Quello che sappiamo sulla Finlandia (poco o niente)

E’ nato un nuovo giornale che ha come obiettivo quello di raccontare in inglese la Finlandia, una nazione così lontana e particolare, appena fuori Modena.

1896804_309938785863554_6566930281311281172_n

Noi di Converso siamo partiti da Modena con l’idea di raccontare il mondo intero visto da qua. Inizialmente ci siamo spinti poco fuori dal centro, poi un po’ oltre la periferia, in qualche caso perfino fuori dalla provincia e dall’Emilia. A un certo punto, per quelle strane, meravigliose e bizzarre combinazioni rese possibili dal Web, ci siamo ritrovati anche in Finlandia. Un posto molto lontano da piazza Grande, un posto molto più freddo e di cui sapevamo poco o niente. Da un po’ di tempo, l’avrete notato, a fianco a storie tipicamente emiliane, ce ne sono alcune che raccontano Helsinki e dintorni. Le distanze si sono azzerate. Modena, Carpi, Helsinki, Sassuolo…

Per questo salutiamo con molto piacere un nuovo giornale appena lanciato, come noi indipendente e autofinanziato, realizzato da giornalisti freelance che hanno come obiettivo quello di raccontare (in inglese) cosa succede dalle loro parti. Si chiama Finland Today e lo consideriamo il nostro cugino finlandese.

finland

Finland Today è aggiornato quotidianamente con nuovi contributi sviluppati sopra un costante flusso di notizie provenienti dalla principale agenzia di stampa nazionale e da dirette fonti governative. L’idea però è quella di andare oltre i semplici comunicati stampa e le cinque righe di agenzia e approfondire, scavare, raccontare la realtà.

La redazione di Finland Today è composta dal finlandese Tony Öhberg, fondatore e caporedattore, dal suo vice italiano, Giordano Silvetti, che figura anche tra i collaboratori di Converso, e da altri quattro collaboratori. La squadra è appena nata e, come la nostra, è in costante evoluzione e sempre aperta ad accogliere nuovi contributi e nuove idee giornalistiche da sviluppare.

Senza-titolo-2

La competizione è grande, soprattutto con il grande colosso nazionale Yle, la RAI finlandese, ma, numeri alla mano, Finland Today è partito benissimo. L’obiettivo è quello di intercettare il maggior numero di stranieri che vivono in Finlandia, circa 200.000, ma anche tutti coloro che in giro per il mondo abbiano voglia di leggere attraverso una finestra privilegiata quel che accade in una nazione così lontana e particolare. Noi, inutile dirlo, siamo fra quelli.

www.finlandtoday.fi

Depressione Finlandese

La Finlandia è considerata una delle nazioni migliori al mondo dove vivere, ma molte persone sono depresse e passano il tempo a bere. Uno dei motivi è il disordino affettivo stagionale, ma non è l’unico.

di Giordano Silvetti

Le finestre delle abitazioni, senza tende per permettere alla luce di entrare meglio all’interno, sono già illuminate dal calore giallo delle lampadine. Il colore bianco nei bulbi è vietato, perché gli esperti dicono che possa contribuire ad accrescere la depressione. Si chiama disordine affettivo stagionale (Seasonal affective disorder, SAD in inglese) che coinvolge tutto il corpo. Dal cervello che in mancanza di luce inizia a produrre più melatonina del necessario, al resto delle membra che iniziano a rilassarsi prima del solito. Bloccate a letto, nella penombra di un sole che si alzerà appena dietro l’orizzonte, le gambe e le braccia sono pesanti mentre la mente è offuscata da pensieri suicidi. Durante l’inverno sono necessarie l’assunzione di compresse di vitamina D e l’esposizione a forti fonti di luce artificiale.

Alle undici del mattino al centro per l’impiego ci sono poche persone. Una signora sulla cinquantina è seduta di fronte al computer connesso a internet con un cavo adornato da un vistoso lucchetto antiscippo, alla ricerca di un posto di lavoro. Sulle poltrone grigie, acquistate in una catena finlandese di arredamento che vende roba cinese simile a quella dell’Ikea anche se al triplo del prezzo, è seduto un uomo dall’età indefinibile, potrebbe avere dai trenta ai cinquanta anni, che immobile e con lo sguardo perso sulla parete bianca tenta si smaltire le due lattine di sidro trangugiate a colazione.

