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Su Ask.fm, il network dei giovanissimi, l’unico obiettivo è parlare di se stessi. “Se non sei popolare, non sei nessuno”. Viaggio nella socialità on line, trasgressiva e a tratti violenta, dove la vita si misura in like. Di Anna Ferri, Eva Ferri, Davide Lombardi, Roberto Brancolini.

VIDEO / Ask the mask

Giovani maschere in cerca d’autore.

REPORTAGE / Chiedimi se sono infelice

Luca ha gli occhi azzurri, i capelli castani sempre perfetti e un fisico da paura. A Bologna è considerato uno dei maestri, qualcuno da prendere ad esempio e anche un po’ da invidiare. Ha solo 16 anni, ma se la sua vita la osservi così, dallo schermo di un computer, sembra a metà tra un telefilm per adolescenti e un libro di Breat Easton Ellis. Nella sua pagina di Ask.fm piovono domande come se fosse un oracolo. C’è chi chiede consigli su come pompare i muscoli e chi invece vorrebbe conoscere i segreti per conquistare una ragazza. Ci sono fanciulle che gli dichiarano la propria passione, e insulti. Tanti. E poi c’è la sua vita, sbattuta in prima pagina come se fosse un divo del cinema. “Se non sei popolare non sei nessuno”, ci spiega Sergio, un suo coetaneo. “E per esserlo devi metterti in gioco”. Ciak, si gira. Webcam puntata in faccia. Azione. Qui su Ask la cosa peggiore che può capitare è quella di essere soltanto uno spettatore.

Quando l’Io diventa oggetto

Per chi non lo sapesse, Ask è un social network ideato da due fratelli lettoni che si basa su domande, anche anonime, e risposte. A frequentarlo sono soprattutto adolescenti, che dovrebbero avere più di 13 anni ma nessuno controlla che sia davvero così. I profili sono aperti e anche chi non è iscritto può partecipare al gioco, ponendo un quesito e aspettando che chi lo riceve decida se rispondere, perché in quel caso la conversazione diventa pubblica. Il numero di risposte e di like danno la misura della popolarità. C’è chi, come il famosissimo Fiorenzo Conforti, ha risposto a 100mila domande e ha ottenuto quasi 2milioni e mezzo di mi piace. Numeri sconvolgenti che hanno creato un vero e proprio esercito di confortini e confortine che vivono la propria giornata scrutando da uno schermo la vita di questo ventenne, ex calciatore con ambizioni da Grande Fratello. Domande e risposte, dicevamo. Ma anche foto e video. Che spesso fanno seguito a richieste ben precise: “Posti una foto in costume?” oppure “mi canti una canzone?”, fino alla richiesta di un selfie, un autoscatto del momento. E quando succede, quando il ragazzo o la ragazza popolare ti accontentano, e sul tuo cellulare compare la scritta Fiorenzo Conforti ti ha risposto, allora per un secondo ti senti anche tu nell’Olimpo, parte del neanche troppo esclusivo club di chi conta davvero.

La vita è un’intervista, qui su Ask. Quando la tua ragazza ti lascia, la notizia diventa di dominio pubblico, e tutti si sentono in diritto di dire la loro sul perché, dando consigli e giudizi non richiesti: “L’hai tradita?” oppure “era una zoccola”. E una volta entrati nella tua vita non si fermano più: “Cosa ci facevi quel giorno a quell’ora con quella tipa?” oppure “lei ti ama e tu la prendi in giro, così la perderai”. Poi c’è la sessualità, che parlando di adolescenti è esplosiva, spesso volgare. Ci sono domande che superano il confine con la pornografia. E tu lo accetti e rispondi. A volte anche solo per dire di farsi gli affari propri, ma questo implica che la conversazione diventi pubblica e che la morbosa curiosità virtuale abbia conseguenze nella vita off line. Una realtà lontana anni luce dal modo di pensare di chi ha anche solo qualche anno in più: un tempo c’era il diario segreto, pieno di emozioni e paure, nascosto nel cassetto della scrivania, in camera, lontano da occhi indiscreti. La speranza era che nessuno lo trovasse. Sergio sgrana gli occhi e dice che “ormai non lo fa più nessuno”. Che, se scrivi, lo fai sul social network. Come dire che i tuoi pensieri non hanno senso se non li puoi condividere. Per Laura Sartori, sociologa e docente di Società dell’informazione all’Università di Bologna, il rischio è di una “oggettificazione del proprio io”. Se confrontato con Facebook, Twitter o Foursquare, dove si condividono stati mentali o fisici per creare discussione o per incontrarsi, è impossibile non notare come su Ask ci sia “una radicalizzazione di questa tendenza, che però è fine a se stessa e serve solo a dare la misura della propria popolarità”. Si può parlare di una sorta di evoluzione nel sistema social network. Il punto, però, è che “oggi la socialità dei ragazzi passa attraverso questi strumenti. In poche parole – spiega Sartori – bisogna essere sui social, che sono appunto una declinazione della convivenza sociale”.

