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Auto tuning. Ovvero elaborare la propria auto, trasformarla, abbellirla, renderla il più rumorosa possibile, “per distinguersi dalla massa, perché di auto di serie ce ne sono fin troppe”. A farlo sono tanti ragazzi, ma anche tante ragazze. Come Martina, che da sei anni ha aperto un negozio di accessori per auto diventato un punto di riferimento.

di Martino Pinna, Mattia Rossi, Davide Mantovani

VIDEO / La sacra ruota

“Ho visto gente con i denti rotti e l’auto bella”. Il culto dell’automobile nel tempo è cambiato: in passato le auto venivano modificate perché corressero di più, mentre oggi si fa soprattutto perché stiano ferme e siano belle da vedere. Alcune auto vengono modificate tanto da non poter più essere usate.  Viaggio nel mondo delle elaborazioni estetiche e meccaniche, tra marmitte, cerchioni, casse giganti e ricerca della felicità.

REPORTAGE / Woofer, subwoofer, viti e cacciaviti: la vita di Martina

A guardarla, capisci subito che Martina non è esattamente una donna con la gonna. Una che coi tacchi non ci va tanto d’accordo. Per due motivi, “primo perché sono scomodi e non ci so camminare, secondo perché ho il piede grande”. Martina ha una passione. Si chiama tuning.

Di cui lei ne sa parecchio. Anche più dei suoi “colleghi” uomini, ammesso e non concesso che il mondo del tuning sia una prerogativa solo maschile. Lei è la mosca bianca, la donna che non ti aspetti vicino ad un motore. Perché la realtà mica si fa a colpi di stereotipi.

Martina è un perito agrario. Fino a sei anni fa lavorava come impiegata in un’azienda. Che andava bene ma non benissimo. Di qui la scelta: mettere in piedi un’attività in proprio. E siccome “in gioielleria ed abbigliamento non mi ci vedevo, perché ho sempre avuto la passione per queste cose”, di queste cose, le automobili, ne ha fatto un lavoro.

Ha avuto coraggio, ha rischiato, si è messa in gioco: “se vinco questa scommessa, vado ad accendere un cero in chiesa. I ragazzi la sanno la storia”. I ragazzi sono i suoi amici, compagni di club ma anche suoi clienti . Il parcheggio davanti al suo negozio di accessori per moto e auto sportive, BiMa Racing di San Giovanni in Persiceto, nel bolognese, è pieno di macchine che col suo intervento lei rende uniche ed inimitabili.

Macchine basse, rumorose con impianti stereo dalle casse gigantesche che quando suonano fanno tremare i vetri. Macchine cattive, rombanti, colorate, mica quella roba grigio metallizzata che va per la maggiore e fa sembrare le nostre strade popolate da legioni di cupi ragionieri al volante.

Ma quanta gente c’è malata di tuning, da spender soldi per modificare carrozzeria, impianto audio, interni, illuminazione e motore – non necessariamente tutto insieme – della propria auto per permettere a qualcuno come Martina di trasformare la passione altrui nel proprio lavoro?

Lei sa di essersi presa un grande rischio perché “nel 2008 quando tutti chiudevano, io ho aperto” e sa anche, perché la vive, che “la strada è stata in salita”. Tante volte ha pensato di aver fatto una cazzata, ma poi, dice, “vado a casa, mi rivolgo a qualcosa di più grande e chiedo un segno. Poi vedo passare una macchina da tuning e capisco che è la mia strada”.

Prima di prendere questa decisione non conosceva nessuno dei ragazzi del New Via Emilia Tuning Club, uno dei tanti club che riunisce i patiti del genere. E tanti club significano tante persone. La manifestazione italiana più importante del settore è il My Special Car, evento che si tiene ogni anno a Rimini in maggio. Lo scorso anno quasi 80.000 sono stati i visitatori, più di 200 i club presenti, provenienti da tutta Europa, e quasi 2000 le auto esposte. Numeri che fanno capire quanto sia nutrita la schiera di appassionati in un panorama così di nicchia.

