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Lavorare ed essere pagato in bottiglie d’olio: il ritorno della mezzadria, un lavoro che in realtà non è mai scomparso dal medioevo a oggi. Ufficialmente non esiste più, ma durante la raccolta delle olive negli oliveti arrivano pensionati, disoccupati e cassaintegrati pronti ad arrotondare.

A partire dagli anni 2000 abbiamo visto nascere professioni sempre più nuove, mai sentite prima, di quelle che a volte sono difficili da spiegare quando qualcuno ti chiede “Sì, ma esattamente che lavoro fai?”. C’è stato poi il ciclo degli hobby che diventano lavori e lavori che ritornano ad essere hobby: i numerosi videomaker, copywriter, giornalisti, designer e artisti che a un certo punto si sono sentiti dire che il loro lavoro in fondo era poco più che una passione, un passatempo, e quindi non per forza deve essere pagato.

Ma c’è anche chi fa lavori manuali che sono identici da almeno 600 anni: stesse modalità di lavoro, stesse modalità di pagamento. Stefano ad esempio ultimamente lavorava come mezzadro. Ha 31 anni, abita in Sardegna, ha mandato curriculum in tutta Italia e in buona parte d’Europa per cercare un lavoro qualsiasi, ma nella sua isola, al momento, l’unico “lavoro” che ha trovato è quello in campagna. E ora spieghiamo il perché delle virgolette.

Stefano non viene pagato in euro ma in bottiglie d’olio. Varie volte nella sua vita ha lavorato in campagna, perché in Sardegna – come capita anche in molte regioni del sud Italia – è uno di quei pochi lavori che più o meno richiedono sempre manodopera.

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Occupazioni instabili, faticose e pagate poco. Ma quando proprio non si trova altro a parte i famigerati call center o i soliti contratti a progetto come operatori di vendita o agenti di commercio, allora la campagna resta l’unica soluzione. Pochi euro ma subito, in contanti e non di rado in nero, che passano da una mano all’altra, arrivederci e grazie. Niente false promesse, niente provvigioni: esci di casa, lavori e torni con in tasca qualche euro.

Ma nell’ultimo lavoro che Stefano sta facendo per mettere da parte un po’ di soldi, la paga non è in euro. Nemmeno in sterline, dollari o yen. Viene pagato in bottiglie d’olio. È l’antica mezzadria, una parola che alla maggior parte di noi suonerà come antica, appartenente a un’altra epoca, ma non è così. Seppur non ufficialmente, seppur in forma marginale, la mezzadria esiste ancora ed è sempre esistita.

“Ci sono piccoli-medi proprietari di oliveti che mettono a disposizione il proprio terreno per la raccolta delle olive. Chi vuole, la maggior parte pensionati, va e raccoglie quanto più riesce” spiega Stefano. “A quel punto consegna le olive al proprietario, che si occupa della molitura, cioè l’estrazione, e la resa in olio viene divisa in due: metà va al proprietario e metà ai raccoglitori. Se sei fortunato riesci a portare a casa 10/15 litri di olio al giorno”.

Il lavoro del mezzadro negli oliveti è rimasto sostanzialmente invariato dal medioevo a oggi. Certo, c’è qualche piccola migliora tecnica, ma per il resto è uguale. Anche la divisione, da secoli, è quella 50 e 50: metà a chi raccoglie, metà al proprietario. Nonostante nei secoli ci siano state diverse rivolte per cambiare la divisione del prodotto e portarla a 60/40, oggi si divide ancora a metà. La maggior parte dei moderni mezzadri sono pensionati, disoccupati o cassaintegrati che arrotondano così.

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Anche in Farmville, il popolare gioco su Facebook dove si simula la vita di un agricoltore, è possibile piantare un oliveto, raccogliere le olive e perfino produrre l’olio. Farmville ha circa 40 milioni di utenti attivi al mese e circa 8 milioni che ci giocano ogni giorno. Probabilmente perché nessuno di questi le deve raccogliere davvero.

In teoria in Italia la mezzadria è stata abolita nel 1964 e la legge vieta di stipulare nuovi contratti di questo tipo. Il punto è che qua non si parla di aziende e quindi non esistono contratti. E il proprietario dell’oliveto, anche se volesse, non ha nessun vantaggio ad assumere i braccianti come dipendenti e a trasformare l’olivo in una vera azienda e la raccolta in un vero lavoro. Perché? La risposta è molto semplice.

“Perché non conviene. Il punto è che questi oliveti non sono vere aziende: l’alternativa sarebbe appunto lasciare le olive sugli alberi. Così invece, in qualche modo, tutti guadagnano qualcosa, anche se non sempre sono euro. La concorrenza del mercato dell’olio è spietata: al supermercato puoi trovare bottiglie d’olio a 3 euro. Qua, con tutte le spese ridotte al minimo, non puoi farlo pagare meno di 7 euro al litro… ma è olio di ottima qualità”.

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Ma dal punto di vista del bracciante dove sta il guadagno, oltre a riempirsi la casa di bottiglie d’olio di ottima qualità? “Se hai i contatti riesci a venderlo, in nero naturalmente, visto che io non ho nessun titolo per commerciare il prodotto. Altrimenti te lo tieni in dispensa come provvista. Io ora in casa ne avrò circa 50 litri” spiega Stefano.

Eppure questa parola così antica – mezzadria – oggi può suonare anche molto moderna. Abbiamo visto l’interessante caso della “Real shit”, letame di design che, con un’astuta operazione di marketing, è riuscito ad arrivare nei punti vendita di Eataly. Oppure pensiamo anche a quel genere di cose nuove e cool tipo il WWOOF (Willing Workers On Organic Farm), che consiste nell’andare nelle fattorie, essere ospitati e lavorare gratis.

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Il lavoro in campagna in questo caso diventa non più sopravvivenza ma esperienza culturale. Non solo non vieni pagato, ma sei tu a pagare. E non sono poche le persone che sborsano centinaia di euro per andare a raccogliere le olive di qualcun altro, per vivere “l’esperienza della campagna”.

Un certo scalpore ha destato l’estate scorsa la notizia che per raccogliere olive nella tenuta toscana di Sting bisognasse pagare 262 euro al giorno. In cambio, a parte il sudore della fronte per raccogliere le olive della popstar, un picnic sul prato e una degustazione di vini. L’agognato incontro con l’ex Police? Quello non veniva garantito.

Un’esperienza di cui Stefano invece farebbe volentieri a meno: “Ogni mattina mi devo alzare presto e controllare il tempo, perché se piove non si lavora” spiega. “Per un po’ di tempo lavorare così non è male: sai di usare in cucina dell’olio buono, se lo vendi ti fai anche qualche euro e almeno non stai a casa con le mani in mano. Però, certo, non si può considerare un lavoro vero”.

Martino Pinna

Foto di copertina: Agriturismo San Giovannello / Flickr, foto nell’articolo Florian Rieder / Flickr – Licenza Creative Commons 2.0