Di fronte a lui un televisore sintonizzato sul secondo canale che a quest’ora trasmette un telefilm tedesco, con l’inudibile voce monocorde che racconta gli avvenimenti in finlandese coprendo in parte l’audio originale. Sugli altri monitor a led appesi al soffitto compaiono i volti sorridenti di quelli che ce l’hanno fatta in Finlandia, dagli evidenti tratti asiatici e africani, che ora possono condividere la loro esperienza con i reietti in fila allo sportello alla ricerca di un futuro. Peccato che anche questi schermi trasmettano senza volume e che a nessuno venga in mente di puntare il naso all’insù per guardare il loop di finti e costosi sorrisi frutto di cure odontoiatriche che un disoccupato non potrà mai permettersi potendo contare solo sui cinquecento euro mensili del sussidio statale. Un dipendente a tempo pieno in Finlandia riceve uno stipendio di circa 3.000 euro al mese, appena sopra la media europea.

17613_395658343864007_1583661034_n

La cinquantenne al computer sposta lo sguardo dallo schermo bianco che non consegna nessun risultato utile verso la finestra con i doppi vetri che dà sulla strada. Sul marciapiede un ragazza rischia di scivolare, salvata solo dalla ghiaia sparsa dall’automezzo della contea la notte precedente, mentre le auto continuano ad arrotolare ai bordi delle strade il fango residuo della nevicata di qualche giorno prima.  Il cielo rimane scuro a causa delle fitte nubi.

Tutto tace nell’ufficio e il silenzio è interrotto solo dal ticchettare delle dita dell’impiegata che sta aggiornando la scheda dell’ultimo disoccupato che si è presentato, puntuale come ogni mese, per aggiornare il centro dell’impiego sulla sua attuale condizione lavorativa. Ancora disoccupato, come l’8% della popolazione.

Anche se le statistiche potrebbero nascondere che aggiungendo ai reali disoccupati le persone che non cercano lavoro e quelle che sono fuori dai censimenti si potrebbe raggiungere quasi il 20% di non lavoratori.

521400_396124120484096_1572746468_n

È il turno di una ragazza, Sanni, che ha appena terminato un periodo di prova non retribuito di quattro mesi al supermercato dopo il quale l’azienda ha deciso di non assumerla e avvalersi dei tuoi servigi: a differenza di molti altri paesi, come l’Italia, non è possibile rinnovare a oltranza il rapporto di schiavitù tra proprietario e dipendente. Anche se il governo ha appena allungato a dieci mesi il periodo per l’apprendistato.

La signora allo sportello continua a battere le dita sul computer, copiando gli appunti che prima aveva trascritto a mano sopra un blocco di carta. Con tutti questi alberi l’economia sulla carta è l’ultimo dei problemi del riciclaggio finlandese. Non degna nemmeno di uno sguardo la persona che, in piedi da cinque minuti, è in attesa del proprio turno. Senza alzare la testa o guardare in direzione opposta alla scrivania, l’impiegata si alza dalla sua postazione e si dirige verso il corridoio che porta alla macchinetta del caffè. È il momento della pausa per rigenerarsi e ricaricare le batterie.

19592_395658443863997_741782333_n

Julia ha deciso che rispetterà tutte le pause che le sono concesse. Non ha paura di non finire il lavoro giornaliero, anche perché lo straordinario, come lo intendono altri paesi, è qualcosa che da queste parti non è previsto. Julia non deve stressarsi, è questo che ha detto il medico l’ultima volta che le ha firmato il certificato. Sei settimane di riposo in cui la donna è riuscita a ritrovare se stessa dopo mesi di interminabile stress in ufficio dove era stata sopraffatta dai problemi dei disoccupati. Per lei erano stati giorni difficili. Dopo il faticoso lavoro, come tutte le mogli e mamme doveva affrontare il rientro a casa di un marito la cui unica preoccupazione era di finire la cena in tempo per guardare la partita. Hockey o calcio, non aveva importanza. Qualsiasi sport sarebbe sempre stato meglio di uno dei tanti reality trasmessi dalle reti che Julia tanto amava.

Quante volte invece Julia avrebbe voluto gridare in faccia a un disoccupato che anche la sua vita da impiegata era un inferno nonostante avesse un lavoro. Questo è proprio quello che accadde un giorno, causando un incidente con molti precedenti, che venne risolto come da prassi allontanando precauzionalmente la lavoratrice del posto del lavoro.

