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L’Italia è prima in Europa per numero di infibulazioni, una pratica di mutilazione genitale femminile che in molti forse credevano scomparsa ma che in realtà sopravvive nonostante ci sia una legge che la vieta. Mentre il dibattito sul velo che copre le donne musulmane è sempre più acceso (qui ne parliamo su Converso), di questo rito di passaggio che segna per sempre la vita di milioni di donne se ne parla poco. Forse perché, essendo meno visibile in un mondo dove l’immagine è quasi tutto, passa inosservato.

I numeri però sono allarmanti: 40mila casi in Italia su 500mila in Europa, così il Belpaese si piazza tristemente sul podio. In tutto il mondo, sono invece 130milioni le donne e bambine che hanno subito mutilazioni genitali (mgf).

A richiamare l’attenzione su questa pratica, che è anche un problema sanitario, è stato un caso in Svezia, dove in un piccolo paesino sono state scoperte ben 60 studentesse infibulate. Quello che viene da chiedersi è come sia possibile che ciò accada. Secondo Aldo Morrone, direttore dell’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti e per il contrasto delle malattie nella povertà, che nel 2011 ha presentato una ricerca, “ci sono ancora medici che agiscono nell’illegalità”, oltre ad anziane donne immigrate che praticano a pagamento la mutilazione, usando lamette o forbici.

unicef
Febarek (15) e Bekamo (11), due ragazze etiopi. La più grande ha subito l’infibulazione (Fonte: photo credit: UNICEF Ethiopia via photopin cc)

In ogni caso, per aggirare la legge basta tornare nel Pese di origine per una vacanza e fare là il taglio, che qui è illegale. Le conseguenze sono conosciute: infezioni, emorragia, rapporti sessuali difficili e dolorosi, cistiti, difficoltà durante il parto e nei casi più estremi, ma non così rari, la morte.

Perché questa mutilazione? L’origine si deve ricercare nell’antico Egitto e non è in alcun modo legata all’Islam, anche se è innegabile che i Paesi dove viene praticata siano legati alla religione musulmana. Anche in questo caso si tratta di una strana coincidenza. A stabilire che le donne non devono provare piacere sessuale e devono essere forzatamente illibate fino al matrimonio sono leggi tribali e culture popolari purtroppo molto difficili da cambiare.

Una donna non infibulata viene considerata impura e non trova marito, una condizione che in Africa, nella penisola araba o nel sud-est asiatico per molte è peggiore del subire una dolorosa e pericolosa mutilazione.

 

(Anna Ferri)

Immagine di copertina: photo credit, Juuil via photopin (license).