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Tra gli anni Cinquanta e i Settanta del Novecento a Modena c’era la Paul film, casa di produzione per animazione e pubblicità dove, grazie al genio e alla matita del suo fondatore, Paolo Campani in arte Paul, sono nati personaggi come l’Omino coi baffi e Miguel. Erano gli anni del Carosello e in Emilia c’era un gran fermento grazie ad artisti come Secondo Bignardi, Max Massimino Garnier, Guido de Maria e Bonvi. Poi la Rai spense la famosa trasmissione serale e anche il sogno di Paul – che voleva far vivere il cartone animato italiano – andò in pezzi.

di Anna Ferri e Martino Pinna

VIDEO / Commerciante di sogni

Ascesa e caduta della Paul Film. Una casa di produzione modenese di cartoni animati e spot pubblicitari che nel periodo del boom economico arrivò ad avere quasi un centinaio di dipendenti. A guidarla il suo fondatore, il “genio della matita” Paul Campani, che non si è mai considerato un artista ma “un commerciante”. Questa è la storia di quel periodo, di un Italia che vive l’ebrezza del benessere, del Carosello e dei giovani animatori che imparavano a fare i cartoni animati. Un video di Martino Pinna e Anna Ferri.

REPORTAGE / E dal cilindro di Paul spuntarono i baffi di un Omino

Paolo Campani, in arte Paul – senza nessuna fascinazione anglosassone si pronuncia come si scrive – era un uomo di bell’aspetto alto quasi un metro e novanta “col viso scavato, gli occhi profondi a cui le rughe fanno corona; a volte sofferto, a volte sorridente”, come lo descrive il socio e amico Max Massimino Garnier. Ci sono diverse leggende che avvolgono il suo nome e una di queste è che rifiutò una proposta di lavoro arrivata da Walt Disney in persona. Un’altra narra che quando la sua casa di produzione, la Paul Film, chiuse i battenti lui fosse lì a guardare le ruspe distruggere, mattone dopo mattone, il suo sogno. Lo immaginiamo in una scena in bianco e nero: di spalle con il fumo dell’immancabile sigaretta che si staglia contro la palazzina ormai demolita. Paul faceva così: guardava al mondo come a un teatro, assorbendo ogni dettaglio per riversarli nel suo disegno. Come quella volta che parlando con il Cavalier Alfonso Bialetti ne fece una caricatura trasformandolo in quell’Omino coi baffi che troneggia, ancora oggi, sulle caffettiere. Nei suoi appunti Garnier scrive che “la nascita di un personaggio è la memoria di una vita autentica e minuta, di una vita di provincia” e Paul era uno dei pochi a riuscire a sintetizzarla in pochi tratti, rendendola reale. Campani passava le sue giornate a disegnare, la mano in un moto perpetuo e la mente che viaggiava veloce su universi di invenzione: “Paul sta fermo, ancorato come un marinaio senza vele alla sua tavola da disegno. Le sue vele sono i fogli bianchi”.

Tutto inizia con un fumetto

Figlio di una famiglia borghese, con quattro fratelli dalle spiccate qualità artistiche, Paul iniziò a disegnare giovanissimo: a nove anni aveva già la matita in mano e a 16 firmò il suo primo contratto con gli Albi dell’Intrepido. Come tutti i giovani della sua generazione, Paul sognava l’America nei fumetti dell’Avventuroso, un settimanale che tra il 1934 e il 1943 pubblicava le storie degli eroi d’oltreoceano come il Flash Gordon di Alex Raymond in contemporanea con l’uscita negli USA. Questo finché il fascismo non decise di sostituire quegli uomini mascherati con personaggi nostrani e più patriottici. Ormai, però, il danno era fatto: migliaia di ragazzini si erano riempiti occhi e cuore di avventure straordinarie e quello stile avrebbe ispirato una generazione di disegnatori. Era il Ventennio e il Minculpop lanciava uno dei suoi tanti diktat: si potevano far lavorare solo autori che avessero una grafica tipicamente italica e tra questi consigliavano Campani. Il suggerimento arrivò per lettera agli editori nella totale inconsapevolezza che in questo modo, di fatto, si divulgava il fumetto americano. Crescendo Paul iniziò una collaborazione con l’Argentina, dove molti suoi illustri colleghi – Hugo Pratt in primis – migrarono per lavorare. Lui però non lasciò mai Modena, legatissimo alla famiglia costruì il suo impero nella provincia emiliana. I disegni portarono fama e denaro: Misterix, uno dei suoi personaggi, divenne una rivista monografica. Grazie ai successi entrò nel celeberrimo “Gruppo di Venezia”, un insieme di autori che gravitavano attorno ad Asso di Picche – eroe mascherato che diede il nome a una rivista – e divennero poi il monumento del fumetto italiano e internazionale. Negli anni Quaranta lavorò anche con Anton Gino Domenighini a uno dei primi lungometraggi di animazione europei: “La rosa di Bagdad”. Erano i primi passi per realizzare il suo grande sogno: il cartone animato italiano.

