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Lo strano rapporto tra la Chiesa e il sesso in un viaggio tra il sacro e il profano: dai primi sacerdoti a parlare di educazione sessuale ai corsi prematrimoniali, passando per una credente molto particolare. Testo Lucia Maini, video Davide Lombardi e Martino Pinna, foto Antonio Tomeo.

VIDEO / Emmanuelle

“Io ci sono nata in mezzo alle mutande”. La storia di Manuela, ovvero Emmanuelle, e della sua attività di famiglia: un negozio di biancheria sexy in pieno centro.

REPORTAGE / Il sesso nel nome del padre, del figlio e anche dello spirito santo

Domenica mattina. Mentre nel Duomo si celebra la messa, a poche decine di metri Manuela vende reggicalze, fruste e perizoma. Probabilmente tra i suoi clienti ci sono anche alcuni fedeli, chissà. Lei stessa è una cattolica educata dalle Orsoline che vede nella soddisfazione del cliente, in modi che non tutti riterrebbero ortodossi, “un matrimonio salvato”. E di fronte alla sua appariscente vetrina c’è la libreria delle Edizione Paoline. Perché, nonostante qualche sguardo indispettito, qua nel centro di Modena sacro e profano sono vicini di casa. Dopotutto, “la sessualità è opera e dono di Dio”.
A dirlo non è l’eretico di turno o il prete spretato per amore, ma un documento della Cei, la Conferenza episcopale italiana, dove si legge anche che “la piena donazione di sé all’altro – rigorosamente nell’ambito coniugale – è non solo la continuazione dell’atto creativo di Dio nel mondo, ma è addirittura, per l’elevazione del matrimonio a sacramento, segno e strumento di comunicazione della grazia che salva, e cioè di comunione con la vita stessa di Dio”. Detto in parole povere: il sesso, purché nell’amore coniugale, ti avvicina un po’ più a Dio.

Lo conferma il dehoniano padre Bruno Scapin, della Congregazione dei sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù che, da vero pioniere, già negli anni ’70, introdusse insieme agli altri padri corsi di educazione sessuale all’interno del collegio Casa papa Giovanni XXIII dove insegnava, a Palagano sull’Appennino modenese. Un’ardita fuga in avanti per quell’epoca in cui regnava sovrana l’educazione al silenzio?

Non proprio, piuttosto i primi passi verso la dimensione antropocentrica della cultura moderna emersa dal Concilio Vaticano II. “La sessualità è frutto di un disegno di Dio, non c’è da aver paura”, spiega padre Scapin. “Uomini e donne sono creature differenti e la sessualità rappresenta un linguaggio nel dialogo d’amore”.
Un taglio scientifico, quello delle lezioni che venivano proposte ai ragazzi della scuola media già quarant’anni fa. Un approccio inaspettato per la Chiesa in quegli anni, inquadrato però rigorosamente in una visione valoriale. A fare lezione ai ragazzi era una professoressa di scienze, che “in quanto madre” aveva anche la sensibilità giusta per trasmettere ai ragazzi un quadro etico. Gli argomenti venivano poi ripresi fuori dall’orario delle lezioni ogni volta che i ragazzi evidenziavano problemi o esprimevano dubbi. Tra i temi affrontati, oltre ai rapporti tra sessi, anche veri e propri tabù, come la prostituzione e l’autoerotismo. “Si parlava con tranquillità e semplicità di questioni sessuali – aggiunge padre Scapin – togliendo così la parte morbosa e la conseguente curiosità malsana derivante dal fascino del proibito”.

Tutta colpa di Youporn?

Donne in abiti sempre più succinti in tv, video pornografici alla portata di un clic, sexy shop con vetrine audaci, negozi di intimo hard che diventano luoghi da vivere e addirittura – è il caso de La valigia rossa – la vendita a domicilio di sex toys, con le medesime modalità con cui le nostre madri acquistavano il Bimbi e i prodotti della Tupperware o della Just.

Da ogni lato l’individuo è bombardato da messaggi che inneggiano al sesso, neanche tanto subliminali come accadeva in passato quando, per mettere un po’ di pepe, i produttori di film o spot pubblicitari ricorrevano in modo più o meno discutibile a stratagemmi contorti, come lo scorrere rapido di un piccolo riquadro con una donna in topless in una scena del cartone Bianca e Bernie o l’inserimento di un frame istantaneo con l’immagine del sesso maschile in Fight Club.