Durante il periodo di riposo Julia era andata al lago, uno dei tanti luoghi dell’anima che la Finlandia può offrire, anche se la gita a due passi da casa non era riuscita a tranquillizzarla. Tutto era troppo calmo e bello per essere reale.

10484040_662168387213000_2709021593178171854_n

Quello specchio d’acqua ferma, immobile, nel quale si rifletteva un cielo ancora più sconfinato che solo a tratti si univa alle cime di migliaia d’alberi che si chiudevano intorno alla donna in un’immaginaria prigione.

L’anno scorso 430.000 finlandesi (su una popolazione di circa 5 milioni e mezzo di abitanti) sono stati diagnosticati con depressione. Anche se, secondo l’Istituto Nazionale per la salute e il benessere il numero dei depressi in Finlandia sia almeno il doppio: persone che non comprendono di avere bisogno d’aiuto, non vogliono o non possono permettersi le costose terapie.

L’uomo seduto sui divanetti grigi, Pekka, non ricorda più nemmeno perché si è recato al centro per l’impiego, del resto ne possiede già uno, anche ben remunerato come custode notturno di un magazzino. Si alza ed esce dallo stabile e solo quando è all’ultimo gradino di scale si ricorda il motivo della sua visita: comunicare l’ingresso nel mondo del lavoro di suo figlio appena rientrato dal servizio militare, così come gli avevano spiegato all’ufficio della salute.

P1080024-1

Quando si gira per tornare dentro, Pekka ha un piccolo giramento di testa, in parte dovuto all’alcol, in parte al sonno, e decide di puntare verso il bar dall’altra parte della strada. Attraversandola, un’automobile riesce a frenare in tempo, nonostante le difficili condizioni del manto stradale, evitando di investire l’uomo che, senza controllare ai suoi lati, stava percorrendo le strisce bianche. Del resto in Finlandia non c’è persona che guardi l’arrivo delle macchine quando attraversa la strada: è compito del guidatore fermarsi per accertare che nessun pedone stia transitando in quel momento.

Sono quasi le dodici ed è ora di un altro bicchiere. Ad accompagnare silenziosamente l’uomo ci sono tante altre persone in pausa dal lavoro e il loro pranzo è costituito da una pinta di birra alla quale, probabilmente, ne seguiranno altre. Fuori dalle vetrate opache del bar il cielo continua a diventare sempre più scuro. L’uomo beve un sorso di birra e ripete nella sua testa che tutto andrà bene, così come gli hanno insegnato fin da bambino perché in Finlandia tutto funziona, lo stato supporta gli individui, le infrastrutture sono all’avanguardia e non manca niente per realizzarsi nella vita e nel lavoro. Anche se in questo momento la situazione finanziaria finlandese rincorre la crisi che ha recentemente investito mezzo mondo.

154156_378284982268010_316962711_n

Non trovando nessuno con cui parlare, sono tutti già tornati a lavoro, Julia gira la testa verso il corridoio e il suo sguardo lo percorre tutto fino a raggiungere la porta a vetri trasparente dietro la quale c’è Sanni con il naso all’insù a fissare il monitor dove Rashida, che vieen dalla Somalia, sorride per essere riuscita ad arrivare in Finlandia e a trovare lavoro.

SCUSA SE TI INTERROMPIAMO

Ti piace l’articolo che stai leggendo?

Allora prendi in considerazione l’idea di sostenere il nostro progetto, con un semplice clic:

[paypal-donation]

Donazione libera con Paypal o carta di credito. Converso è un giornale indipendente e autofinanziato dai suoi lettori. Grazie!

(Scusa e buona lettura)

È arrivato il turno della ragazza allo sportello. Julia le dice che durante il periodo di tirocinio ha perso il diritto al sussidio di disoccupazione, sostituito dal contributo d’assunzione, e che non c’è problema nel ripristinare la sua precedente posizione di non lavoratrice: basta recarsi all’ufficio della salute.

Sanni esce dal centro per l’impiego e corre verso la sua nuova destinazione, quasi inciampando sul marciapiede per evitare di cadere sul ghiaccio.