Con i soldi guadagnati grazie al fumetto, a soli 31 anni Campani aprì la Paul Film. Era il 2 settembre del 1954: il ricordo della guerra era ancora fresco ma iniziava la ripresa economica e tutti volgevano lo sguardo verso l’America. La prima sede della casa di produzione era la sua soffitta, in piazza Marconi (oggi piazza XX settembre): cento gradini per arrivare alle due stanze dove Paul Campani, Max Massimino Garnier e Secondo Bignardi, che aveva il tavolo proprio all’ingresso, iniziavano a fare le prime animazioni a colori. Lì presero vita “Alì Califfo di Bagdad e dintorni” e “L’Asino e la pelle del Leone”, i primi due cortometraggi del dopoguerra. Alla loro porta bussò la Permaflex e Campani creò il primo film di animazione con musica originale, composta per l’occasione da Luciano Berio, che in quel periodo si occupava di musica elettronica per la Rai e nel giro di qualche anno sarebbe diventato uno dei maestri italiani. Nel carosello creato da Paul un materasso animato parlava dal balcone di Mussolini: vera e propria avanguardia.
Alla fine degli anni Cinquanta gli uffici traslocarono in una villetta di via Agnini, che allora era una distesa verde poco distante dal centro. Al piano terra c’era la Paul Film con sopra l’abitazione di Campani e della moglie, Bianca, conosciuta da ragazzo a Castellarano durante le giornate passate al fiume Secchia con gli amici. Lei era una donna minuta e vivace, con un caschetto nero e un’adorazione sconfinata per il marito. “Veniva spesso negli uffici – racconta Carla Cortesi, che allora disegnava con Campani – e dava consigli a noi giovani ragazze”. Il giorno del matrimonio furono invitati tutti i collaboratori e si ballò fino a notte fonda sulle note del maestro Paolo Marenzi, che aveva composto le musiche per il carosello di Angelino.

Il papà di Carosello

Domenica 3 febbraio 1957, alle 20.50 nasceva il Carosello. Era una raccolta di storielle animate, trasmesse in tv, che si concludevano con la pubblicità di un prodotto. Ognuna durava 2 minuti e 15 secondi, cronometrati al millesimo dalla Rai che ne vagliava anche i contenuti. Paul Campani fu uno dei papà di questa atipica forma di spot pubblicitario che funzionava solo in Italia: all’estero era impensabile sprecare tutto quel tempo senza parlare del prodotto da vendere e ai concorsi internazionali gli italiani era accolti da un misto di incredulità, divertimento e ammirazione. L’idea di dover creare personaggi e storie che avessero vita propria, alle quali legare solo per gli ultimi 30 secondi un prodotto pubblicitario, stimolò la fantasia di disegnatori e creativi e alla Paul Film presero vita personaggi come l’Omino coi baffi, Toto e Tata, Angelino, Svanitella e Miguel. L’azienda divenne sempre più grande: la famiglia Campani si spostò in un’altra abitazione, gli studi presero entrambi i piani e si allestì anche un teatro di posa per le riprese dal vero. Erano gli anni a cavallo dei Sessanta: la casa di produzione modenese, che si occupava di pubblicità e animazione, contava un’ottantina di addetti ed era la più importante in Europa. La sua fama raggiunse ancora una volta l’America e sui tavoli da disegno comparve Braccio di Ferro – Popeye – allora distribuito dalla Paramount Pictures. Il progetto fu affidato a Secondo Bignardi, aiutato da Renato Berselli e Giorgio Guazzi, che lavorarono ad alcuni episodi che vennero apprezzati per la qualità del disegno. Paul non ci mise mai mano.

