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di Davide Lombardi

Il paragone più semplice che gli viene in mente per aiutarmi a capire il demone che lo abita è quello col dottor Jekyll e Mr Hyde. “L’uomo non è veracemente uno, ma veracemente due”. E’ nella nostra natura e punto, non ci sono grandi spiegazioni. E’ così che Riccardo, timido, impacciato, faccia da bravo ragazzo della porta accanto e una dolcezza disarmante mentre racconta di sé e del suo “lato oscuro”, si trasforma in Abraxas, il fachiro che durante gli spettacoli si infila la punta di un trapano acceso nel naso, si appende al soffitto con dei ganci da macellaio conficcati nella schiena o nelle ginocchia, spegne una fiamma ossidrica infilandosela in bocca.

Un nome d’arte, Abraxas, non proprio qualsiasi: per gli gnostici, un dio che incarna insieme il pensiero del bene e del male, per i cristiani uno dei tanti nomi del demonio dopo che i Basilidiani, eretici attivi almeno fino al IV secolo d.C., identificarono in lui il dio supremo. “Non so perché ho scelto di chiamarmi così – assicura – probabilmente è Abraxas che ha deciso per me”. Ma il lato misterico di certe esperimenti estremi, per lui finisce qui, quasi che Riccardo-Yin si rifiuti di scandagliare nel profondo i segreti di Abraxas-Yang: “quel che faccio è solo uno show – assicura – nient’altro che uno spettacolo per il pubblico, anche se non ci sono trucchi e tutto quello che propongo è possibile grazie a conoscenze minime di fisica e anatomia che ho appreso da autodidatta leggendo in Internet articoli sulle varie pratiche dei fachiri”.

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I suoi riferimenti non sono le Danza sacra del sole degli indiani d’America (ricordate uno dei più famosi film western di tutti i tempi, “L’uomo chiamato Cavallo”?) o le pratiche ascetiche dei dervisci e dei fachiri indù, ma i Freak Show, gli spettacoli in cui venivano esibite ogni genere di bizzarie biologiche – fenomeni da baraccone come donne barbute, nani, gemelli siamesi, persone affette da malattie deturpanti come the elephant man – in voga soprattutto negli Stati Uniti a cavallo tra Ottocento e Novecento e celebrati dal capolavoro del 1932 “Freaks” di Tod Browning.

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“Da bambino, a Spilamberto, cittadina della provincia modenese, abitavo proprio sopra il piazzale destinato ai circhi che arrivavano in città. I miei mi ci portavano sempre, fin da piccolissimo. A parte forse i clown, non c’era qualcosa in particolare, ma mi affascinava proprio tutto l’insieme: l’odore, le luci, i colori. Un sogno. Tutto è nato da lì. Poi ho scoperto i Sideshow, le esibizioni ai margini dei circhi che, in origine, consistevano in acrobazie o imprese assurdamente pericolose, o dolorose, per impressionare il pubblico. Ho sempre avuto fascinazione per il bizzarro e l’inusuale. Non c’è spiegazione, mi piace e basta. Se sono autolesionista? No, per niente. Mi piace sfidarmi non perché goda nel provare dolore, ma per vedere fino a che punto posso resistere, per misurare i miei limiti. Su un letto di chiodi o appeso a un soffitto. Non mi creo lesioni permanenti, anche se qualche cicatrice sulla lingua a causa dei miei esperimenti con la fiamma ossidrica o sul petto e la schiena per il body suspension, ce l’ho. Ma niente di che. Avrei voluto nascere da una famiglia circense, anche se della mia non mi posso proprio lamentare. I miei non vengono a vedere le mie esibizioni. Però tutte le attrezzature che uso – il letto a otto chiodi da una ventina di centimetri, o quello da 400 (più corti) o il cannone per spararmi una patata nel ventre – le ha realizzate quasi tutte mio padre”.

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I primi tentativi di Riccardo, che oggi ha ventisette anni, sono di cinque anni fa, nel 2009: “E’ stato allora che ho fatto la mia prima sospensione di prova. Mi sono appeso al soffitto per qualche minuto. In realtà si prova un po’ di dolore quando il tuo assistente, nel mio caso un amico esperto di piercing, ti infila sotto la pelle i ganci da 3 o 4 millimetri, a seconda della quantità che aghi che uno si infila per appendersi. Generalmente uso due aghi nelle scapole o uno più grosso in mezzo alla schiena. Una volta che sono appeso, dolore non ne sento. Nemmeno dondolando. Si impara a conoscere questa sensazione forte, traumatica per il corpo, controllando la sofferenza, ad esempio attraverso la respirazione. Posso stare appeso pochi minuti o anche per mezz’ora. Cosa penso mentre sono appeso? Boh, niente, agli affari miei. Sono serenissimo, mi diverto perché si diverte il pubblico. A volte chiacchiero con chi mi sta vicino. Non provo sensazioni mistiche, è uno spettacolo e basta. So che non per tutti è così. La body suspension è una pratica mistica per qualcuno, per altri una forma di body art. C’è chi, quando è su, vive di tutto, ha delle visioni. Ho un’amica che dice di aver avuto un orgasmo durante una sospensione. Se vogliamo, l’unica alterazione che percepisco chiaramente è la temperatura: non sento né caldo né freddo. E’ talmente tanta l’adrenalina in circolo che il corpo non sente niente a parte quello che sto facendo in quel momento”.

