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Sono quasi 5.000, secondo Save the Children, i bambini sbarcati soli sulle nostre coste nel 2013. Tre volte di più rispetto all’anno prima. Nel 2014 poi, l’esodo da scenari di guerra ha assunto proporzioni inarrestabili e, in base alle stime, nei soli primi sei mesi dell’anno sono arrivati in Italia via mare oltre 11.700 minori, di cui più della metà non accompagnati.

Le conseguenze del viaggio sono devastanti: “botte, ustioni, ipotermia, infezioni, disidratazione – spiega il presidente della Società Italiana Pediatri – e a questo si aggiungono traumi psicologici legati alla paura, agli abusi, all’abbandono della propria casa e della propria famiglia”.

Fin dagli esordi dell’operazione Mare Nostrum, alcune organizzazioni umanitarie – in particolare Terre des Hommes e Save the Children – denunciano che “le condizioni di accoglienza dei bambini al Centro di Primo Soccorso e Accoglienza di Lampedusa sono inaccettabili. Il sovraffollamento e la promiscuità impediscono di proteggere adeguatamente i minori: vederli costretti a dormire per terra, su materassi sporchi e senza coperte non è più ammissibile. Il Governo deve immediatamente attivare il trasferimento a strutture di accoglienza adeguate“.

A quanto pare dunque, l’Italia, oltre a non offrire ai bambini e ai ragazzi di origine straniera effettive chance di integrazione (ne abbiamo parlato ne “La penisola di Babele”), non è in grado di garantire a coloro che approdano disperati e soli sulle nostre spiagge le misure di tutela di cui, in quanto minori, hanno diritto.

In dicembre 2013 il Ministero delle Politiche Sociali approva nuove “Linee guida sui minori stranieri non accompagnati“: il minore migrante non può essere espulso e ha diritto a tutte le forme di tutela previste dal diritto umanitario sovranazionale. Sul versante operativo tuttavia il provvedimento si riduce a una mera attività di censimento. “I pubblici ufficiali, gli incaricati di un servizio pubblico e gli enti, che in particolare svolgono attività sanitaria o di assistenza” sono infatti tenuti alla compilazione e all’invio di articolati moduli di segnalazione e richiesta allo Stato. Al Ministero resta il compito di acquisire questa documentazione e relazionarsi quindi, su un piano sostanzialmente burocratico e attraverso non meglio identificate modalità attuative, con gli operatori territoriali che si interfacciano a loro volta con i minori non accompagnati.

Il 27 giugno 2014 dodici organizzazioni nazionali – AIBI, Amnesty International, Caritas Italiana, Centro Astalli, CIR, CNCA, CNCM, Comunità di Sant’Egidio, Emegency, Intersos, Save the Children Italia, Terre des Hommes – si mobilitano insieme, per la prima volta, con un appello, chiedendo al Governo di assumersi la responsabilità di questi minori, garantendo loro condizioni dignitose di ospitalità, e al Parlamento di approvare in tempi rapidi di un disegno di legge che superi l’attuale gestione in emergenza.

Qualcosa si muove: il 10 luglio scorso, in sede di Conferenza Stato-Regioni, viene raggiunto un accordo per l’avvio di un nuovo piano immigrazione (ne abbiamo parlato qui) che “può rappresentare una svolta dal punto di vista operativo – commenta Save the Children –, ma non risponde alla totale assenza di una legge organica per l’accoglienza e la protezione dei minori stranieri non accompagnati.
Quando si pensa a un bambino o a un adolescente che lascia da solo il suo Paese per sfuggire alla violenza e alla miseria, verrebbe da chiedersi chi è, perché l’ha fatto, come si è sentito, cosa si aspettava di trovare e, ancora, i suoi genitori lo sapevano? L’hanno forse mandato loro per metterlo in salvo o è andato di nascosto? Ascoltare queste storie e raccontarle sarebbe bello, o forse solo il minimo, per dare un senso e un futuro a vicende drammatiche come quelle che si consumano ogni giorno nel Canale di Sicilia. Eppure, purtroppo, al momento non c’è tempo, non c’è spazio e non ci sono soldi. A quanto pare è già tanto se si riesce a garantire a questi ragazzi di non marcire soli, per mesi, in frontiera.

(Eva Ferri)

 
copertina di Isabella Colucci