CONDIVIDI

The Lancet, considerata una delle più autorevoli riviste scientifiche al mondo, ha pubblicato ieri un articolo dal titolo molto sobrio “Il Fondo monetario internazionale e l’epidemia di Ebola” ma dai contenuti piuttosto pesanti. In pratica l’accusa lanciata al FMI è quella di aver (involontariamente) contribuito, con le sue politiche di austerity, all’esplosione dell’epidemia nei tre paesi africani – Liberia, Sierra Leone e Guinea – che oggi ne sono maggiormente colpiti. I contenuti dell’articolo si basano su una ricerca condotta da un team di sociologici delle Università di Cambridge, Oxford e dalla London School of Hygiene and Tropical Medicine che ha individuato tra le concause di una risposta inadeguata all’esplosione epidemica, l’indebolimento dei servizi sanitari locali, finiti sotto l’accetta di una riduzione della spesa pubblica imposta dalle direttive del Fondo.

Dal 1990 infatti, il FMI ha fornito sostegno economico a Guinea, Liberia, and Sierra Leone, rispettivamente per 21, 7, e 19 anni, in cambio della piena accettazione delle direttive stabilite nel cosiddetto Washington Consensus, “l’accordo fra il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale e il Dipartimento del tesoro americano (tre istituzioni con sede a Washington) – scrive il sociologo Emanuele Ferragina nel suo saggio “La maggioranza invisibile” – nel predisporre riforme di stampo neoliberista per i paesi in via di sviluppo costretti a fronteggiare momenti di crisi” (va segnalato però che l’interpretazione di quell’accordo in chiave esclusivamente neoliberista, è oggetto di discussione).

sierraleone
Sta di fatto – riporta The Lancet – che per per mantenere bassa la spesa pubblica, in quei paesi sono stati pesantemente tagliati i fondi per assumere o remunerare adeguatamente medici, infermieri e altri operatori sanitari. Nel caso della Sierra Leone ad esempio, tra il 1995 e il 1996, il FMI ha imposto il ridimensionamento del 28% dei dipendenti, obbligando lo Stato a proseguire nel contenimento delle spese e nella riduzione dei salari anche negli anni 2000. Dal 2004, il paese ha destinato circa l’1 ,2 per cento in meno del PIL ai servizi pubblici rispetto alla media dell’area sub-sahariana. In sostanza, sostiene la ricerca, l’impatto dei programmi legati ai prestiti finanziari concessi dal FMI tra il 1990 e il 2014 ha pesantemente indebolito il “sistema immunitario” di quei paesi, la cui Sanità pubblica non è stata in grado di rispondere adeguatamente all’avanzata dell’epidemia.  Un’accusa rigettata dal Fondo che ha definito totalmente false le conclusioni raggiunte dalla ricerca.

Nei mesi scorsi lo stesso FMI ha annunciato un investimento di 430 milioni di dollari per la lotta contro Ebola nei tre paesi africani, mirando così – scrive sempre The Lancet – “a diventare parte della soluzione alla crisi”. In una recente riunione, il direttore Christine Lagarde ha dichiarato: “Per tentare di contenere una malattia come questa è bene aumentare il deficit visto che si tratta della salute delle persone”. Una posizione questa, ha ammesso la stessa Lagarde, che “il FMI non assume molto spesso”.

Immagine, photo credit: Amnesty International via photopin cc.