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YouCaring è una piattaforma di fundraising con una mission specifica, raccogliere donazioni per: persone affette da malattie e non in grado di sostenere le spese per le cure (notoriamente insostenibili negli Stati Uniti se non in possesso di una assicurazione privata), spese per un funerale, spese per l’educazione dei figli (anche queste costosissime negli Usa, almeno a livello universitario), ecc. ecc. Insomma, una versione strutturata e digitale delle antiche “opere di bene”, contributi caritatevoli che da sempre i membri di una comunità versano a sostegno dei propri componenti più sfortunati nel momento del bisogno. In questo, niente di nuovo se vogliamo, nemmeno per il fatto che grazie a Internet la “comunità” sarebbe diventata globale perché in fondo, globali erano già iniziative storiche promosse attraverso un altro medium a grande diffusione come la televisione. Pensiamo ad esempio a Telethon – contrazione di television marathon, nata addirittura nel 1966 su iniziativa del comico Jerry Lewis e poi diffusa in mezzo mondo – destinata a raccogliere fondi per la ricerca sulla distrofia muscolare.

Esistono però delle differenze che rendono i messaggi veicolati da YouCaring indissolubilmente legati al mezzo di diffusione, Internet, distanziandoli anche da trasmissioni televisive incentrate su casi particolari, ad esempio la cosiddetta tv del dolore, tanto diffusa in Italia e probabilmente ovunque. La prima è che grazie ad Internet non esistono più filtri: chiunque può esporre sulla grande piazza virtuale il proprio problema sperando di trovare chi voglia versare un obolo per aiutarlo (forse) a risolverlo. La seconda è che le possibilità di raccogliere effettivamente fondi sono legate alla capacità di fare marketing di se stessi, di rendersi “virali”, insomma di curare il personal branding della propria malattia o del proprio problema. In pratica, come segnala lo stesso YouCaring invitando a postare foto e video a corredo della propria pagina personale di raccolta fondi, non basta dire “hey, ho un cancro, aiutatemi a pagare le cure!“, bisogna anche saperci fare col marketing.

tiffany
L’esempio che ci ha colpito è quello di Tiffany C. Milohov, una ventottenne americana a cui il 23 luglio scorso è stato diagnosticato il Linfoma di Hodgkin. Grazie al proprio profilo aperto su YouCaring, Tiffany ha già raccolto i 6000 dollari sufficienti a pagarle le cure per tutto il 2014, anche se l’obiettivo finale della raccolta è di 15 mila dollari, in parte per coprire i mesi in cui a causa della malattia non potrà lavorare, in parte perché anche se la crescita del tumore pare essersi fermata, ancora non si parla di guarigione. Tiffany ha anche aperto un proprio sito personale dove racconta il proprio viaggio nella malattia, comprensivo anche di uno shop online dove vende magliette e braccialetti che promuovono il sito. Infine, a darle una mano, è arrivato anche un video professionale piuttosto bello che ha già avuto quasi 70 mila visualizzazioni.

Anche se chiaramente in Italia, in Europa, le  possibilità di accesso ai servizi sanitari sono decisamente diverse rispetto agli Stati Uniti, la direzione che stiamo prendendo (anche se non tutti se ne accorgono) porta verso la progressiva privatizzazione di questo servizio fondamentale. Segue perciò una domanda: Tiffany che diventa “imprenditrice” della propria malattia, è solo un caso limite, qualcosa all’americana, o il preludio di ciò che un giorno potrebbe diventare un esempio – non propriamente positivo – per tutti?