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Gli ultimi giorni del Ramadan, mese di preghiera e digiuno per un miliardo e mezzo di musulmani di tutto il mondo, sono l’occasione per compiere un viaggio all’interno della comunità islamica modenese, una comunità multinazionale di oltre 9000 fedeli, etnicamente composita, che orbita intorno ai quattro centri presenti nel territorio cittadino.

C’è una minoranza importante della città che silenziosamente compie il digiuno del Ramadan in una delle estati più torride degli ultimi 150 anni in pianura padana. Sono lavoratori, impiegati, commercianti, studenti e pensionati. Vengono dal Marocco, dalla Turchia, dal Pakistan e dalla Bosnia. Sono biondi e scuri, bianchi, neri e meticci. Durante il Mese di Ramadan non sono concesse distrazioni: senza clamore, i fedeli si organizzano per le preghiere e i riti comunitari conferendo alla città di Modena un aspetto unico, padano e mediterraneo, in qualche modo universale.

Dal 18 giugno al 17 luglio, i Musulmani di tutto il mondo hanno celebrato il mese di Ramadan, il nono dell’anno secondo il calendario musulmano di tipo lunare. Secondo la Tradizione Islamica è durante il mese di Ramadan che il Corano venne rivelato al Profeta Mohamed. Per i Musulmani è un periodo sacro di digiuno, preghiera e privazioni mondane. Il digiuno, “Sawm” in arabo, consiste nell’astensione dai cibi, dalle bevande e dai rapporti sessuali dall’alba fino al tramonto di tutti i 29-30 giorni del mese di Ramadan e costituisce il quarto dei cinque Pilastri dell’Islam. Ciò significa che, salvo precise eccezioni, compiere il digiuno nel mese di Ramadan è una prescrizione per ogni musulmano. Anche il musulmano meno ortodosso che frequenta più le strade del centro storico e i rivenditori di alcolici rispetto alle “moschee”, con ogni probabilità, si asterrà dal bere e dal fumare, almeno in pubblico, durante il mese di Ramadan. Le eccezioni sono invece riportate nel Corano (Sura II, vers. 185) e riguardano le donne incinte e quelle con il ciclo, i viaggiatori, i malati, gli anziani, i bambini in età prepuberale, tutti esentati dal compiere il digiuno poiché, come recita il Corano:”Allah vuole per voi quel che vi è facile, non quel che vi è duro” (Sura II, vers.183).

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C’e’ una notte verso la fine del Ramadan, più sacra delle altre, che i Musulmani chiamano Laylatul Qadr: la “Notte della Misericordia” o “Notte del Destino”, in arabo. Secondo la Tradizione, la “Notte del Destino” cade in uno dei giorni dispari dell’ultima decade del mese di Ramadan. Pur non essendoci consenso unanime nel mondo islamico sulla data precisa, è consuetudine celebrare il Laylatul Qadr durante la 27esima notte di Ramadan, quest’anno nella notte fra lunedì 13 e martedì 14 luglio, in piena canicola. Per i Musulmani Laylatul Qadr è la notte in cui è iniziata la Rivelazione coranica completata poi in altri e successivi istanti della vita del Profeta Mohamed, vissuto nella Penisola araba a cavallo fra il VI e VII secolo e divulgatore dell’ultima e definitiva rivelazione all’umanità.
Un’intera Sura (la 97esima) composta da cinque versetti è consacrata alla Notte del Destino. “La Notte del Destino è migliore di mille mesi. In essa discendono gli angeli e lo spirito, con il permesso del loro Signore, per fissare ogni Decreto. E’ pace fino al levarsi dell’alba”, recita il Corano (Sura 97; vers. 3-5).

Durante il Ramadan si vive più la notte del giorno, quando al tramonto la comunità si raccoglie per celebrare la sospensione quotidiana del digiuno, “l’Iftar”, e compiere le orazioni comunitarie, fortemente consigliate nella religione islamica, soprattutto durante il Mese Sacro. Durante la “Notte del Qadr” ogni osservante è chiamato a pregare dal tramonto all’alba per espiare i propri peccati e onorare Allah. Una preghiera non-stop chiamata Tarawih che dura fino alle prime luci del giorno, intervallata soltanto dal Souhour, la cena collettiva consentita nelle ore notturne.