Lei in questo mondo è entrata iniziando dal mercato del tuning estetico, dal niente, imparando strada facendo. “Oggi mi sono spostata più sul comparto dell’audio, perché è quella parte che oggi permette, in questo settore, di tenere in piedi un’attività”. Quindi la decisione di aprire un suo negozio a San Giovanni. Inizialmente appoggiandosi ad un franchising.

Scelta sbagliata, sostiene ora: “Soldi buttati”. Il passaggio successivo dal tuning estetico all’audio lo ha fatto grazie al suo fidanzato: “Quando ho iniziato avevo un altro compagno, il mio fidanzato attuale l’ho conosciuto in negozio. E’ patito di audio, e tutto quello che so sugli impianti me l’ha insegnato lui. E’ talmente partito che metterebbe gli altoparlanti anche in una cassa da morto!” dice sghignazzando.

“E’ brava davvero!” ripetono in coro i suoi amici e colleghi. Martina se non ha messo mano direttamente agli impianti delle loro auto, quantomeno li ha consigliati, o anche solo ascoltati. Si prende delle responsabilità, perché chi va da lei per montare un nuovo subwoofer o un twitter, ha l’obiettivo di far suonare il proprio impianto di un decibel più alto rispetto agli altri tuner, e aggiudicarsi così questo o quel titolo durante le competizioni di autotuning sparse in giro per l’Italia.

Lei è prodiga di suggerimenti,ma non dimentica però il periodo storico in cui stiamo vivendo. La crisi economica impone delle scelte che a volte vanno a discapito della passione. Martina lo sa bene, e non cerca di vendere a tutti i costi un prodotto: aiuta il cliente nella valutazione della spesa, e se non lo trova strettamente necessario, a volte consiglia di non installare questo o quel componente, perché il rapporto tra costo e beneficio andrebbe a svantaggio del cliente stesso. “Non ce la faccio ad essere bastarda con il cliente. Io, oltre alla vendita, ti do una consulenza, e cerco di fidelizzare il rapporto con te. Per cui anche se vieni qui a far delle chiacchiere, so che mi ripagherai prima o poi”.

Tamarrate classiche e rispetto

Ok, niente gonna, qui si gira sportivi, ma le mani sul motore Martina non le mette. “A ognuno il suo mestiere – spiega – io di meccanica non mi occupo. Sono più sull’abbellimento. Qualcosa di estetico, l’audio, e tutte quelle piccole tamarrate classiche del genere, ma fatte con stile!”.

E per quanto stile venga messo in ogni suo intervento, spesso ai più, quelli che non sono divorati dalla passione per il tuning, il suo lavoro sembra una follia: un mestiere al servizio dei “maranza” – quelli che amano stravolgere le regole di ciò che viene ritenuto “normale”, “ordinario”, “di buon gusto” – che “pimpano”, potenziano, le auto. “Agli occhi degli altri la nostra è una passione difficile da capire, perché ci reputano dei pagliacci, ritengono che siano soldi spesi male, buttati al vento” ma, protesta “non li chiediamo certo a loro i soldi. Quindi non vedo perché debbano preoccuparsi di quel che facciamo noi”.

Il rispetto è una merce rara, soprattutto oggi che la comunicazione è globale e tutti (o quasi) possono esprimere libere (o quasi) opinioni su tutto. Ma per questi ragazzi il rispetto fa parte di un codice di comportamento che li accomuna. E Martina ci tiene molto: “Sono una persona che rispetta molto le passioni degli altri, che mi piacciano o meno. E se non mi piacciono, mi giro dall’altra parte. Non sto a perdere tempo a criticare. Se vedo un’auto modificata e le modifiche non mi piacciono, non vado a chiedere il perché di quelle scelte. Le rispetto e basta, perché so che anche la mia macchina può piacere o non piacere”.

Questo concetto di guardare a se stessi senza preoccuparsi degli altri Martina lo trasforma in un suggerimento quasi filosofico per i suoi clienti:” Devi fare le cose senza preoccuparti di guardare gli altri. Perché per mille ragioni diverse, ci sarà sempre qualcuno che suona più forte di te, che ha l’alettone più grosso o lo scarico più rumoroso”.

Cuore di papà

E’ comprensibile essere messi in guardia ed ascoltare le opinioni di chi è più esperto, quando ci si lancia in un’avventura nuova e piena di rischi come quella di aprire un’attività. Il papà di Martina è stato il primo a farsi e a fare delle domande. Anzi, più che domande le sue sono state parole di padre, preoccupato per la propria figlia.

