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La pubblicazione nel 1798 del saggio “An Inquiry Into Causes and Effects of the Variolæ Vaccinæ” del medico britannico Edward Jenner ha cambiato la storia dell’umanità. Oltre che essere ricordato come l’inventore del vaccino contro il vaiolo, Jenner è considerato anche il padre dell’immunizzazione attiva, quella indotta artificialmente in un organismo, attraverso i vaccini appunto, per fare resistenza a determinati agenti infettivi. Ovunque nel tempo siano stati introdotti i vari tipi di vaccini, si è ridotta enormemente l’incidenza di malattie gravi e potenzialmente letali a volte diffuse da millenni, come dimostra l’infografica qui sotto che rileva la percentuale di malati negli Stati Uniti, a seconda della tipologia di infezione, precedente e successiva all’introduzione del vaccino specifico (dati 2012).

vaccini
 

Come si vede, dati che lasciano pochi margini di discussione. Eppure in Italia si è riaccesa la polemica ciclica contro la somministrazione dei vaccini in seguito alla recentissima sentenza del tribunale del lavoro di Milano che ha riconosciuto la sussistenza di un nesso causale tra la vaccinazione esavalente (tre distinte iniezioni nel primo anno contro difterite, epatite B, infezioni da Haemophilus Influenzae di tipo b (HIB), pertosse, poliomielite e tetano) somministrata a un bambino nel 2006 e la successiva forma di autismo contratta dal bimbo stesso. Nesso causale che nessuna ricerca scientifica ha mai dimostrato.

Al di là della drammatica vicenda specifica, ciò su cui bisognerebbe portare la riflessione è la sfiducia, parziale o totale, di una crescente fetta di popolazione nei confronti della scienza in generale. Un oggetto d’indagine per filosofi e sociologi, prima che per gli scienziati. Nessuno ovviamente può negare la componente irrazionale insita in ogni essere umano che ci sottrae inevitabilmente a una piena adesione alla logica matematica che disciplina il metodo scientifico (saremmo delle intelligenze artificiali, non umane) e tuttavia resta sconcertante la nostra capacità di sottrarci a valutazioni razionali perfino di fronte a evidenze incontrovertibili.

Qui sotto, un grafico sul tasso di mortalità infantile in Italia dal 1872 al 2009. Fonte: Indagine Istat

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