E’ dalla preghiera dell’Asr, quella del pomeriggio intorno alle 17:30 che nei quattro centri islamici modenesi comincia il fermento che precede i grandi momenti comunitari. Al Centro della Comunità Islamica di Modena e Provincia, in via delle Suore, è un via vai di fedeli sudati vestiti con tuniche immacolate che trasportano ampi vassoi pieni di datteri e brocche di latte, gli alimenti che compongono l’Iftar, la sospensione quotidiana del digiuno. Quando il sole tramonta, non ci si abbuffa né mai si esagera: i Musulmani mangiano in silenzio una manciata di datteri sorseggiando del latte prima di compiere le abluzioni e prepararsi alla preghiera del Maghrib, quella del tramonto, intorno alle 21.

FOTO / Notti di preghiera

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Per raccontare alcuni momenti di questo mese importantissimo per circa 1 miliardo e 800 mila persone nel mondo, abbiamo trascorso diverse ore con i membri di una delle comunità islamiche modenesi, quella di via delle Suore, in una notte – verso la conclusione della festa – che i fedeli considerato più sacra delle altre, la “Notte della Misericordia” o “Notte del Destino”, in arabo “Laylatul Qadr”, cercando di cogliere – seppur con lo sguardo inevitabilmente condizionato dalla nostra cultura occidentale – il significato profondo di questo momento per i membri di una comunità come quella modenese. Foto di Antonio Tomeo. VAI ALLA GALLERY

L’Annuario del 2013 del Servizio Statistico del Comune e i dati Istat (gennaio 2014) riportano la presenza di 28,211 stranieri residenti su di una popolazione totale di 185,148 residenti nell’intero territorio comunale di Modena. Quasi un sesto della popolazione modenese è di origine straniera. Le nazionalità maggiormente rappresentate sono il Marocco, con 3277 residenti, il Ghana con 2848 abitanti e la Tunisia con 1143 residenti. Ci sono anche 2383 residenti di origine albanese e 1120 cittadini nigeriani. Non esistono censimenti ufficiali in base al credo religioso. Una stima in base alla nazionalità dei migranti riportate nell’Annuario è però possibile: il Marocco e la Tunisia sono paesi al 99% musulmani, l’Albania è per circa un terzo islamica, il Ghana per un quinto. In Nigeria, invece, la metà della popolazione è di confessione musulmana. Fatti due calcoli, Modena conta circa 9050 residenti di confessione islamica, provenienti da più di 30 paesi: dal Maghreb ai Balcani, dal Mali all’Indonesia. Uno spaccato rappresentativo del miliardo e mezzo di fedeli di religione musulmana sparsi ai quattro angoli del Globo.

Il panorama dell’Islam organizzato modenese è frammentato sebbene non in conflitto. Esistono quattro luoghi di preghiera e di attivismo islamico in città e sono tutti dei “Centri culturali”. Non ci sono moschee a Modena: in Italia ne esistono soltanto quattro in piena regola a livello architettonico, ovvero con cupola e minareto (a Milano, Roma, Ravenna e Torino). Si tratta di centri culturali ricavati da ex capannoni industriali, ristrutturati e adibiti a sale di preghiera, e diventati nel tempo il punto di riferimento per i musulmani del quartiere o della città. I Centri sono retti da associazioni senza finalità di lucro, i cui direttivi organizzano la vita religiosa dei fedeli e mantengono i rapporti ufficiali con la città.

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La Comunità Islamica di Modena e Provincia, in via delle Suore, è di gran lunga il centro islamico più popolato della città. Fondato da un gruppo di migranti di origine marocchina nel 1992 e ristrutturato nell’estate del 2013, l’edificio, un ex deposito per la legna, è di proprietà comunale. In un venerdì di preghiera, e in generale nei momenti più partecipati come le notti di Ramadan, il Centro riesce ad accogliere circa 3000 fedeli, grazie al suo vasto cortile ricoperto da tappeti orientali.

