MOHAMAD KAMEL MALAK

Centro Democratico

Sono nato in Libano. Sono arrivato in Italia nel 1976 per studiare medicina, anche grazie a rapporti di reciprocità fra Italia e Libano che risalgono al 1951. Ho conosciuto mia moglie all’università: lei è italiana e fa la pediatra; abbiamo due figli di 26 e 21 anni. Ho avuto l’onore di diventare cittadino italiano nel 1990. Sono un chirurgo ortopedico.
Ho sempre fatto politica dietro le quinte ed ho portato a termine un mandato da amministratore nell’Area Nord della provincia di Modena, dove mi sono occupato di sanità e servizi sociali.
Ho associato la passione nel fare politica con le mie competenze in materia di sanità, anche dal punto di vista storico e giuridico. Vorrei migliorare i servizi in questo campo, perché la salute è un bene prezioso per ognuno di noi.
Personalmente non mi sono mai sentito discriminato qui e ho sempre trovato accoglienza e una vita di relazione normale. Per quanto mi riguarda, immigrato è un termine improprio: essendo venuto in Italia per studiare, non posso dire di sapere come si sente un immigrato, ma posso immaginare le difficoltà di queste persone. Io parlerei di interazione rispetto a questo tema. Non posso dire che l’Italia sia un paese razzista, mi sembra più corretto parlare di intolleranza nei confronti degli immigrati. Manca una legislazione che disciplini in modo adeguato la loro presenza: queste persone si comportano secondo la loro cultura e le loro usanze, che spesso non hanno niente a che fare con le nostre, e da qui nasce il problema. Non è razzismo, è repellenza.
Occorre combattere la clandestinità e mettere in atto una strategia insieme agli altri Paesi europei per affrontare il fenomeno. L’Italia da sola non riuscirà a risolvere i problemi che ci sono e le leggi nazionali non sono adeguate a gestire questo fenomeno che nutre, in parte, la criminalità organizzata. Servono inoltre politiche che aiutino ad integrarsi chi è in Italia per lavorare e si impegna ad interagire con la cultura italiana. Bisogna rafforzare l’aspetto positivo del multiculturalismo e, nel rispetto della legge, comportarsi da veri cittadini in un Paese con una ricca storia di accoglienza e generosità.

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