutto perfettamente, vendo un prodotto integro che non si svaluta. Metto sempre pellicola e cover, non ci sono mai graffi o segni, e tutta la gente a cui ho venduto non si è mai lamentata o ha avuto problemi. Per questo ultimo 6 Plus ad esempio ho preso una pellicola da 19 euro per evitare impronte e segni. A me piace vendere l’usato trattato in modo impeccabile, dalla scatola alla fattura. Nel primo IPhone 6 ci avevo messo dentro pochissima roba, perché sapevo benissimo che non l’avrei tenuto, e infatti l’ho rivenduto dopo meno di due settimane”.

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Christian ha partecipato anche ai pellegrinaggi, ha fatto cioè due Day One, uno a Nizza per il 5s e uno ad Aix-en-Provence, quest’anno. “In entrambe le occasioni sono andato via con degli amici di Milano. Si portano dietro altri ragazzi, cui pagano le spese del viaggio, i pasti, e danno loro un po’ di soldi. Ognuno poi compra due telefoni, che è il massimo consentito, e li rivendono in Italia con il ricarico. Io ne ho presi uno per me e uno per loro, in cambio non mi hanno fatto pagare il costo della benzina per andare in Francia. So che li hanno acquistati per Belen e per alcuni giocatori dell’Inter, ma sinceramente non so a quanto glieli rivendano”.

“Il bello di queste occasioni è che fai la fila tutti insieme, conosci nuova gente. Quest’anno, ad Aix-en-Provence, siamo andati 2 giorni prima, partiti da Milano in 25. La prima notte non hanno lasciato mettere i sacchi a pelo, e abbiamo dormito in macchina. La notte prima dell’apertura invece ci hanno fatto disporre i sacchi, hanno allestito le transenne ed oscurato le vetrine. Io ho lasciato il mio sacco come segnaposto, ma eravamo comunque i primi 25 della fila. Da quest’anno poi si possono fare le prenotazioni online, perciò ci hanno diviso in due file: a sinistra quelli senza prenotazione, a destra quelli con prenotazione ed orario di entrata, tra cui noi. In effetti avrei potuto presentarmi il giorno stesso… diciamo che mi sono fatto tre giorni di vacanza!”.

“Durante il giorno abbiamo visitato la città, che è molto cara; per lavarci utilizzavamo i bagni dei locali. Siamo andati ad Aix-en-Provence perché ci avevano avvertito che al Cap 3000 di Nizza, il centro commerciale dove siamo andati l’anno scorso, ci sarebbe stata molta gente, quindi molto casino e meno telefoni. Invece il centro commerciale di Aix non lo conoscono in tanti, è solo 60 km dopo Nizza, e insomma ci è andata bene. Quelli senza numero hanno cominciato ad arrivare alle 4 o 5 del mattino del giorno dell’apertura”.

“A Nizza invece sono stato due giorni. Siamo arrivati alle 14 e c’erano già 70 persone davanti a noi. Il giorno dell’uscita eravamo in 700, e sono riusciti a servire solamente 120/130 persone. A noi è andata bene, siamo arrivati a pelo; quelli più indietro cercavano di comprare il cartellino di chi aveva diritto al telefono per la posizione in fila. Veniva venduto a 300 euro, da aggiungere ai 749 del telefono. Chi poteva permetterselo lo comprava, gli altri si incavolavano e tornavano a casa. Posso dire che è stata una bella avventura, la cosa più brutta è la stanchezza con la quale torni a casa. Credo che non farò più dei Day One, ho fatto un’esperienza che mi mancava, addirittura due volte, ora basta”.

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Trecento euro e ore di fila per poter avere prima degli altri qualcosa che esce due settimane dopo ovunque: questa è la fede. Fede che ha anche dei corollari e delle appendici, o meglio dei sotto-brand. Ad esempio Christian non ama i videogiochi, e in casa ha una sola console, la Wii, con la quale gioca molto poco, e solo per sfogarsi. Ma ha altri oggetti tecnologici, che solo all’apparenza non sono della Apple. “Ho un mini drone; anche questo l’ho visto su alcuni siti, mi è piaciuto e l’ho preso. È della Parrot, lo vendono sul sito ufficiale della Apple, come le cuffie Beats. Di queste ne ho cambiate tre paia in poco tempo, pagandone solo uno grazie al diritto di riconsegna. Le avevo blu e wireless, poi finalmente ho trovato queste che mi soddisfano a pieno: hanno il cavo ma suonano meglio e sono color oro, lo stesso del mio iPhone.”

L’appartenenza non è acritica e cieca, non è per sempre, lascia spazio a riflessioni e possibili cambiamenti, o conversioni. “Sinceramente, se dovessi partire da zero, senza avere alcunché da vendere, non spenderei 1000 euro per il 6 plus, ma forse nemmeno per i precedenti. Sto andando avanti perché posso farlo aggiungendo solo un minimo margine. I prossimi telefoni non so ancora se li prenderò, mi devono piacere; io guardo soprattutto l’estetica. Se mi piace lo prendo, se non mi piace… Ma devo ammettere che finora mi sono piaciuti tutti! Ad esempio l’Apple Watch non credo che lo utilizzerei, e costa 380 euro”. Sicuro? “Sicuro no! Quando vedo qualcosa e dico che è bello i miei amici sanno già che dopo 2 o 3 giorni la compro. Una cosa se mi piace la prendo, e non aspetto a prenderla. Prima di farlo ho 24/48 ore nelle quali ne calcolo la fattibilità.”

Secca dirlo, ma esiste una vita al di fuori della Apple, con la quale bisogna fare i conti, anche se meschina e troppo materiale. E quella di Christian non è facile. “Ho lavorato alla Tim, alla Vodafone e alla Wind, nei loro punti vendita. Mi trovavo bene. Ero arrivato ad essere il responsabile del centro Wind in viale Storchi a Modena, e quello è stato il mio ultimo lavoro. Poi hanno chiuso il negozio perché non ci stavano più dentro con le spese. È stato il 22 dicembre 2011, mi hanno fatto un bel regalo di Natale in anticipo! La Wind non mi ha riciclato, Tim e Vodafone non mi hanno più richiamato nonostante l’esperienza, e ora sono iscritto all’ufficio di collocamento e aspetto una qualche chiamata.”

“Se trovassi un lavoro potrei finalmente tornare a viaggiare, la mia più grande passione. È dal 2008 che non faccio un viaggio. L’ultimo è stato in Polinesia. Ho visto su YouTube persone che viaggiano per mesi, e si mantengono con i click dei loro filmati. Potrebbe essere un’idea, mi piacerebbe diventare uno Youtuber”.

Luca Cremonini

  • http://www.matteorinaldi.com matteo r

    Bel pezzo, conversanti. Ma foto e video ci sono (e non le so trovare) oppure solo scrittura, stavolta?

  • redazione

    No, Matteo, niente video e foto. Questo articolo fa parte della sezione quotidiana, non di quella dei reportage che invece sono completi.