Questa parte della zona industriale della città si trasforma letteralmente in queste notti di Ramadan. Alle 20:45, poco prima del tramonto, ci sono ancora 35° gradi ma il Centro comincia a riempirsi di devoti mentre la viabilità si congestiona. Le signore procedono composte nella canicola verso l’area a loro dedicata, seguite da stormi di bambini nervosi. Le biciclette riempiono il piazzale antistante già invaso da station wagon dalle targhe obsolete e le scarpiere traboccano di sandali e di calzature operaie. A due passi dal Centro stazionano alcuni venditori ambulanti di frutta e verdura, immobili e in silenzio con il viso bruciato dal sole. Il tempo sembra rallentare sotto gli ultimi colpi di sole, l’aria rarefatta comincia a profumare di menta fresca e di limoni mentre le ombre degli uomini con il fez si allungano e l’Adhan, il richiamo alla preghiera, risuona gracchiando da vecchi altoparlanti. Il contesto è molto arabo e popolare, con il piccolo suq improvvisato davanti all’entrata della “moschea”, potremmo trovarci benissimo a Fez o nella casbah di Algeri.

Nella “moschea” di via delle Suore, durante la “Notte del Destino”, non si riesce quasi a deambulare. Il ritratto del frequentatore medio è di nazionalità marocchina, di sesso maschile, intorno ai 30 anni e lavora in fabbrica. La Comunità Islamica di Modena e Provincia pur essendo visitata da musulmani balcanici e dell’Africa Sub-Sahariana è dominata da devoti di origine maghrebina, l’etnia prevalente in generale fra i migranti della città. “Ogni sera offriamo il pasto dell’Iftar a centinaia di fedeli, sono i giorni conclusivi del Ramadan ad essere i più faticosi ma sono anche i più importanti: è come quando scali una montagna altissima, gli ultimi metri sono sempre i più duri”, spiega Mustafa El Hobbi, dirigente della Comunità.

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Anche alla Casa della Saggezza, della Misericordia e della Convivenza di via Portogallo si offre l’Iftar ai Musulmani. Più piccolo ma ben curato, il Centro di via Portogallo si trova al secondo piano di un edificio popolare ed è frequentato nei suoi momenti più partecipati da più di 400 devoti. La dirigenza è marocchina e appare composta da persone inserite socialmente e con un livello di cultura medio-alto.

Il Centro di via Portogallo è stato fondato nel 2007, a seguito di una scissione all’interno della Comunità Islamica di via delle Suore. “Una parte del Direttivo scelse di lasciare il vecchio Centro per aprire un nuovo spazio islamico in città, spazio che abbiamo regolarmente comprato”, dice diplomaticamente il presidente Adil Laamane, un padre di famiglia di origine marocchina, da oltre 20 anni a Modena, che parla un perfetto italiano tanto da usare termini quali:”Aneliamo ad una convivenza esemplare a Modena”.

Più raccolto, il clima alla Casa della Saggezza è meno caotico. Il suo interno si compone di una sala rettangolare per le preghiere, gli uffici per le riunioni, due aule per i corsi di arabo, un chioschetto con oggetti di culto in vendita e i sanitari con i classici lavabo bassi per le abluzioni, obbligatorie prima delle orazioni. Le donne hanno i loro spazi, sebbene angusti, dove pregare e riunirsi. I rappresentanti di questo Centro Islamico sembrano avere le idee chiare:”Collaboriamo da sempre con le istituzioni e le altre associazioni, lo scorso 25 aprile abbiamo partecipato alle commemorazioni per la Liberazione, insieme all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia (ANPI) di Modena a cui siamo legati da forte amicizia. Per trasparenza e per farci capire dai non arabofoni, i nostri sermoni sono sempre tradotti in italiano, la lingua franca della nostra comunità”, dice Mohamed Riziki, responsabile culturale del Centro e sindacalista della Fiom-Cgil.

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A notte inoltrata ci rechiamo alla terza “moschea” di Modena, quella turca di via Munari, nel cuore della città, a due passi dalla stazione ferroviaria. La “Moschea Uli Cami” è un altro mondo ancora rispetto ai due Centri Islamici visitati in precedenza. I turchi hanno una forte identità nazionale e non sono un popolo arabo. Benché aperto a tutti i musulmani del multietnico quartiere che guarda alla stazione dei treni, l’impronta nazionale è dichiarata. Il Centro è infatti sotto il patrocinio del Ministero degli Affari Religiosi della Repubblica di Turchia. E’ un istituto che esiste anche in altri paesi islamici. In Turchia il Ministero per gli Affari Religiosi si è rafforzato durante i governi guidati dall’AKP, il “Partito per la Giustizia e lo Sviluppo” al potere dal 2002. Esso si occupa, fra le altre cose, di favorire lo sviluppo delle moschee turche e preservarne l’identità nazionale all’estero ed è molto attivo laddove la migrazione turca è forte, come in Germania per esempio.