Il lato oscuro del social network

Come ogni cosa nell’universo, anche Ask ha il suo lato oscuro. Perché se il social network è il nuovo diario non-segreto, è anche perché nascosti dietro lo schermo ci si sente liberi di aprirsi come mai prima. C’è una ragazza anonima che scrive: “Mi taglio da due anni, non riesco più a smettere. Ti prego aiutami”. Il messaggio compare sul profilo di Marco, 420mila like di popolarità, che le risponde con un lunghissimo testo, che parla di “ferite di una guerra senza fine tra te, la tua mentalità, lo specchio e la società”. Parole che fanno venire i brividi, prese da una pagina Facebook dall’evocativo titolo “Manchi come le stelle al cielo”. Qui si parla di adolescenza e ci si chiede: “Come può essere considerata una bella età quella che ti fa venir voglia solo di morire?”. Sono quasi in 7mila i ragazzi che la frequentano e che condividono questa triste idea. La risposta di Marco ha fatto il botto, più di 400 mi piace. Pensi a quei ragazzini che esprimono il proprio disagio sul web, e ti chiedi se troveranno la forza di alzare gli occhi dallo schermo e cercare conforto in persone in carne e ossa. Perché difficilmente in questo mondo parallelo qualcuno li potrà davvero aiutare a fare pace con loro stessi.

Ne sa qualcosa una tra le tante giovani che qui cercava sostegno, ma ha trovato soltanto odio ed egoismo. A lei hanno risposto che non valeva nulla. Che era brutta. Che doveva ammazzarsi. Nadia, 14 anni, ha fatto nove piani di scale e si è gettata da un vecchio hotel abbandonato. Una tragedia evitabile? Forse. Colpa di Ask? Facile demonizzare l’ultimo nato in casa social network. Sergio Ansaloni, responsabile del Centro studi e documentazione sulla condizione giovanile del Comune di Modena, spiega che quello che trasforma un evento sul web in un dramma nella vita reale, “è la mancanza di solidarietà tra gli adolescenti stessi, che giocano secondo le regole della visibilità”. Quello dell’anonimato, che favorisce il bullismo, è in realtà un falso problema. I profili di chi insulta si possono bloccare. La difficoltà, però, secondo la sociologa Laura Sartori, è che “ti devi gestire da solo” e questo implica una certa dose di consapevolezza. Se storicamente l’anonimato su internet permetteva di sperimentarsi attraverso gli avatar ed era quindi una “strategia di rivelazione di se stessi”, oggi il problema – spiega sempre la sociologa – è che “agli adolescenti manca il contatto con la realtà, necessario per costruire la propria identità personale”. Prove di equilibrismo tra la vita off line e quella on line. L’obiettivo è l’integrazione tra le due modalità. Il lavoro è ancora lungo e difficile.

C’è vita oltre Ask?