Internet e i nuovi social network, i cellulari e i software di messaggistica istantanea sono senza dubbio un canale preferenziale per entrare in contatto con altre persone senza le inibizioni e le responsabilità di un colloquio vis-à-vis, nel quale è un attimo provare vergogna o paura e tocchi con mano la conseguenza degli atteggiamenti che hai. Ma basta questo a far passare d’un sol colpo i ragazzi dal fatato mondo delle favole alla versione più sfrenata, trasgressiva e perversa del sesso? Qualche responsabilità non va cercata anche nei modelli che vengono offerti ai più giovani e negli approcci adottati dalle diverse agenzie educative?

Padre Scapin non ha dubbi: “Non si deve tornare indietro”, afferma. “Se è stato positivo affrontare la tematica della sessualità con i ragazzi negli anni ’70, oggi ce n’è ancora più bisogno”. Ma questi percorsi, cosa possono raccontare ai ragazzini di oggi con YouPorn a disposizione con un semplice clic? Secondo padre Scapin con la rete “è stato consegnato ai ragazzi uno spazio di cui non comprendono la pericolosità e che non sono in grado di gestire” e gli adulti, dal canto loro, “non sono in grado di reggere i modi di comunicare dei giovani, che nascono digitali”. La difficoltà della Chiesa, ma forse anche della famiglia e della scuola, non sta tanto nel parlare di sesso, ma nel come parlarne. C’è una sorta di impreparazione al linguaggio. Nelle stesse omelie si utilizza un “linguaggio prefabbricato”, spesso senza interrogarsi sul fatto che le persone potrebbero non avere gli strumenti per decodificarlo.

“Tutte le agenzie educative dovrebbero affrontare il tema della sessualità con una visione positiva, perché è una cosa bella che completa l’uomo”, chiarisce padre Scapin. “Ci vuole coerenza tra soggetti educativi e una condivisione di intenti nell’intraprendere percorsi che vadano nella stessa direzione”. Perché a differenza degli anni ’70, in cui le parole del prete, della mamma e dell’insegnante erano le stesse, la società di oggi, che ha perso compattezza, produce “un’obesità di messaggi”. Gli input frenetici che arrivano a casa, a scuola, in chiesa, sulle riviste e su internet “dicono tutti cose diverse e i giovani non sanno più dov’è la verità”.

Senza contare che, conseguenza diretta di questa rottura nel sistema educativo, è venuta un po’ a mancare anche l’autorevolezza dell’adulto agli occhi del giovane, con il rischio per i genitori di una “dismissione totale delle proprie responsabilità”.

Alla ricerca di un senso per Sara

Sara ha 12 anni, uno strato di rossetto sulle labbra e uno smartphone di nuova generazione nella tasca dell’ultimo modello di Woolrich. Sara ha 12 anni, ma ne dimostra 20. Fuma vicino a scuola tra le amiche ma senza ascoltare ciò che dicono, perché rapita dal seducente suono della nuova domanda arrivatale su Ask.fm. Sara ha 12 anni e sta progettando come perdere la verginità, perché se non lo fa entro qualche anno rischia di essere emarginata dai suoi coetanei. In più ora è un po’ preoccupata perché un’amica le ha messo in testa che si viene sistematicamente tradite dai propri ragazzi se non si è capaci di praticare sesso orale nel modo giusto.

Sara è un personaggio di fantasia, ma sono tante le ragazze e i ragazzi come lei che, pur essendo ancora bambini, si vestono e atteggiano come gli adulti. Ed è cronaca tristemente quotidiana quella di giovani che, senza attribuire agli atti sessuali alcun tipo di significato, si avventurano in rapporti di gruppo oppure offrono prestazioni sessuali in cambio di ricariche telefoniche o di una Louis Vuitton.
“Oggi si tende ad anticipare tutto: gli stili di vita, le scelte e le responsabilità”, afferma don Domenico Malmusi, della parrocchia di Collegara, sempre a Modena. “La società chiede agli adulti di correre e lavorare molto e ciò che ne risente maggiormente sono le relazioni, soprattutto quelle con i figli, che si trovano così senza figure di riferimento e finiscono per ricercare l’educazione più nel rapporto tra pari che nel confronto con gli adulti”.

