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Anche se in Italia il maltrattamento di animali è ancora considerato un reato di serie B, qualcosa si sta muovendo. Il 18 settembre 2014 è stato siglato tra Corpo Forestale dello Stato e associazione Link Italia, un accordo che pone le basi per colmare la distanza tra il contesto italiano e paesi come gli Stati Uniti in cui, a seguito di rigorosi studi scientifici, la crudeltà su animali è considerata un importante indicatore di pericolosità sociale (ne abbiamo parlato nel reportage “La crudele legge del più forte“).

Il protocollo prevede l’istituzione della prima équipe multidisciplinare di studio e investigazione del profilo del maltrattatore e assassino di animali e verrà sviluppata l’attività di raccolta dati avviata da Link Italia in questi anni, attraverso l’istituzione di un apposito fascicolo di accertamento dei reati di maltrattamento da parte del NIRDA (Nucleo Investigativo Reati a Danno di Animali) del Corpo Forestale dello Stato.

“Obiettivo dell’accordo – spiega Francesca Sorcinelli, Presidente Link Italia – è indagare il fenomeno link, il legame tra crudeltà su animali e violenza interpersonale, nel contesto italiano, per sostenere le politiche criminologiche e vittimologiche, elevando il maltrattamento di animali da reato minore a reato grave”.

L’ultima volta che lo Stato Italiano si era fatto interprete così direttamente di interventi di tutela degli animali era il 1938, quando fu costituito l’Ente nazionale fascista per la protezione degli animali, che nel dopoguerra ottenne il riconoscimento di personalità giuridica di diritto pubblico, operando in stretta collaborazione con il Ministero dell’Interno. Nel 1979 tuttavia l’ENPA venne privatizzata, perdendo la qualifica di ente parastatale. A distanza di 35 anni, oggi, si apre quindi un nuovo capitolo, che pone al centro il rispetto degli animali come strumento di civiltà.

(Eva Ferri)

copertina: visualpanic via photopin cc