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Ancora una volta in Italia la lobby dei cacciatori centra il bersaglio. Nonostante le campagne e le petizioni per fermare la pratica venatoria che utilizza richiami vivi, il 23 luglio scorso il Senato della Repubblica ha dato ancora via libera a questa drammatica consuetudine. Nello specifico, stiamo parlando di piccoli uccelli selvatici catturati e chiusi in gabbia per attirare con il loro cinguettio i propri simili: le cosiddette esche vive.

Come spiega bene la Lipu a margine della propria campagna (il cui slogan recita “Imprigionato, legato, accecato, mutilato legalmente”) per l’abolizione di questa pratica violenta, le conseguenze per questi piccoli animali sono drammatiche, sconfinando nella crudeltà vera e propria.

Invece, nonostante l’apparente apertura nel maggio scorso del ministro per l’Ambiente Gian Luca Galletti  (“Richiami vivi pratica inaccettabile, serve exit strategy“), il Senato ha sostanzialmente confermato la precedente normativa non recependo l’emendamento abolizionista firmato dalla senatrice PD Monica Cirinnà.

Invece, nell’articolo 16 del testo di conversione in legge del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, approvato appunto il 23 luglio scorso, si legge:

«L’attività di cattura per l’inanellamento e per la cessione ai fini di richiamo può essere svolta esclusivamente da impianti della cui autorizzazione siano titolari le province e che siano gestiti da personale qualificato e valutato idoneo dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. L’autorizzazione alla gestione di tali impianti è concessa dalle regioni nel rispetto delle condizioni e delle modalità previste all’articolo 19-bis”»

In pratica viene ancora una volta demandato alle regioni il compito di gestire tale aberrante pratica, aggiungendo il rimando a un futuribile decreto del Presidente del Consiglio, da applicarsi entro un anno, che regolerà la materia. Continuando a giocare sulla possibilità di deroga offerta dall’articolo 9 dalla direttiva 2009/147/CE del Parlamento europeo che pure vieta questa pratica.

A riguardo però, nel febbraio scorso la Commissione europea ha aperto contro l’Italia la procedura di infrazione 2014/2006, segnalando che la cattura degli uccelli selvatici a fini di richiamo è espressamente vietata della direttiva stessa visto che le esche vive non sono necessarie per cacciare. L’utilizzo della deroga da parte italiana, è quindi del tutto arbitraria.

Da segnalare per altro che proprio l’Emilia-Romagna (insieme a Lombardia, Veneto, Toscana e Marche) è una delle regioni capofila di questa pratica aberrante, come riporta la procedura UE di infrazione nei nostri confronti:

La Regione Emilia Romagna ha autorizzato le Province a gestire gli impianti di cattura per il rifornimento dei richiami vivi, sin dal 1994 (11 impianti), 1995 (30 impianti), 1996 (52 impianti), 1997 (58 impianti), 1998 (62 impianti), 1999 (58 impianti), 2000 (59 impianti), 2001 (56 impianti), 2002 (45 impianti), 2003 (44 impianti), 2004 (44 impianti), 2005 (43 impianti)22. Tali autorizzazioni riguardano sempre la cattura delle specie previste dalla Legge 157/1992 mediante l’uso di reti.

La costituzione in mora della UE però non ha fermato i senatori. Così come non è servita la campagna lanciata da Lipu-Birdlife e sostenuta da Enpa, Cabs, Lac, WWF, Oipa, Lav, Animalisti Italiani onlus e molte altre associazioni. E nemmeno hanno avuto esito positivo le 50.000 sottoscrizioni raccolte dai parlamentari contrari a questa pratica. L’Italia, con 22 voti a favore di senatori PD, FI, e NCD ha detto di nuovo sì all’utilizzo di esche vive.

Nonostante la sensibilità dell’opinione pubblica sul tema della violenza sugli animali stia crescendo sempre di più, grazie anche all’attività di associazioni come Link-Italia (leggi il reportage di Converso “La legge crudele del più forte“), parte del mondo politico pare ancora piegata ai voleri di una lobby anacronistica come quella dei cacciatori.

Solo che causa l’interesse di pochi, ora è il pubblico interesse ad essere sotto tiro: il nostro Paese rischia una sanzione salata dalla UE. Oltre ai circa 50.000 uccelli migratori catturati ogni anno in Italia, chi pagherà il prezzo di questa terribile pratica? I cacciatori o i contribuenti?

(Foto di Davide Mantovani. Testo di Davide Mantovani e Davide Lombardi)

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