A Modena abitano circa un centinaio di turchi, un’immigrazione regionale legata ai territori di Corum e Denizli. Una catena migratoria di stampo familiare dall’Anatolia cominciata alla fine degli anni ’70. “Il Ministero ci fornisce quasi tutto, il personale religioso per esempio: abbiamo due imam, un uomo e una donna”. Come nelle altre “moschee” della città, l’area delle donne è distinta da quella degli uomini ed esplicitamente delimitata da transenne, tendaggi o semplici cortine. Eppure in nessun altro Centro Islamico della città troviamo una imam donna, ovvero una religiosa riconosciuta che conduce regolarmente le preghiere. All’appartenenza nazionale e addirittura regionale si aggiunge anche una affiliazione politica che rende questo Centro unico nel panorama islamico modenese. E’ l’affiliazione dichiarata all’AKP, una formazione conservatrice di ispirazione islamica attualmente partito di governo in Turchia. “Il 90% dei frequentatori del Centro sono elettori o militanti dell’AKP”, dice apertamente Ozgur Ozcan, dirigente del Centro e presidente della sua costola giovanile, dal nome accattivante , “I Giovani Turchi di Modena”.

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Fisicamente la “Moschea Uli Cami” si presenta come un’abitazione privata al cui interno troviamo una piccola sala di preghiera ricavata da un grande salotto, un’aula per le riunioni, i sanitari e un piccolo cortile interno colmo di fedeli nella “Notte del Destino”. Anche qui offrono l’Iftar ogni sera a circa cento praticanti. Il Centro turco è sovraffollato, può contenere al massimo 150 persone ma la sua posizione strategica lo rende molto frequentato dai Musulmani del quartiere o di passaggio, soprattutto durante una notte di fede così sentita.

Il quarto e ultimo centro islamico della città si trova in via Alassio. Aperto lo scorso aprile e gestito da un gruppo di bengalesi e nordafricani, è poco più che una “Mussala”, una semplice sala per le preghiere.

Tutto il mese di Ramadan è pieno di benedizioni, preghiere, spiritualità e socializzazione religiosa. Ci sono, però, due momenti salienti e ravvicinati durante il mese sacro ai Musulmani: Laylatul Qadr, e l’Eid el-Fitr, la grande festa di fine Ramadan, celebrata una manciata di giorni dopo la “Notte del Destino”, quest’anno venerdì 17 luglio. La maggioranza dei musulmani sunniti, corrente maggioritaria nel mondo islamico, festeggiano fondamentalmente due grandi ricorrenze nel loro calendario: l’Eid el-Adha, la festa del sacrificio di Abramo, e l’Eid el-Fitr, la festa che chiude il mese di Ramadan.

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A Modena, l’associazione “La Polivalente 87 – Gino Pini” in via Pio La Torre mette a disposizione da diversi anni il suo complesso sportivo, una struttura capace di accogliere i fedeli provenienti dalle grandi comunità islamiche della provincia, soprattutto da Carpi e Sassuolo. L’Eid el-Fitr è una festa religiosa di massa, un raduno multietinco. Oltre 3500 musulmani, donne e uomini, da Modena e provincia si sono dati appuntamento nella mattinata di venerdì 17 luglio per la celebrazione di fine Ramadan.

All’alba era già tutto pronto: la notte precedente i volontari della Comunità Islamica di via delle Suore, sede del più grande centro islamico della città, avevano allestito la sala con tappeti e predisposto all’esterno dell’edificio i banchetti di bibite, dolci e di materiale religioso. Erano in vendita anche bottiglie da mezzo litro riempite con “acqua santa della Mecca” a 2,50 euro.