391600_345261912236984_270097785_n

Dopo aver atteso il suo turno, Sanni ascolta le istruzioni dell’impiegata che le dice di andare al centro per l’impiego per poter inoltrare la pratica. La ragazza conferma di esserci già stata ma l’impiegata non può ancora far partire la pratica prima dell’arrivo dei documenti da Helsinki. Sconsolata, Sanni s’incammina verso casa, con molta più incertezza per il futuro e non sa se dovrà aspettare i consueti dieci giorni della decisione, oppure mesi perché nel frattempo le liste d’attesa sono state ingolfate dai nuovi disoccupati. Il principale timore di Sanni, però, rimane quello di cadere di nuovo nella depressione. È preoccupata soprattutto per le persone che la circondano, molte delle quali non comprendono cosa ci sia oltre una grande tristezza, dopo l’accumulo di stress accompagnato dalla progressiva perdita della fiducia in se stessi. I ricoveri, il ricorso ai farmaci antidepressivi, cocktail di pillole che necessitano di essere dosati e mescolati di tanto in tanto perché dopo poco tempo il corpo riesce a riconoscerli ed evitarli.

Le sedute dallo psichiatra e la definita rassegnazione al fatto che per la persona depressa esistono due mondi: uno nel quale è impossibile vivere e l’altro, mantenuto dalla terapia, dove è possibile ritrovare l’individuo che si credeva perso. Anche se nel percorso che porta alla stabilità bisogna fare attenzione, c’è il rischio di fidarsi troppo del prossimo e magari, sperimentando una delle tante terapie della luce consigliate per combattere i disturbi del sonno e la depressione, si può incappare in una start-up fraudolenta che promette di rigenerare la mente con fasci di luce sprigionati nelle orecchie attraverso delle cuffiette.

316696_363437483752760_1649712312_n

Verrebbe da chiedersi perché in un paese come la Finlandia, considerata una delle nazioni migliori al mondo, con tanto da offrire, dalla natura sconfinata alla ricchezza di risorse economiche che consentono il mantenimento di un elevato standard nei servizi, ci siano tante persone depresse, tristi, svogliate sul lavoro e nelle relazioni con gli altri. Forse è proprio il mantra che viene ripetuto a oltranza, quel “non stressatevi troppo perché tutto andrà bene”, alla base di tante, future, depressioni. Forse il problema è proprio la relativa mancanza di problemi, dalla quale scaturisce una reale difficoltà nell’affrontare le situazioni con la giusta determinazione. In un ambiente così protetto, e molto autoreferenziale, l’illusione di avere stabilità impedisce di esplorare il mondo circostante e diminuisce la volontà di proiettarsi nel futuro.

testo e foto di Giordano Silvetti

Io sono ciò che una volta avevo paura di vedere

di Giordano Silvetti

Prima di incontrarmi per l’intervista Pauli è stato all’ufficio postale per spedire una lettera (“2 euro e 10 centesimi, deve arrivare in Norvegia”) a una ragazza con cui finora ha comunicato solo su Facebook. “Sono emozionato perché non ci siamo ancora mai parlati o incontrati dal vivo” dice.

In automobile raggiungiamo Pitkakoski, uno dei tantissimi spazi verdi che popolano la Finlandia. “Ho bisogno di un posto rilassante per concentrarmi e risponderti”. Siamo a Vantaa, una cittadina alle porte di Helsinki, dove Pauli risiede.

Radio Rock trasmette il primo singolo dell’imminente album dei Foo Fighters: “Un altro di quei gruppi sopravvalutati, proprio come i Nirvana. Qualche anno fa ho comprato ben due libri su Kurt Cobain e i Nirvana. Capisci, ho speso dei soldi per realizzare quanto fosse inutile lui, la sua band e la sua musica. Se chiedi in giro chi è Kurt Cobain nessuno lo conosce, la musica dei Nirvana non viene più ricordata”.

Pauli è andato via dalla sua terra natia, la Grecia “una nazione ormai compromessa per sempre”, perché non voleva fare la fine di tutti gli adolescenti che rimangono a vivere tutta la vita con i propri genitori, che dipendono da loro, che ricevono la paghetta senza sgobbare. Voleva un lavoro, guadagnare dei soldi, avere un’abitazione tutta sua perché “alla fine credo sia questo lo scopo della vita: non essere dipendente dagli altri”.

291019_10200416193713813_1598274465_o

Pauli sceglie la Finlandia perché è qui che ha un contatto, un cugino a Järvenpää, a mezzora da Helsinki, e arriva nel gennaio del 2013, a soli 18 anni, dopo aver saltato il servizio di leva ancora obbligatorio nel suo paese. “E’ tutto rinviato a dopo gli studi” mi spiega. “Ma chi ci ritorna più in Grecia?”.