“Quando sono partita – racconta Martina- mio padre mi chiedeva cosa stessi facendo. Sosteneva che non capissi un cavolo. Mi diceva che forse sarebbe stato meglio rimanere sulla strada sicura, il posto fisso”. Ma Martina sceglie di fare il grande balzo, e nonostante i litigi con il papà, si lancia e diventa imprenditrice. Come la sua attività, che piano piano cresce, così anche il papà abbandona poco alla volta le sue remore: “Adesso – sorride convinta Martina – mi dà una mano se ho bisogno, mi porta in giro i volantini. E poi, lo possono testimoniare i ragazzi, va ai raduni e fa il cretino più di me. Insomma, è diventato come noi. Anzi, peggio di noi. L’ho tirato dalla mia parte”.

Il papà e la mamma le hanno regalato la sua prima auto, una Opel Corsa, che ovviamente Martina ha modificato. La passione per i motori l’ha sempre avuta, ma quello che le ha acceso le luci sul mondo del tuning, è stato un ripetuto incontro con una ragazza. O meglio, con la sua auto. “Io vengo da Finale Emilia, e vedevo sempre nel mio paese una ragazza che girava con una macchina modificata. Avevo iniziato ad avere un lavoro, e mi sono chiesta perché non avrei dovuto modificare anche io la mia auto. E così ho iniziato: l’assetto, un paraurti, la verniciatura. Piano piano, un pezzettino alla volta, l’ho portata all’aspetto attuale. Quando inizi, si mette in moto un volano che non si ferma più”.

Toccatemi tutto ma non la macchina

“Piuttosto tagliatemi un braccio, ma lasciate stare la macchina. Divento una bestia!”. Per un tuner, il rapporto con il mezzo è viscerale, sfiora la sacralità. L’auto da modificare diventa come una vita da crescere. Si sviluppa, cambia, si arricchisce di particolari. Ed ogni giorno, ogni piccola variazione sopravvenuta, si avvicina alla perfezione ricercata. E nel tragitto che porta alla ricerca della perfezione, si possono incontrare mille ostacoli, alcuni inaspettati, altri indipendenti dalla propria volontà.

“Un giorno sono andata ad una esposizione. Avevo parcheggiato la macchina poco distante, e quando sono tornata, c’era un graffio di 12 cm sul cofano. Non ci puoi fare niente sul momento, se non arrabbiarti. E pensare che alla prima occasione, farai riverniciare il pezzo danneggiato. Per me la macchina è una ragione di vita. L’adoro. E’ surreale, lo so, ma è cosi. E guai a chi me la tocca!”. Per questi appassionati l’auto non è semplice mezzo di trasporto ma è lo specchio dell’anima, e la simbiosi tra loro è totale. Uomo e macchina sono una cosa sola, l’immagine dell’auto diventa così la proiezione di se stessi sulla strada, una via per far arrivare a chiunque un messaggio: ”Guardatemi perché sono unica”.

Pimpare o non pimpare? Questo è il dilemma. Soldi permettendo

Sono diverse le tipologie di clientela con cui tratta Martina: ”C’è chi preferisce la cura dell’aspetto meccanico: cambio della centralina di controllo del motore, sostituzione dello scarico e del filtro dell’aria, e così via. Ci sono i patiti dell’audio, per cui le prestazioni ad alta efficienza dell’impianto stereo sono obbligatorie: per cui montano subwoofer talmente grandi da far vibrare la macchina insieme alla musica. E ci sono quelli che curano l’aspetto esterno, quindi luci al neon, led luminosi, verniciatura custom, eccetera.”

Non c’è un’età di riferimento tra i suoi clienti. Il bello di questa passione è che si può esprimere in maniera diversa a qualsiasi età. Il ragazzo neopatentato o quasi è il primo ad entrare nel suo negozio, ma è seguito a ruota dalla persona di mezza età che non disdegna l’installazione di una luce al neon. La forbice di età che comprende gli appassionati è ampia, ragione per cui in mezzo ci trovi di tutto. Anche persone che fanno il passo più lungo della gamba, e fanno debiti, o si comportano in modo scorretto, pur di aggiungere qualcosa al proprio mezzo.

