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di Giordano Silvetti

Prima di incontrarmi per l’intervista Pauli è stato all’ufficio postale per spedire una lettera (“2 euro e 10 centesimi, deve arrivare in Norvegia”) a una ragazza con cui finora ha comunicato solo su Facebook. “Sono emozionato perché non ci siamo ancora mai parlati o incontrati dal vivo” dice.

In automobile raggiungiamo Pitkakoski, uno dei tantissimi spazi verdi che popolano la Finlandia. “Ho bisogno di un posto rilassante per concentrarmi e risponderti”. Siamo a Vantaa, una cittadina alle porte di Helsinki, dove Pauli risiede.

Radio Rock trasmette il primo singolo dell’imminente album dei Foo Fighters: “Un altro di quei gruppi sopravvalutati, proprio come i Nirvana. Qualche anno fa ho comprato ben due libri su Kurt Cobain e i Nirvana. Capisci, ho speso dei soldi per realizzare quanto fosse inutile lui, la sua band e la sua musica. Se chiedi in giro chi è Kurt Cobain nessuno lo conosce, la musica dei Nirvana non viene più ricordata”.

Pauli è andato via dalla sua terra natia, la Grecia “una nazione ormai compromessa per sempre”, perché non voleva fare la fine di tutti gli adolescenti che rimangono a vivere tutta la vita con i propri genitori, che dipendono da loro, che ricevono la paghetta senza sgobbare. Voleva un lavoro, guadagnare dei soldi, avere un’abitazione tutta sua perché “alla fine credo sia questo lo scopo della vita: non essere dipendente dagli altri”.

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Pauli sceglie la Finlandia perché è qui che ha un contatto, un cugino a Järvenpää, a mezzora da Helsinki, e arriva nel gennaio del 2013, a soli 18 anni, dopo aver saltato il servizio di leva ancora obbligatorio nel suo paese. “E’ tutto rinviato a dopo gli studi” mi spiega. “Ma chi ci ritorna più in Grecia?”.

Pauli sceglie la Finlandia dopo aver valutato anche altri paesi scandinavi, come la Svezia e la Norvegia: “E’ noto a tutti che queste nazioni possano offrire più possibilità della Grecia, inoltre mi piace la solitudine dei finlandesi e il freddo”. Il freddo ritorna spesso nel corso della nostra conversazione. “Preferisco la fredda onestà scandinava alla calda ipocrisia dei mediterranei che sembrano accoglierti salvo poi pugnalarti alle spalle”.

Ora vive in quartiere di Vantaa, città gemella della capitale, appena sopra il 60° parallelo nord dove raramente le temperature superano i 30 gradi in qualche fortunato giorno estivo e si mantengono basse, intorno allo zero, o bassissime con punte che toccano i -20 gradi, per sei mesi l’anno. Tutto il contrario di quanto avviene ad Atene, dove il sole che riscalda il paese rimane l’unica fonte di sostentamento per il turismo e la disastrata economia greca. Ma Pauli ha definitivamente scelto il freddo.

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La parola “cold”, fa anche parte del nome del suo gruppo, ‘Coldbound': “E’ un nome che non significa niente, è che mi piace il freddo, e poi ho aggiunto ‘bound': non volevo un altro stupido nome da band metal”. Pauli è una one man band. E’ artefice dell’intera produzione: dalle linee di basso agli assoli di chitarra, dalle percussioni elettroniche al canto, nonostante non abbia mai studiato musica e non sappia leggere uno spartito: “Mi bastano i numeri e qualche nota, il resto viene da sé”.

Pauli ha ripreso a suonare in Finlandia, dopo quattro tentativi di suicidio. “Non parlavo la lingua e non avevo amici, i finlandesi sono molto introversi e non avevo un lavoro” spiega. Dopo quel periodo acquista una scheda audio economica da attaccare al computer per registrare nella solitudine della sua stanza la Yamaha nera comprata di seconda mano,.