Pauli sceglie la Finlandia dopo aver valutato anche altri paesi scandinavi, come la Svezia e la Norvegia: “E’ noto a tutti che queste nazioni possano offrire più possibilità della Grecia, inoltre mi piace la solitudine dei finlandesi e il freddo”. Il freddo ritorna spesso nel corso della nostra conversazione. “Preferisco la fredda onestà scandinava alla calda ipocrisia dei mediterranei che sembrano accoglierti salvo poi pugnalarti alle spalle”.

Ora vive in quartiere di Vantaa, città gemella della capitale, appena sopra il 60° parallelo nord dove raramente le temperature superano i 30 gradi in qualche fortunato giorno estivo e si mantengono basse, intorno allo zero, o bassissime con punte che toccano i -20 gradi, per sei mesi l’anno. Tutto il contrario di quanto avviene ad Atene, dove il sole che riscalda il paese rimane l’unica fonte di sostentamento per il turismo e la disastrata economia greca. Ma Pauli ha definitivamente scelto il freddo.

740748_10200437986578621_1334286359_o

La parola “cold”, fa anche parte del nome del suo gruppo, ‘Coldbound’: “E’ un nome che non significa niente, è che mi piace il freddo, e poi ho aggiunto ‘bound’: non volevo un altro stupido nome da band metal”. Pauli è una one man band. E’ artefice dell’intera produzione: dalle linee di basso agli assoli di chitarra, dalle percussioni elettroniche al canto, nonostante non abbia mai studiato musica e non sappia leggere uno spartito: “Mi bastano i numeri e qualche nota, il resto viene da sé”.

Pauli ha ripreso a suonare in Finlandia, dopo quattro tentativi di suicidio. “Non parlavo la lingua e non avevo amici, i finlandesi sono molto introversi e non avevo un lavoro” spiega. Dopo quel periodo acquista una scheda audio economica da attaccare al computer per registrare nella solitudine della sua stanza la Yamaha nera comprata di seconda mano,.

Quattro album auto-prodotti finora da piccole case discografiche che distribuiscono attraverso internet: “Non ho intenzione di guadagnare con la mia musica, ormai l’ambiente è rovinato per sempre. Una volta c’era lo scambio di cassette, ora si scambiano mp3 e una volta che la musica è là fuori non puoi fare più niente per controllarla, per limitare gli scambi senza pagamenti. E forse è giusto che sia così”.

10460864_10204328551200305_2468671694603503955_o

Nella musica Pauli ha trovato una cura per la sua insoddisfazione: “Non avrei mai potuto assumere farmaci, sono contrario, sono un essere umano: i farmaci ti fanno diventare un fantasma senza sentimenti”.

Sentimenti che il ragazzo sfoga nella musica, inserita in quel calderone metal che contiene decine di sottogeneri differenti: “Il mio è doom metal, anche se qualcuno lo ha definito funeral. Si differenza dal più aggressivo black metal perché la mia musica è più lenta, dissonante. Truce”.

Pauli è quindi riuscito a combattere la depressione iniziando a comporre musica deprimente.

Le parole dei suoi pezzi non si riescono a comprendere, ed è proprio quella l’intenzione: “Canto testi che non condivido pubblicamente perché sono connessi con la mia vita privata” spiega. “Spesso alle persone non interessano i testi, è sufficiente una melodia accattivante per portare le loro menti verso direzioni indefinite mai raggiunte prima”.

In pochi mesi la pagina ufficiale di Coldbound su Facebook ha raggiunto i 900 mi piace. “Penso che sia un buon traguardo avere 900 sostenitori” dice. Non fan, non ammiratori, ma sostenitori, perché “sono un essere umano, non una stupida squadra di calcio”.

1396854_10202800920730498_555643988_o

Qualche intervista su magazine online del settore, un’altra in un libro di prossima uscita, una voce sull’enciclopedia del metal e un sito internet realizzato e gestito dall’ex fidanzata tedesca, conosciuta su Facebook. La ragazza ha tentato di riconciliarsi con l’ex ragazzo, durante la sua visita natalizia in Finlandia aveva già comprato il biglietto aereo per tornare a trovarlo, senza sapere che sarebbe stata scaricata prima: “Quella volta è stata lei a perdere l’aereo” dice Pauli, “ma anche a me è capitata una vicenda simile”.