Verso le 08:00 i fedeli arrivano alla spicciolata sotto i raggi del sole del mattino che anticipano una giornata di caldo tropicale. Alle 09 inizia la litania “Allahu Akhbar, la illaha illallah” ovvero “Dio è grande, non c’è Dio al di fuori di Dio”, che rappresenta la professione di fede al monoteismo islamico. L’interno della palestra è colmo di fedeli di varie nazionalità, raccolti in preghiera: fianco a fianco, spalla contro spalla, piede contro piede a rappresentare l’unità e l’uguaglianza dei credenti.

Alle 10,00 il sole produce effetto serra, il caldo dentro alla struttura si fa soffocante, non tira un filo di vento, le gocce di sudore scendono copiose solcando il viso stanco dei praticanti. Fuori dalla palestra, i salamelecchi fra fedeli abbondano con i musulmani in festa che si baciano e si scambiano doni e complimenti augurandosi a vicenda le migliori cose.

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Riconosciamo molti fedeli già incontrati durante la “Notte del Destino” presso il centro di via delle Suore, intenti a raccogliere lo Zakat el-Fitr, la tassa rituale di fine Ramadan a favore dei poveri:”La raccogliamo e la ridistribuiamo ogni anno, il senso è che almeno in questo giorno santo i poveri non siano costretti a chiedere l’elemosina”, spiega Youssef Amouiyah Vicepresidente della Comunità Islamica di Modena e Provincia.

E’ Mohamed Raoui, l’imam del Centro di via delle Suore, ad officiare l’orazione canonica che chiude il mese di digiuno. E’ interessante notare come in ogni “moschea” di Modena oltre alla separazione di genere, troviamo anche una rigida divisione di ruoli e funzioni all’interno delle comunità che richiama il principio laico di separazione fra potere spirituale e potere secolare: infatti, mentre l’imam si occupa esclusivamente di questioni religiose, di recitazione del Corano e di esegesi islamica, il presidente e i membri del direttivo dei centri islamici di Modena hanno ruoli amministrativi, di gestione e di rappresentanza davanti alle Istituzioni.

Il Ramadan e la sua festa conclusiva l’Eid el-Fitr è stata un’occasione per apprezzare da vicino la diversità insita nel mondo islamico in cui a fianco dell’adorazione nel Dio unico convivono culture e costumi nazionali specifici e ben radicati che anche qui trovano una loro versione. A fianco degli hijab castigati delle donne maghrebine con le mani dipinte di henné, c’erano i kounkhité, i foulard colorati delle donne dell’Africa nera; vicino ai kamis e ai fez del Marocco, c’erano i bazin gouba della Guinea e “il miglior vestito” di una comunità in festa.

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Un miliardo e mezzo di persone hanno celebrato in tutto il Mondo il Ramadan: hanno digiunato dall’alba al tramonto e pregato di notte per 30 giorni di fila, senza lamentarsi. Con loro c’erano anche i Musulmani di Modena, una comunità multinazionale di oltre 9000 fedeli, etnicamente composita che orbita intorno ai quattro centri islamici presenti nel territorio cittadino. “Lo scopo ultimo del Ramadan è quello di riuscire a controllare il proprio comportamento e i propri pensieri al fine di superare l’aspetto più terreno della natura umana, finalizzando l’attenzione solo sul ricordo di Dio” spiega Hayatte Cheika, responsabile dei Giovani Musulmani di Modena, la costola giovanile della Comunità di via delle Suore.

Ma a dare un senso contemporaneo più laico e quasi politico a questa prescrizione religiosa che può apparire ai profani eccessiva, ascetica o fuori contesto, forse bastano le parole stampate in un pamphlet trovato presso la Casa della Saggezza. Un testo di “Partecipazione e Spiritualità Musulmana”, nota organizzazione islamica non profit di carattere nazionale a cui la “moschea” di via Portogallo è legata, e in cui si legge:”Il mese di Ramadan è anticonsumistico per eccellenza: si tratta di liberarsi dalle dipendenze artefatte e amplificate dalla società dei consumi, di autocontrollarsi e distaccarsi per diventare indipendenti e liberi al di là dei bisogni superficiali per volgersi ai bisogni reali, elementari, dei poveri e bisognosi”.

Gaetano Gasparini

Foto di Antonio Tomeo.