La dolce vita era nell’aria: attori, musicisti, personaggi televisivi – come i concorrenti di “Lascia o raddoppia”, programma condotto da un giovanissimo Mike Bongiorno – e veri e propri divi si potevano incontrare nelle strade e negli studi: Luis Armstrong passò alla Paul Film nel 1968 quando partecipò al Festival di Sanremo e registrò alcune musiche per carosello che non vennero mai utilizzate. Armstrong era già una leggenda del jazz e arrivò a Modena in treno, scendendo sui binari con in mano valigia e tromba. Nessuno lo riconobbe. Arrivato alla Paul Film fu accolto da Campani e fatto accomodare nel teatro di posa, dove restò a suonare per ore sotto lo sguardo ammirato di tecnici e regista. La sera tutto lo staff andò a ballare al Mocambo, un locale sulla via Emila Est dove Armostrong improvvisò una jam session con un gruppo di musicisti locali. L’aria fredda di febbraio non era mai sembrata così dolce.

In via Agnini fece capolino anche un giovanissimo Bonvi – anni dopo avrebbe creato le Sturmtruppen – che come tanti portava i suoi disegni sperando di entrare alla Paul Film. Campani ne notò il talento e lo incontrò: rimasero a parlare un pomeriggio intero e si salutarono con una stretta di mano. Quando Bonvi andò via Paul si voltò verso un collaboratore e disse: “Questo è troppo bravo, prima o poi mi scavalca. Qui non ci mette piede”. Lo stesso fastidio lo investiva quando qualcuno aveva un’idea migliore della sua: la riconosceva sempre e con la sua voce gentile snocciolava complimenti accompagnati però da qualche frecciata che ne mostrava il lato più nascosto e insicuro. Era un accentratore e questo, unito al desiderio di controllare ogni cosa, provocò più di una discussione con i suoi collaboratori. Campani era tanto geniale quanto complicato. Fu anche per questo che quando, nel 1967, collaborò con lo scrittore Giovannino Guareschi, papà di Don Camillo e Peppone, per creare il libro illustrato “La calda estate di Gigino Pestifero” – personaggio del carosello dei gelati Tanara – i due ebbero accese discussioni perché Paul tagliò pezzi di testo senza consultare l’autore che, furioso, sbattè la porta urlando “io non mi sarei mai permesso di toccare i tuoi disegni”. Il libro non ebbe un grande successo anche se oggi è considerato un capolavoro. A causa della lite tra i due, Guareschi finì per diffidare l’editore dal ristamparlo e nella nuova versione sparirono tutti i disegni e anche Gigino dal titolo, trasformandosi in “La calda estate del pestifero”. Allora erano in pochi a sapere chi fosse quel Paul che faceva capolino in copertina sotto la più ben nota – e grande – firma dello scrittore. Da lì a poco il suo talento sarebbe stato da tutti riconosciuto.

Paul lavorava in piedi e il suo tavolo era altissimo. Stava lì tutto il giorno a passare le tavole correggendo anche la più piccola imperfezione. Quando disegnava, sempre con la sigaretta in mano e un bicchiere di whiskey accanto, a volte neanche guardava cosa faceva: parlava con i suoi collaboratori e alla fine il disegno spuntava dal foglio bianco come se fosse sempre stato lì, ad aspettare che qualcuno lo facesse uscire. Era talmente veloce che chi inchiostrava non riusciva a stargli dietro. All’inizio della carriera, quando la Paul Film era ancora solo una soffitta, Secondo Bignardi sussurrava ai collaboratori, in dialetto modenese: “E’ come un fulmine”. E lo era davvero, Paul. Non solo per la velocità con cui creava personaggi talmente umani da riuscire ad avere una vita propria anche fuori da Carosello, ma anche perché aveva la capacità di leggere i mutamenti della società e di interpretarne i gusti: le sue storie parlavano di famiglie borghesi, con cucine pulite ed elettrodomestici. Questo non solo perché ad avere la televisione – e quindi a guardare il Carosello – erano ovviamente i più benestanti che si rispecchiavano in quel modello ma anche perché nel dopoguerra, con la crescita economica, chiunque mirava a quella ricchezza. Vederla in televisione la rendeva ancora più vicina, come se fosse a portata di mano. Così quando le mamme andavano a fare la spesa e i bimbi riconoscevano i prodotti e cantavano le canzoncine dei personaggi animati veniva naturale acquistare quel detersivo o quella pasta. Il mondo aveva scoperto la pubblicità: le case di produzione spuntavano in tutto il paese e la nascita delle agenzie cambiò velocemente il modo di approcciarsi al cliente.

