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Il circo Nando Orfei si trovava a Modena quando il suo fondatore se n’è andato all’età di 80 anni, lasciando orfano del suo patriarca il mondo circense italiano. Tre giorni di chiusura per lutto e poi il circo ha ripreso la solita programmazione in ossequio alla legge dello spettacolo, che deve pur sempre continuare.

E lo spettacolo in effetti continua, ma fra difficoltà crescenti e con un’emorragia costante di pubblico, più che dimezzato negli ultimi trent’anni, che accomuna tutti i circhi italiani. Tanto che la direzione di uno dei più importanti, quello di Nando Orfei appunto, per tentare di recuperare ha già annunciato il prossimo ritorno in pista di tigri e leoni, anche se lo stesso fondatore li aveva eliminati dal suo show.

01 Circo Nando Orfei

Federico Fellini volle proprio Nando Orfei per la parte del Pataca, lo zio del protagonista Titta nel film “Amarcord”, un ruolo per cui lo preferì persino ad Alberto Sordi, troppo poco romagnolo per quel personaggio, e prima ancora ne “I Clowns”, girato sotto il tendone della sorella Liana. Ora il circo Orfei torna a sfidare le ire degli animalisti, ritenuti dai circensi una delle cause principali della crisi che li attanaglia: “Il circo in Italia è un malato molto grave – spiega Liana Orfei -. Siamo trattati come dei paria dai comuni, che ci ostacolano in molti modi a differenza di quanto capita all’estero, ma i nostri problemi sono nati soprattutto con gli animalisti, che da anni invitano a boicottarci perché maltratteremmo gli animali”. Bestie feroci ed elefanti sono ancora oggi un’attrazione importante soprattutto per i bambini, che portandosi dietro i genitori sono la risorsa fondamentale dei circhi: “La prima cosa che chiedono i bimbi quando vengono alla cassa è se abbiamo gli animali, e quando gli diciamo di no in molti se ne vanno – racconta Belinda Carroli, acrobata del Nando Orfei, nata dentro un circo da una famiglia di acrobati da sette generazioni -. Da quando li abbiamo tolti la differenza si è vista eccome: sono i bambini che li vogliono, abbiamo provato a far senza ma non ha funzionato. Poi si lavora, certo, ma la differenza si sente”.

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Bestie a parte, i guai dei circhi sono gli stessi di cui soffrono cinema e teatri, amplificati dalla crisi economica di questi anni e con qualche aggravante specifica in più: a cominciare dai permessi e autorizzazioni richiesti dai comuni dove devono piantare i tendoni, puntualmente diversi da paese a paese, da città a città. “Nonostante l’Italia sia la patria del circo, con tre dinastie storiche come gli Orfei, i Togni e i Casartelli del Medrano, con un centinaio di realtà attive, una decina delle quali operano ormai solo all’estero e altre 15 che alternano l’attività nel nostro Paese con quella oltreconfine, il quadro della situazione è avvilente – dice Antonio Buccioni, presidente dell’Ente nazionale circhi -: qui da noi è la stessa dignità culturale del circo a essere negata, cosa che non avviene in Francia, Svizzera e Germania. Basta passare il confine e le amministrazioni ti accolgono a braccia aperte, mentre in Italia deve venire una commissione in ogni piazza a fare il collaudo, secondo procedure diverse da un comune all’altro”.

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E così la vita dei circensi, già dura per conto suo, si complica ulteriormente. “E’ anche vero che in Italia siamo troppi – ammette Liana Orfei -: ci sono 28 circhi Orfei in giro, ma quelli veri sono solo tre, quello di Nando, il mio e quello di Rinaldo. Bisognerebbe fare una selezione”. Soltanto un anno fa Nando Orfei, di fronte ai vuoti impressionanti offerti dalle tribune del suo circo durante uno spettacolo a Cattolica, si era lasciato andare a uno sfogo sconsolato: “Grazie a voi che siete venuti, ma guardatevi attorno: siete pochissimi. Perché ci umiliano così?”, per poi aggiungere: “Io ho lavorato spesso con Fellini e noi del circo siamo artisti veri. Ma nessuno viene più a vederci e non capisco perché. Non possiamo andare avanti così. A chi abbiamo fatto male?”.

“In realtà, una volta era tutto diverso rispetto a oggi e tutto va storicizzato – commenta oggi Buccioni -. Nando, che era molto sensibile e probabilmente rimpiangeva i fasti di un tempo, in quell’occasione mi ha ricordato molto il pianto del proprietario del Nuovo Cinema Paradiso, quando fanno saltare in aria la sala per costruirci un parcheggio…”.

Franco Giubilei

Foto di Isabella Colucci