Quattro album auto-prodotti finora da piccole case discografiche che distribuiscono attraverso internet: “Non ho intenzione di guadagnare con la mia musica, ormai l’ambiente è rovinato per sempre. Una volta c’era lo scambio di cassette, ora si scambiano mp3 e una volta che la musica è là fuori non puoi fare più niente per controllarla, per limitare gli scambi senza pagamenti. E forse è giusto che sia così”.

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Nella musica Pauli ha trovato una cura per la sua insoddisfazione: “Non avrei mai potuto assumere farmaci, sono contrario, sono un essere umano: i farmaci ti fanno diventare un fantasma senza sentimenti”.

Sentimenti che il ragazzo sfoga nella musica, inserita in quel calderone metal che contiene decine di sottogeneri differenti: “Il mio è doom metal, anche se qualcuno lo ha definito funeral. Si differenza dal più aggressivo black metal perché la mia musica è più lenta, dissonante. Truce”.

Pauli è quindi riuscito a combattere la depressione iniziando a comporre musica deprimente.

Le parole dei suoi pezzi non si riescono a comprendere, ed è proprio quella l’intenzione: “Canto testi che non condivido pubblicamente perché sono connessi con la mia vita privata” spiega. “Spesso alle persone non interessano i testi, è sufficiente una melodia accattivante per portare le loro menti verso direzioni indefinite mai raggiunte prima”.

In pochi mesi la pagina ufficiale di Coldbound su Facebook ha raggiunto i 900 mi piace. “Penso che sia un buon traguardo avere 900 sostenitori” dice. Non fan, non ammiratori, ma sostenitori, perché “sono un essere umano, non una stupida squadra di calcio”.

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Qualche intervista su magazine online del settore, un’altra in un libro di prossima uscita, una voce sull’enciclopedia del metal e un sito internet realizzato e gestito dall’ex fidanzata tedesca, conosciuta su Facebook. La ragazza ha tentato di riconciliarsi con l’ex ragazzo, durante la sua visita natalizia in Finlandia aveva già comprato il biglietto aereo per tornare a trovarlo, senza sapere che sarebbe stata scaricata prima: “Quella volta è stata lei a perdere l’aereo” dice Pauli, “ma anche a me è capitata una vicenda simile”.

Sempre su internet, appena arrivato in Finlandia, Pauli conosce una ragazza americana con la quale instaura una relazione a distanza piena di sentimenti ma anche tante gelosie. In una delle ultime scenate virtuali lei lo cancella dalla lista degli amici su Facebook, scatenando nel ragazzo la voglia di ricucire lo strappo. Così Pauli decide di andarla a trovare negli Stati Uniti e compra il biglietto Helsinki – Newark, passando per Copenaghen. Non riesce nemmeno a salire sull’aereo perché viene fermato alla dogana: la ragazza americana aveva contattato la polizia e denunciato Pauli per stalking: “Mi hanno revocato il visto per tre anni con una semplice mail”.

Anche se quella non è stata l’unica volta che Pauli ha avuto problemi con le forze dell’ordine. Quando ancora abitava ad Atene è stato fermato dalla polizia durante una manifestazione del partito del lavoro ed è stato accusato di nascondere delle molotov nella borsa. “Ma dentro avevo solo dei libri”. Viene colpito in testa e portato in centrale, dove le accuse si dimostrano false. “Un classico esempio della corruzione dilagante in Grecia”.

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Manifestazione in Grecia, prima della partenza in Finlandia. Pauli è il primo da sinistra

È proprio ai tempi della scuola superiore che Pauli scopre la sua passione per la musica: “Eravamo quattro ragazzi nel gruppo e i Green Day suonavano l’unica musica di merda così facile da essere riprodotta. Il mio primo concerto si tenne alla fine dell’anno scolastico e le reazioni del pubblico furono entusiastiche. Sono stato obbligato a suonarli perché volevo far parte del progetto musicale”.