Il viale del tramonto

In pausa pranzo Paul e i suoi collaboratori si toglievano la camicia e giocavano a pallavolo nel campo sotto la ditta, saltando e correndo dietro la palla, con le risate che arrivavano fino al secondo piano entrando negli uffici pieni di matite e colori. Erano gli anni Cinquanta: si stavano inventano un mestiere e gettavano le basi per quello che sarebbe stato il futuro. Non c’erano scuole per imparare a fare animazione e le tecniche si intuivano guardando i grandi film di Walt Disney un fotogramma alla volta. Con pazienza e passione. C’era sempre qualcuno che aveva un amico che lavorava in un cinema e così si riusciva ad avere una pizza di pellicola da guardare in controluce. Erano gli anni d’oro della Paul Film: si produceva un carosello al giorno e tutto sembrava ancora possibile.

Negli anni Sessanta l’aria che tirava nella palazzina di via Agnini era tutt’altro che felice. La sbornia del periodo trascorso tra successi, feste e soldi stava passando velocemente e quell’impero costruito su un solo uomo si stava sbriciolando inesorabilmente. Chi era cresciuto alla Paul Film ora, grazie al boom della pubblicità, poteva spiccare il volo e furono in molti a farlo. Chi si presentava alla sua porta per dare le dimissioni veniva additato furiosamente: “Lei non si licenzia, io la licenzio” oppure “Perché non se ne va? Qui ho bisogno di formichine”. Piano piano sparirono tutti. Se ne andarono anche i suoi soci: Secondo Bignardi e Max Massimino Garnier che con lui avevano condiviso l’avventura fin dagli inizi e compensavano con le loro qualità la poca capacità di Paul di gestire i clienti e curare le relazioni, partirono alla volta di Milano. Le loro strade non si sarebbero più incontrate. All’inizio degli anni Settanta nasceva Super Gulp e il fumetto in tv, ma il progetto vincente si rivelò quello proposto da Guido De Maria e da quel Bonvi che propri lui aveva previsto lo avrebbe superato. Poi arrivò l’animazione giapponese che come un uragano distrusse ogni speranza di futuro. Lo Stato guardò da un’altra parte e il cartone animato italiano non spiccò mai il volo.

Il primo gennaio 1977 scese il sipario su Carosello. La pubblicità cambiò volto e un mese dopo la Rai avrebbe trasmesso a colori. Erano anni di grandi cambiamenti: l’Italia era provata dalla violenza politica degli anni di piombo e la disoccupazione aveva raggiunto livelli record. Campani camminava per i corridoi deserti della Paul film. Dietro di sé lasciava cento chilometri di pellicola e migliaia di disegni. Le attrezzature della casa di produzione vennero ammassate nel teatro di posa dove in tanti si presentarono per prendere pezzi di quel sogno che avevano potuto ammirare solo da lontano. Nessuno, sorridendo con un misto di ironia e invidia, avrebbe più guardato quei ragazzi sporchi di inchiostro e colore chiedendo loro “dov’è che lavori? A Hollywood?”. Campani nonostante l’immenso talento non era riuscito a tenere insieme i pezzi del suo mondo e così arrivato all’ultima pagina della storia fu lui stesso a scrivere la parola fine.

Così come Paul era cresciuto sui disegni di Alex Raymond, una generazione di fumettisti si formò sui suoi. La sua capacità di sintetizzare in pochi segni i tratti di personaggi dalla spiccata personalità o la voglia di sperimentare nuove tecniche come nel caso dei Minifilm – dove larve dagli enormi occhi che cercano di emanciparsi da situazioni assurde sono la metafora dell’uomo moderno – o Lisistrata – lungometraggio animato pioniere del genere erotico – fecero scuola. Passarono quattordici anni dal giorno in cui fumando una sigaretta osservò in silenzio le ruspe abbattere la grande casa di via Agnini a quando si spense nel suo letto, il 31 maggio del 1991, consumato da quello stesso genio che gli aveva regalato successo e fama. Anche quel giorno Paul chiuse gli occhi pensando a cosa disegnare domani.

Anna Ferri

FOTO / Pezzi di Paul

Pezzi di Paul

Tre gallerie fotografiche per rivisitare il fantastico mondo di Paul Campani: dalla “factory” in cui creava spot e animazioni insieme ai suoi soci e collaboratori, ai personaggi rimasti nella storia del Carosello, a quella volta che Louis Armstrong venne a Modena per lavorare con la Paul Film.   VAI ALLE GALLERY

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