“A me è capitato diverse volte di non essere pagata. O meglio, ho ricevuto tante ordinazioni di materiale che poi non è mai stato ritirato. Alcuni giocano sul fatto che non si fa più magazzino per risparmiare qualcosa. Ed allora mi tocca cercarli, chiamarli al telefono, e la cosa è scocciante perché se vuoi una cosa la prendi, ben sapendo che prima o dopo la devi pagare. Tanti vorrebbero fare e non possono, ad alcuni si dà una mano più che volentieri, ma non esiste che tu mi chieda di montarti l’impianto e poi, al momento di tirare fuori i soldi, mi dica che non li hai. E’ giocare scorretto e la cosa non mi piace. Purtroppo mi è capitato. Tant’è che sono stata costretta a chiedere ad alcuni il pagamento anticipato”.

Nei panni della commerciante, Martina spiega in maniera chiara cosa rende il mercato del tuning un mondo sempre più difficile: “Con questa crisi, i ragazzi non lavorano, non guadagnano e quindi non possono modificare troppo l’auto. Inoltre, internet e l’e-commerce ci stanno mettendo in grossa difficoltà. Perché con la rete ed i social network si diffondono velocemente annunci di persone che fanno le modifiche nel loro garage come secondo lavoro, che non hanno le spese di mantenimento di un negozio, e che fanno le cose alla metà del prezzo rispetto ad un negozio o garage”.

Un cerchione non è per sempre

Martina è felice di ciò che fa e come lo fa: “E’ un settore che piace il mio. Sono soddisfatta del fatto che la gente parli di me, di piacere. Senza presunzione, sono orgogliosa di essere giudicata come una ragazza tranquilla, senza grilli per la testa, umile e generosa. E mi sono guadagnata il rispetto e l’amicizia degli altri. Queste sono le cose che mi danno più gioia. Poi, arrivassero anche i soldi veri, mica mi farebbero schifo. Ma ora va bene così. La percentuale di felicità? Diciamo settanta. Non mi lamento, ho iniziato questo lavoro dal niente ed ora sto andando avanti per pagare i debiti. L’obiettivo è quello di coprirli al più presto, poi quello che verrà, sarà tutto di guadagnato. Riconosco che c’è gente che sta peggio di me, magari senza lavoro e con una famiglia da mantenere. Sono fortunata e lo riconosco”.

Sorride Martina, donna (quasi) sola in un mondo di uomini, che uno si immagina sul genere di Fast & Furious. “Quando è uscito il film c’è stato il boom del tuning anche qui in Italia. Ma noi non siamo proprio così”. Ci guardiamo intorno e osserviamo i clienti del BiMa. Stereotipi del tuner sul genere della pellicola holliwoodiana se ne vedono pochi.

Martina conferma: “Il messaggio che passa quel film su chi fa tuning è quello di gente palestrata con una macchina da paura ed una superfiga alta 1,80 a fianco. Qui non è esattamente così. Magari la superfiga la guardano – se la ride – ma poi si fidanzano con una ragazza acqua e sapone. I ragazzi, all’ 85% sono persone normali, magari con un po’ di pancetta, spettinati, e con una ragazza normale, a volte un po’ cicciottella. Siamo così, normalissimi: l’unica cosa che costruiamo e modifichiamo sono le auto. Niente di più!”.

Al momento di salutarla, le diciamo in bocca al lupo, e lei risponde così: “Grazie, e speriamo che da lassù ci pilotino bene che ne abbiamo bisogno!”. Un auspicio degno di una come lei, Martina, una madonna dei motori.

Mattia Rossi

FOTO / Autotrasformazioni

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Da una parte le elaborazioni moderne: quelle del tuning estetico, ormai le più diffuse, nel raduno organizzato dal New Via Emilia Tuning Club, dove le macchine stanno ferme e ci si sfida a colpi di decibel. Dall’altra la vecchia scuola: le officine degli elaboratori meccanici, dove l’unico suono che si sente è quello dei motori e lo scopo è che le macchine corrano. Foto di Davide Mantovani. VAI ALLA GALLERY