In Finlandia Pauli è anche riuscito a farsi degli amici: “Non ai concerti, non vado nei club ad ascoltare musica per trovare gente con i miei stessi gusti. Anzi, a volte c’è qualcuno che si avvicina per chiederti se ti piace quel gruppo e allora inizi una conversazione, condividi esperienze e passioni e magari il giorno dopo, incontrando gli stessi individui per strada, ti accorgi che nemmeno ti riconoscono, non ti salutano perché non si ricordano di te, non vogliono o, forse, la sera prima erano soltanto ubriachi”.

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È una radiosa giornata di fine ottobre e la temperatura è di circa zero gradi, non c’è neve, ma il freddo è pungente come potrebbero testimoniare i capezzoli, entrambi con piercing, di Pauli che sagomano una delle 80 magliette con sopra i loghi delle sue band preferite, che rappresentano un pezzo immancabile della divisa giornaliera: “Li ho fatti perché sembravano carini, un uomo con piercing nelle parti sensibili è quanto di meglio per una famiglia perché può comprendere meglio il dolore della donna” spiega.

La sua tenuta è completata da scarpe e jeans neri, sovrastati da una giacca in pelle nera che copre le braccia sulle quali si stanno cicatrizzando gli ultimi tagli auto-inflitti: “Sono una persona autodistruttiva, sono l’unico che può sfasciarsi da solo”. Lunghi capelli neri lisci, occhiali neri, e un ciondolo di metallo a forma di croce che sbuca dal colletto della maglietta: “E’ il martello di Thor, l’ho comprato nel 2010 non ricordo più nemmeno il perché”.

Pauli ha iniziato ad acquistare magliette e memorabilia delle sue band preferite dopo aver trovato lavoro. Il primo, come pet-sitter, a quattro mesi dal suo arrivo, dopo aver spedito curriculum e sostenuto vari colloqui di lavoro: “Anche nelle case degli altri, quando mi presentavo vestito da metallaro, non ho mai avuto problemi. Non sono un esaltato che mima il famoso gesto metal delle corna in ogni occasione o davanti ai bambini”.

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Il lavoro da pet-sitter, però, non dura molto per le difficoltà di Pauli con la lingua finlandese e la ricerca di una nuova occupazione lo porta all’assunzione in un ristorante greco a Helsinki. Un solo mese nel quale si trasforma in tuttofare, dal servizio ai tavoli al lavaggio dei piatti in cucina, in quella che ricorda come “la peggiore esperienza della mia vita: ho lavorato come un asino e non sono stato nemmeno pagato: alla faccia della solidarietà tra conterranei.”

Con pazienza Pauli riesce a trovare un altro lavoro, che mantiene tuttora, per un’agenzia pubblicitaria: tre volte alla settimana, di notte, attacca sugli autobus le pubblicità che gireranno nell’area metropolitana di Helsinki. “Con l’esperienza ho imparato che la vita è composta da un 60% di fortuna e il restante 40% di abilità. Io, per esempio, ho avuto fortuna nel trovare un capo rispettoso del mio duro lavoro”.

Ma non solo: la solidarietà che non aveva trovato con i greci, l’ha trovata con il suo capo, con il quale condivide gli stessi interessi musicali. Gli ha regalato il biglietto per assistere insieme a lui al recente concerto dei Metallica tenutosi nella capitale e ha regalato al ragazzo la sua chitarra personale, “una Flying V rossa e nera”.

Nel frattempo Pauli si fidanza di nuovo, con una ragazza finlandese, anche questa conosciuta su Facebook, ma la storia finisce dopo pochi mesi.

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Pauli/Coldbound in uno scatto di Sara Strömmer

La musica di Couldbound è di nicchia e così vuole rimanere. Pauli non ha voglia di diventare popolare, di confondere la sua musica con quella dei tanti gruppi che affollano l’ordinaria rotazione radiofonica, anche perché è troppo esigente nella scelta della sua musica preferita: “Mi piacciono i finlandesi Kingston Wall e un tempo erano grandi anche i Sonata Artica e i Nightwish con il loro symphonic power metal che ti faceva sentire le farfalle nello stomaco. Poi gli svedesi Sabaton che nei testi includono tematiche di guerra, i norvegesi Dimmu Borgir, gli Emperor e i miei preferiti, Borknagar”.