Anche Vasco Rossi, in una celebre canzone, afferma ripetutamente di voler trovare un senso a questa vita, a questa storia, a questa voglia, ma anche a questa situazione e a questa condizione. Meno trasgressivo e fatalista della famosa rockstar modenese, che finisce per concludere che se anche il senso non si trova domani arriverà lo stesso, anche don Stefano Violi del progetto educativo sviluppato dal Centro pastorale giovanile Quando si ama insiste sul concetto di trovare un senso: “È ciò che più manca ai giovani nell’approccio alla sessualità”, dice. “La civiltà di oggi stenta a dare un significato: non riesce più a offrire ai ragazzi modalità di dialogo con quello che stanno vivendo”.

Secondo don Violi i ragazzi non vanno lasciati soli in balia di un “bombardamento pulsionale”, ma è necessario “favorire una riflessione, in modo da poter permettere loro di fare scelte consapevoli”. Perché a fronte di una civiltà del passato “assolutamente tabuistica”, oggi “nessuno parla più di argini, che invece consentivano di crescere indirizzati verso una meta”.
Forse per aiutare Sara a trovare un senso sarebbe sufficiente cenare con la televisione spenta la sera in famiglia o dimenticarsi per un attimo dello smartphone mentre racconta qualcosa. Forse sarebbe un’occasione anche per gli adulti per riscoprire la bellezza del dialogo e del rapporto con l’altro. Forse.

Fin che morte non ci separi

“Un giorno un ragazzo mi ha chiesto informazioni sui corsi prematrimoniali aggiungendo che abitava con la sua ragazza vicino alla Chiesa. Io non lo conoscevo, ma aveva un viso che mi ispirava e allora l’ho fatto. Gli ho risposto: Mio Dio, ma tu vivi nel peccato! Lui ha iniziato a fornirmi spiegazioni, a dirmi che era venuto da me per rimediare. Solo alla fine gli ho detto che stavo scherzando”.

Don Domenico, più conosciuto come Dodo, non ha la presunzione che quella da lui espressa sia la posizione della Chiesa intera, che definisce comunque abbastanza aperta, ma in molti spererebbero fosse così.

“Chi frequenta i corsi prematrimoniali ha generalmente oltre 30 anni, la maggior parte convive e qualcuno ha già anche dei figli”, racconta. Questa è la realtà di oggi. Alcuni sui colleghi forse la accettano a denti stretti, ma non possono farne a meno, significherebbe creare uno scollamento con la realtà. “Io mi sento molto in linea con gli insegnamenti di Papa Francesco – spiega Dodo – che ha come principio la misericordia di Dio”.

Tradotto: le persone vanno accolte con attenzione alla loro storia, quindi anche nel peccato. E don Domenico se ne guarda bene dal soffermarsi sul fatto che siano situazioni di peccato, “perché la gente non le percepisce così”. Insomma, pur ancorata alla tradizione, la Chiesa prova a tenere il passo con la società e in qualche caso, come quello di don Domenico, ci riesce.

Delle otto lezioni del corso prematrimoniale, una è dedicata alla sessualità e viene affrontata in base a come le persone presenti reagiscono al tema. In alcune occasioni vengono invitate all’incontro coppie formatrici del metodo Billings, il metodo naturale di regolazione della fertilità. Non proprio quello che ti fa dormire sonni tranquilli.

“La sessualità è una cosa importante e caratterizzante della persona”, afferma ancora don Domenico. “Permette a donne e uomini di relazionarsi fino al livello più profondo ed è il linguaggio più appropriato per comunicarsi l’unità nella coppia”.

Ma don Domenico va oltre, citando a sorpresa per i profani Sant’Alfonso, padre della morale cristiana moderna, che “già nel ‘700 aveva evidenziato che la sessualità aveva come scopo fondamentale l’unione di uomo e donna e solo in seconda battuta la procreazione. Solo gli animali – conclude il don – possono avere rapporti sessuali esclusivamente per riprodursi”. Parole illuminate, una piacevole sorpresa che fa sperare che qualcosa stia cambiando, anche in quella che è la massima rappresentazione delle tradizioni e del conservatorismo, la Chiesa.

Lucia Maini

FOTO / 100 passi tra il sacro e il profano

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Circa 100 passi separano il caffè Emanuelle dal Duomo di Modena,  80 metri tra il Sacro e il Profano / Antonio Tomeo. VAI ALLA GALLERY