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Testo Martino Pinna, Foto Michele Sibiloni

Ancora oggi, nella maggior parte dei casi, gli europei vedono l’Africa come un unico blocco tutto uguale, e non come un enorme e complesso continente quasi impossibile da descrivere. Quel che si può fare è tentare di raccontarne un pezzo per volta, ammettendo che molti di noi non saprebbero indicare sulla cartina nemmeno la metà dei 54 stati che compongono il continente africano. Ad esempio sapreste dire con esattezza dove si trova l’Uganda?

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Michele Sibiloni è un fotogiornalista che si trova in Uganda da 4 anni. Negli ultimi tempi sta documentando la vita notturna della capitale, Kampala, “un buon posto dove vivere se lavori in questa regione: è più piccola di Nairobi e anche più sicura, anche se la delinquenza sta aumentando”.

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Le sue foto delle notti di Kampala fanno venire in mente le parole che il grande giornalista polacco Ryszard Kapuściński scrisse a proposito del continente africano: “Una zona del mondo percorsa da una inquieta, violenta carica di elettricità”. Così sembra Kampala negli scatti di Sibiloni.

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Ma cosa fa la gente la notte a Kampala? “Di notte la gente fa quello che non può fare di giorno: trasgredisce, beve balla, si diverte. Allo stesso tempo c’è chi lavora e chi si guadagna da vivere come succede in tutte le grandi città”.

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Negli anni ’70, l’Uganda divenne nota al mondo per essere stata teatro di quello che ancora oggi è considerato il più famoso raid antiterrorismo della storia, la liberazione da parte delle forze speciali israeliane degli oltre cento ostaggi di un volo Air France dirottato sull’aeroporto di Entebbe, 35 km a sudovest di Kampala, e  per le famigerate imprese di uno dei più folli e sanguinari dittatori della storia africana, Idi Amin Dada. Colui che si autoproclamò Sua Eccellenza il Presidente a vita, Feldmaresciallo, Signore di Tutte le Bestie della Terra e dei Pesci del Mare e Conquistatore dell’Impero britannico, in Africa in Generale e in Uganda in Particolare. Questi sono solo alcuni dei titoli.

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L’eccentrico e spietato dittatore era un appassionato di cartoni Disney, sosteneva di controllare i coccodrilli col pensiero, si ricopriva la giacca militare di medaglie e titoli che si conferiva da solo, tra i quali Re di Scozia, e fece uccidere un numero imprecisato di persone. Un’Uganda folle, naif e sanguinaria, oggi ricordata solo per fare paragoni con l’attuale presidente del paese, Museveni, al potere da 25 anni.

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“Il presidente Museveni è uno dei presidenti africani più influenti” spiega Sibiloni. “L’Uganda è lo stato che fornisce il maggior numero di soldati nella missione Amison, sopratutto in Somalia per combattere al Shabaab, e anche per questo è in buoni rapporti con gli Stati Uniti. C’è stata qualche tensione riguardo la legge contro gli omosessuali che il parlamento Ugandese ha approvato e poi successivamente abolito/modificato. Ma la gente in Uganda è gentile, pacifica con voglia di divertirsi. La religione è molto forte ed influente, in in modo particolare i Cristiani evangelici e protestanti. Consiglio al riguardo il documentario God loves Uganda“.

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L’Uganda oggi ha 34 milioni di abitanti, si parla inglese e swahili, e nonostante alcuni progressi ha sempre alti tassi di mortalità infantile soprattutto nelle zone rurali, colpite da diarrea, malnutrizione e Aids. A proposito del costante incubo Aids Sibiloni racconta: “L’Hiv è una paura presente: la prevenzione è tanta e i preservativi sono facili da reperire, ma in alcuni casi hanno un costo, nonostante si possano anche trovare gratis. Quindi in un paese povero spesso anche la mancanza di denaro può portare a non utilizzare il preservativo. Questo nelle città. Nei villaggi l’atteggiamento è un po’ diverso: più povertà, più ignoranza e quindi meno attenzione”.

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Su Aljazeera c’è un bel reportage di Sibiloni sul consumo di droga a Kampala tra le fasce più povere della popolazione: eroina, cocaina, crack, colla, farmaci, tutto quello che si riesce a trovare e soprattutto che costa poco. Perché le notti in Uganda sono lunghe, ma le giornate – per alcuni – lo sono ancora di più.

Martino Pinna

(foto di Michele Sibiloni)