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Dopo le prime sperimentazioni fatte in casa arriva anche, quasi subito, il primo spettacolo a un congresso di prestigiatori, accompagnato da quello che Riccardo chiama ‘l’imbonitore’, il partner che come nei Sideshow di un tempo chiama a raccolta il pubblico intorno all’attrazione. In quel caso, una sospensione e una performance di Bile Beerman, un tubo di 75 centimetri infilato dal naso nello stomaco. “Roba inventata negli anni ’90 – spiega – l’imbonitore versa nel tubo della birra che arriva allo stomaco e poi la risucchia di nuovo. Poi cerca qualche volontario tra il pubblico che voglia gustarsi la birra arricchita dai miei succhi gastrici. Se abbiamo trovato qualcuno che volesse provarla? Sì, di volontari ce n’erano, ma non gliel’abbiamo data da bere”. Oggi Riccardo fa ancora un lavoro normale, il magazziniere, ma il suo sogno è quello di vivere della sua arte di fachiro: “In realtà nei vari spettacoli in giro per locali, feste di paese, discoteche, guadagno abbastanza bene ma non ancora a sufficienza. Il mio sogno comunque è lavorare in un circo, adesso ho un contatto importante. Vediamo se va tutto come voglio”.

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Nell’attesa, Riccardo cerca di arricchire sempre di più la varietà della propria proposta. Attualmente la sua offerta comprende il cosiddetto blockhead, infilarsi oggetti appuntiti come chiodi o la punta del trapano nel naso (“le prime volte, per imparare sfruttando l’anatomia del corpo umano in quel punto, ho usato dei cotton fioc”), la body suspension, spegnere una fiamma ossidrica con la lingua, far scattare una tagliola sulla mano e una trappola per topi sulla lingua, gettarsi addosso un secchio di azoto liquido (versato sulla testa col pericolo di ustioni immediate a causa della temperatura, meno 195°). Questo il pacchetto attuale. “Per il futuro, mi propongo di imparare a appoggiare una mano sul metallo rovente”. Tutta roba, insiste, che non richiede trucchi, ma solo la conoscenza di leggi fisiche. Nel caso dell’azoto liquido ad esempio, cita l’effetto Leidenfrost, il fenomeno per il quale quando un liquido entra in contatto con una massa con una temperatura significativamente più alta, produce un vapore isolante. Il che evita le ustioni di cui sopra. Anche se a Riccardo, durante un tentativo, si è congelata la maglietta e toglierla poi è stato un problema.

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“ Tutto quello che faccio – dice – l’ho visto fare prima da altri. E se lo fa uno che non ha superpoteri lo posso fare anch’io, questo è il mio approccio. Però mi piacerebbe un giorno inventare qualcosa di solo mio. Oppure, al limite, anche entrare nel Guinness dei primati, che so, col maggior numero di trappole per topi fatte scattare sulla lingua in un minuto, record esistenti che mi piacerebbe sfidare. Nella mia attività non mi ispiro ad artisti, penso a Marina Abramovic per la body art, ma a fenomeni da baraccone. Con Erik Sprague, conosciuto come l’uomo lucertola per la sua passione per i tatuaggi e la body modification, ci ho lavorato insieme per quattro giorni. È fantastico. È un nerd che ti sorprende per la semplicità e la disponibilità. La sua è stata indubbiamente una scelta molto forte. Io ero affascinato da lui, non schifato, nonostante la sua trasformazione totale. Che ci posso fare? I fenomeni da baraccone mi piacciono, non so perché. Mi piace proporre queste forme di spettacolo perché piace guardarle a me per primo. Prendi un canale come Real Time. 24 ore su 24 dove vengono proposte malattie imbarazzanti, amore tra nani, mostri vari, ossessioni di ogni genere. Roba da freak. La gente, quasi tutta, è incuriosita da queste cose. Magari si copre gli occhi ma sbircia tra le dita”.

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“Se mi sento anch’io un fenomeno da circo anch’io? No, non direi, non penso di voler superare un certo limite e lasciare che Riccardo diventi in tutto e per tutto Abraxas. Anche se ne sono parecchio affascinato da questo continuo confronto coi miei limiti. Di tatuaggi ne ho parecchi e mi piacerebbe farmeli anche sulla faccia, ma capisco che dopo potrebbero essere un problema, per trovare un lavoro “normale” nel caso ne avessi bisogno. Forse se non avessi la mia ragazza, i miei genitori, insomma le persone che mi sono più vicine, mi lascerei andare e sperimenterei ancora di più. Andrei oltre. Ma per ora mi fermo a quello che faccio. In futuro, non so”.

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Anche il corpo di Riccardo, oggetto delle sue sperimentazioni, ha però il suo tallone d’Achille. Anzi due: il collo e l’incavo delle braccia. Quelli non si toccano. “E’ una specie di fobia – spiega – ho grossi problemi a farmi tatuaggi sul collo o prelievi di sangue dalle braccia. Per superare i blocchi rispetto a queste zone intoccabili, mi sono fatto aiutare da un counselor, un professionista nella relazione d’aiuto. Infine ho capito che avevo bisogno di forzarmi per superare questi limiti. Così ho provato a prelevarmi del sangue da solo, farlo colare in un bicchiere e poi berlo. Quindi ho spaccato il bicchiere e mangiato il vetro. Quest’ultima è stata la parte più facile. Nessun problema”.

Davide Lombardi

Foto di Maura Corvace