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Conquistato il diritto al voto, al divorzio e all’interruzione di una gravidanza (qui su Converso abbiamo parlato della legge 194 e di cosa succede oggi in Italia dentro e fuori gli ospedali) ora per le donne resta da raggiungere la vetta più alta: non dover più scegliere tra figli e carriera.

Perché, diciamocelo chiaramente, oggi la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro è ancora un’utopia e il peso della gestione famigliare ricade nella grande maggioranza dei casi sulle spalle delle donne. A dirlo sono i dati del rapporto Istat 2013 : le mamme con figli piccoli hanno il 30% di probabilità in meno di trovare lavoro rispetto alle coetanee senza figli, difficoltà che aumenta se le donne sono più giovani e quindi hanno bambini di età inferiore ai 3 anni.

Le immagini fotografiche provengono dal Fondo Unione donne italiane di Modena depositato presso la sezione archivi del Centro documentazione donna.
Le immagini fotografiche provengono dal Fondo Unione donne italiane di Modena depositato presso la sezione archivi del Centro documentazione donna.

Il gap – secondo il rapporto – sta nel numero di posti disponibili negli asili nido, che sono molto inferiori rispetto a quelli delle scuole materne. E, aggiungiamo noi, anche nel fatto che con l’aumento dell’età pensionabile è sempre più difficile trovare nonni relativamente giovani che possano dedicarsi a tempo pieno ai nipoti.

Non solo i servizi e il sostegno economico alle famiglie con figli non è sufficiente, ma salta anche quel sistema di welfare famigliare che per anni aveva in un qualche modo rimpiazzato l’assenza dello Stato. Come dicevamo, l’idea di poter fare figli e andare avanti con la propria carriera resta per la maggior parte delle donne un bel sogno, e anche chi si è impegnata con difficili operazioni di equilibrismo per riuscire a fare tutto, si è dovuta arrendere all’evidenza: prima o poi si deve fare una scelta.

E i padri? Dal punto di vista lavorativo, per loro la carriera continua senza scossoni anche perché in Italia il congedo per paternità è una possibilità che pochi colgono. Molto spesso si dà la priorità allo stipendio più alto, che di solito è quello degli uomini, e questo comporta una serie di eventi a catena: è la donna a prendere i permessi per la cura del figlio; a scegliere un part time; a guadagnare meno e quindi ad avere anche una pensione più bassa.

A lanciare l’allarme è l’Ocse che nel 2012 ha scattato questa triste fotografia: “L’Italia è il terz’ultimo paese per livello di partecipazione femminile nel mercato del lavoro: 51% contro una media Ocse del 65%, peggio di noi soltanto India e Turchia. Meno del 30% dei bambini italiani al di sotto dei tre anni usufruisce dei servizi all’infanzia e il 33% circa delle donne italiane lavora part-time per conciliare lavoro e responsabilità familiari (la media Ocse è 24%). Il tempo dedicato dalle donne italiane al lavoro domestico e di cura – in media 3,6 ore al giorno in più rispetto agli uomini – limita la loro partecipazione al lavoro retribuito”.

Questo non è tutto, perché secondo l’analisi dell’Istat sui dati del 2013, “una diseguale ripartizione del lavoro famigliare e la mancanza di adeguati servizi possono provocare un sovraccarico di impegni lavorativi per la donna occupata, privandola della possibilità di avere del tempo libero per la cura personale e per attività espressive e relazionali”.

Numeri alla mano, in media il 64% delle donne italiane (57% senza figli e 68% con bambini) lavorano, tra casa e occupazione retribuita, più di 60 ore alla settimana.

Che cosa si può fare? Avviare quel lunghissimo percorso per modificare quello che è, di fatto, un problema culturale. La donna ha conquistato l’indipendenza economica ma non quella da fornelli e pannolini. La speranza è che siano proprio le mamme a educare una nuova generazione più disponibile alla condivisione delle responsabilità famigliari.

Dall’altra parte, lo Stato deve guardare oltre i confini e ispirarsi ai cugini europei – come Germania o Svezia – dove la maternità è considerata una risorsa per tutta la società, e non un peso come qui da noi, e alle famiglie arrivano aiuti economici e un adeguato supporto di servizi. E i papà prendono il congedo parentale. Incredibile, ma è proprio così.

(Anna Ferri)

L’immagine in alto è tratta dalla galleria fotografica “Non più puttane, non più madonne, ma finalmente donne” del reportage “Ma i figli continuano a farli solo le donne“.

copertina: cams-not-in-lux via photopin cc