“Come ci si elimina da Ask” chiede un anonimo a Luca. La risposta è talmente secca da lasciare senza fiato: “Facendosi una vita”. L’onda anomala della consapevolezza. “E allora – chiedono – perché sei ancora qui?”. “Perché io ho una vita sociale, al contrario di molti che si chiudono in casa cercando una notorietà insignificante che mai gli porterà guadagno su un social”. La vita è altrove, direbbe Milan Kundera. Ma dove? Si chiedono questi ragazzi, che come tutti gli adolescenti cercano loro stessi, ispirandosi a modelli. Il mondo degli adulti è talmente povero che per cercarli devono crearseli tra di loro? Può essere. Il ragazzo o la ragazza popolare su Ask svolge anche questo ruolo. Poi ci sono i cattivi maestri e, come ogni generazione, anche questa ha i suoi: Miley Cyrus, Lady Gaga, Justin Bieber, calciatori, modelle, attori. Quelli che escono dai talent show, dal Grande Fratello. Tutti personaggi che lasciano l’illusione che una vita patinata, fatta di sesso, soldi e potere, sia il meglio a cui aspirare. E che in fondo, averla non è poi così difficile. Cosa si deve saper fare? A volte nulla. Basta un selfie ben fatto, e una 15enne particolarmente disinibita può entrare nella graduatoria delle più belle di Ask. Le foto fioccano come neve. Labbra imbronciate, capelli perfetti, trucco impeccabile, costumi da bagno, borchie, gonne corte, tacchi alti. Tutte magrissime e bellissime. A Silvia chiedono come fa a essere così bella, lei risponde “ingerisco solo 800 calorie al giorno, mi alzo a mezzogiorno e quindi salto un pasto”. Silvia a scuola non ci va più, e come lei in tante. Qualcuna frequenta un serale, c’è chi fa un corso professionale, altre ancora semplicemente nulla. In fondo, Miley Cyrus per fare il botto si è limitata a leccare la sua immagine allo specchio, non si è certo ammazzata sui libri. Roba da fare impallidire quelli veri, di cattivi maestri.

Una vita fuori da Ask è possibile? Sembrerebbe di no. Nel senso che trovare un adolescente che non usi un social network è difficile. Lo sforzo deve essere quello di fare convivere la vita on line con quella off line. “Il tempo che passi sul social– spiega Laura Sartori – va a complemento di quello che fai nella vita reale”, perché la realtà, dura da digerire, è che “on line non si inventa nulla: ci possono al massimo essere forme più radicali, più estreme di quello che facciamo off line”. La creazione di un personaggio, sentirsi diversi, è solo un’illusione. Alla fine, piaccia o no, siamo sempre noi ad agire e pensare. E’ sempre nostra l’immagine che vediamo riflessa nello specchio, o nella webcam. A questo punto viene da chiedersi chi ci restituirà il tempo speso sul social. E la risposta è veloce come un lampo nel cielo: nessuno. Se un giorno, guardando indietro, si scoprisse che i ricordi sono fatti solo di esperienze reali e non di quelle virtuali? Che forse non sono stati quei milioni di click a scrivere la nostra storia?
Ma ai ragazzi non interessa, il futuro è oggi, quando hai 16 anni. Se ti annoi chiedi a qualcuno mi aski? o di votare le ragazze più carine; la scala è da uno a dieci, ma raramente compaiono i nomi di quelle sotto il sette e mezzo. Da qualche parte su Ask c’è Camilla arrabbiata perché tutti le chiedono se sta male, visto che il ragazzo che le piace l’ha rifiutata. Lei risponde piccata: “Fatevi una vita”, aggiungendo un’esclamazione poco elegante. Anche per Luca oggi non è una bella giornata, e all’ennesimo che scrive quanto invidia la sua vita risponde “prenditela, io non la voglio più”. La web cam si spegne. E’ come se ogni mi piace pesasse un chilo, ora. Chissà se poi è vero che la cosa peggiore che può capitare è quella di essere solo uno spettatore. Dopo qualche ora Luca riappare: “Ragazzi, sono tornato”. Like come se piovesse. Lo spettacolo deve continuare.

Anna Ferri
ha collaborato Eva Ferri

FOTO / Schegge da monitor

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Immagini a pezzi come pezzi di vita / Roberto Brancolini. VAI ALLA GALLERY