Per Pauli è importante conoscere il passato dei suoi musicisti preferiti per tentare di comprendere in che modo abbiano canalizzato il talento che li ha resi così famosi: “Una volta Gesù disse ‘credete senza esplorare’, invece io non la penso in questo modo. Viviamo in una società che si interessa solo delle realtà virtuali, c’è tanta apatia in gir ed è rassicurante vedere come i membri dei Borknagar siano padri di famiglia e abbiano lavori normali con cui mantenere i propri figli. Non sono come quelle rockstar costrette a suonare fino all’età della pensione. Sono loro i veri campioni della vita. E’ stato fantastico avere un contatto diretto con loro, via Skype”.

In Finlandia Pauli è ufficialmente diventato un metallaro: “ciò che una volta avevo paura di vedere”. È una frase che Pauli usa per riferirsi ai musicisti black-metal, quelli con il viso dipinto proprio come il suo quando deve posare per un servizio fotografico: “Avevo paura di quelle storie intorno al metal, la gente che adorava il diavolo, che diceva di bere sangue, che si tagliava per creare una stupida identità che il pubblico idiota avrebbe seguito”.

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Pauli è una persona buona, infatti ha appena concluso il periodo lavorativo di prova al termine del corso di lingua finlandese, scegliendo di passare sei settimane in un asilo “perché i bambini sono innocenti” dice, “e volevo trascorrere del tempo con loro per sviluppare un approccio diverso con le persone”.

Nonostante tutto, sa anche essere ironico, tanto da improvvisare e coinvolgere, nel mezzo di un servizio fotografico serio, la collega cantante Sara Strömmer in pose divertenti che diventeranno un meme finito anche su 9gag.com.

A Pauli non interessa la nuova musica pompata dalle grandi case discografiche: “Non sopporto le nuove band, non mi trasmettono niente.” Allora perché qualcuno dovrebbe ascoltare Coldbound e supportarlo? “Non l’ho mai chiesto, lasciatemi in pace, voglio solo sopravvivere, ottenere una laurea sicura da sfruttare in una professione decente”.

A Pauli non interessa nemmeno essere amato, nonostante riceva costanti manifestazioni d’affetto. Per esempio, sotto l’ultima foto postata sul suo profilo Facebook, un autoscatto di ritorno dal turno notturno di lavoro nel quale ribadiva le rigide temperature autunnali, il primo commento è di un’amica: “Povero ragazzo, voglio cucirti qualcosa all’uncinetto: preferisci un cappello o una sciarpa? Oppure un paio di guanti senza dita?”.

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Pauli ci tiene a ribadire di essere una brava persona: “Non uso droghe, non rubo, pago le tasse, non ho nessun contatto con criminali e non sono mai andato a puttane. Non ho mai pensato di comprare tabacco e uccidere lentamente la mia vita come sono sicuro faranno molti dei segaioli che ora mi stanno leggendo. Essere buoni è elementare”.

Quando chiedo a Pauli se posso inserire nell’articolo la sua opinione a proposito dei miei lettori mi risponde che “non ci sono problemi, nella vita ho imparato che prima di tutto bisogna essere onesti. Con me stesso e con tutti quelli che mi circondano. Il 95% delle donne è cliente dei sex shop e circa il 99.9% degli uomini ha visto almeno un film porno durante la propria vita. Cosa di tutto questo non rende dei segaioli i tuoi lettori? Oppure sono dettagli troppo personali? Beh, tu hai chiesto informazioni personali su di me e mi hai messo con le spalle al muro. Sono giovane ma posso usare i miei occhi e la mia mente per vedere quello che c’è intorno e, a essere sincero, tutto questo è parte del pacchetto”.

Giordano Silvetti

Tutte le foto vengono dal profilo Facebook di Pauli

Questa è la pagina Facebook di Coldbound