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E’ morta dopo un giorno di agonia, la cagnolina seviziata nella notte tra l’8 e il 9 agosto in Romagna; si chiamava Gina e aveva dieci anni. Da circa un mese Claudia, la sua padrona, frequentava un uomo – un fantino – che proprio in quei giorni avrebbe gareggiato in un concorso ippico internazionale a San Giorgio Marignano: avrebbero trascorso qualche giorno insieme per la prima volta. Giovedì sera un litigio. Claudia si è accorta che il suo cavaliere beve e fa uso di cocaina e, a fronte dei rimproveri, la minaccia: “Non mi rompere, ti faccio fuori il cane”. Claudia va a dormire, non dà peso alle sue parole; viene svegliata all’alba da lui che rientra da non si sa dove e si accorge che il cane è scomparso. “Cercatelo da sola”, dice lui. Poco dopo la cagnolina viene trovata in fin di vita subito fuori dall’impianto: è stata picchiata e infilzata più volte con un forcone e rinchiusa in un sacchetto di plastica a cui è stato tentato di dar fuoco.

Episodi di crudeltà altrettanto orribili sono all’ordine del giorno in Italia:

questi gli esempi solo nelle ultime 72 ore.

Eppure, nella storia di questa cagnolina c’è qualcosa di più doloroso e inquietante; tant’è che la notizia è apparsa, una volta tanto, su testate nazionali. La vicenda stavolta non può essere archiviata con un generico ‘ci sono tanti pazzi in giro’, una di quelle improbabili sciagure senza capo né coda che di tanto in tanto capitano lontano da noi. Qui un prima e un dopo ci sono eccome e in una dinamica vecchia come il mondo: il principe sul cavallo bianco si rivela un groviglio di fragilità e violenza pericoloso per sé stesso e per gli altri. Gina, a quanto pare, è stata usata come strumento di violenza psicologica: uccidendola, il cavaliere ha inflitto alla fidanzata una sofferenza dilaniante.

Un caso analogo – con conseguenze per fortuna meno gravi – ha avuto risonanza sul web la primavera scorsa: un giovane tedesco si posiziona davanti alla webcam, furioso, e prende a pugni sul muso il suo cane – che guaisce – per alcuni interminabili minuti; poi carica il video su YouTube e lo manda alla ex fidanzata per vendicarsi di qualcosa.

Foto: Davide Mantovani.
Foto: Davide Mantovani.

Secondo i criminologi statunitensi non c’è da stupirsi che reati come la violenza domestica e lo stalking – ma anche l’omicidio – si intreccino così di frequente con il maltrattamento di animali. Studi scientifici condotti in particolare dal FBI, hanno infatti dimostrato che tra le due cose esiste un collegamento ben preciso – un link –: l’aver compiuto atti di crudeltà su animali è considerato nei paesi anglosassoni un efficace indicatore di pericolosità sociale (ne abbiamo parlato qui.

Non solo questi atti, nell’infanzia e nell’adolescenza, sono sintomo di un disagio che può tradursi nell’età adulta in comportamenti criminali e uso di sostanze, ma la presenza di abusi su animali non di rado è la punta dell’iceberg di situazioni famigliari e relazioni di coppia in cui si sta consumando una violenza a carico di donne e bambini.

L’obiettivo del carnefice, in questi casi, è instaurare un clima di terrore e controllo sulla vittima – spiega Francesca Sorcinelli, presidente di Link Italia –, il comportamento è quindi strumentale, serve a mandare un messaggio: ‘quello che faccio al nostro animale lo potrei fare anche a te’. In altri casi invece incrudelire sull’animale fa semplicemente parte della persona, del suo modo distorto di esprimere l’aggressività: lo fa sull’animale, in quanto essere più debole, esattamente come potrebbe farlo con un essere umano”.

In un caso o nell’altro, quindi, a fronte di episodi di questo tipo c’è poco da star tranquilli e lasciar correre. “In Italia purtroppo il maltrattamento di animali è ancora considerato un reato di serie B – continua Francesca – ma, se le istituzioni tenessero conto del link (il legame che esiste tra la violenza su animali e quella sugli umani) sarebbe possibile intervenire in situazioni a rischio prima che si traducano in crimini violenti contro le persone”.

Ma torniamo alla storia di Gina. A finire nel mirino degli animalisti non è stato solo il presunto colpevole – contro cui diverse associazioni nazionali sono pronte a costituirsi parte civile – ma l’intera Federazione Italiana Sport Equestri: “come è possibile che si concedano patenti e permessi sportivi a persone capaci di tanta violenza?”. L’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) e Lega Nazionale Difesa del Cane (LNDC) chiedono risposte e si dichiarano pronte a intraprendere una campagna contro l’intero settore equestre.

La cagnolina non è stata infatti l’unica vittima del concorso: un cavallo di 16 anni, al termine del percorso a ostacoli, è stramazzato a terra: il suo cuore ha ceduto. Era molto anziano ma, come spesso accade, continuava a essere montato in competizioni impegnative. “Non è dato sapere la causa del decesso – spiega il presidente di Italian Horse Protection –: gli accertamenti vengano fatti dalla Federazione Equestre, vale a dire che controllori e controllati sono le stesse persone”.

La gara è in ogni caso proseguita come se nulla fosse: violenza o no, lo spettacolo dopo tutto deve pur continuare.

(Eva Ferri)

Copertina di Davide Mantovani