Sempre su internet, appena arrivato in Finlandia, Pauli conosce una ragazza americana con la quale instaura una relazione a distanza piena di sentimenti ma anche tante gelosie. In una delle ultime scenate virtuali lei lo cancella dalla lista degli amici su Facebook, scatenando nel ragazzo la voglia di ricucire lo strappo. Così Pauli decide di andarla a trovare negli Stati Uniti e compra il biglietto Helsinki – Newark, passando per Copenaghen. Non riesce nemmeno a salire sull’aereo perché viene fermato alla dogana: la ragazza americana aveva contattato la polizia e denunciato Pauli per stalking: “Mi hanno revocato il visto per tre anni con una semplice mail”.

Anche se quella non è stata l’unica volta che Pauli ha avuto problemi con le forze dell’ordine. Quando ancora abitava ad Atene è stato fermato dalla polizia durante una manifestazione del partito del lavoro ed è stato accusato di nascondere delle molotov nella borsa. “Ma dentro avevo solo dei libri”. Viene colpito in testa e portato in centrale, dove le accuse si dimostrano false. “Un classico esempio della corruzione dilagante in Grecia”.

24128_1343691627221_6048963_n

Manifestazione in Grecia, prima della partenza in Finlandia. Pauli è il primo da sinistra

È proprio ai tempi della scuola superiore che Pauli scopre la sua passione per la musica: “Eravamo quattro ragazzi nel gruppo e i Green Day suonavano l’unica musica di merda così facile da essere riprodotta. Il mio primo concerto si tenne alla fine dell’anno scolastico e le reazioni del pubblico furono entusiastiche. Sono stato obbligato a suonarli perché volevo far parte del progetto musicale”.

In Finlandia Pauli è anche riuscito a farsi degli amici: “Non ai concerti, non vado nei club ad ascoltare musica per trovare gente con i miei stessi gusti. Anzi, a volte c’è qualcuno che si avvicina per chiederti se ti piace quel gruppo e allora inizi una conversazione, condividi esperienze e passioni e magari il giorno dopo, incontrando gli stessi individui per strada, ti accorgi che nemmeno ti riconoscono, non ti salutano perché non si ricordano di te, non vogliono o, forse, la sera prima erano soltanto ubriachi”.

10478656_10203074066924080_8067153299838143952_n

È una radiosa giornata di fine ottobre e la temperatura è di circa zero gradi, non c’è neve, ma il freddo è pungente come potrebbero testimoniare i capezzoli, entrambi con piercing, di Pauli che sagomano una delle 80 magliette con sopra i loghi delle sue band preferite, che rappresentano un pezzo immancabile della divisa giornaliera: “Li ho fatti perché sembravano carini, un uomo con piercing nelle parti sensibili è quanto di meglio per una famiglia perché può comprendere meglio il dolore della donna” spiega.

La sua tenuta è completata da scarpe e jeans neri, sovrastati da una giacca in pelle nera che copre le braccia sulle quali si stanno cicatrizzando gli ultimi tagli auto-inflitti: “Sono una persona autodistruttiva, sono l’unico che può sfasciarsi da solo”. Lunghi capelli neri lisci, occhiali neri, e un ciondolo di metallo a forma di croce che sbuca dal colletto della maglietta: “E’ il martello di Thor, l’ho comprato nel 2010 non ricordo più nemmeno il perché”.

Pauli ha iniziato ad acquistare magliette e memorabilia delle sue band preferite dopo aver trovato lavoro. Il primo, come pet-sitter, a quattro mesi dal suo arrivo, dopo aver spedito curriculum e sostenuto vari colloqui di lavoro: “Anche nelle case degli altri, quando mi presentavo vestito da metallaro, non ho mai avuto problemi. Non sono un esaltato che mima il famoso gesto metal delle corna in ogni occasione o davanti ai bambini”.

1039542_10201675697520621_580261708_o

Il lavoro da pet-sitter, però, non dura molto per le difficoltà di Pauli con la lingua finlandese e la ricerca di una nuova occupazione lo porta all’assunzione in un ristorante greco a Helsinki. Un solo mese nel quale si trasforma in tuttofare, dal servizio ai tavoli al lavaggio dei piatti in cucina, in quella che ricorda come “la peggiore esperienza della mia vita: ho lavorato come un asino e non sono stato nemmeno pagato: alla faccia della solidarietà tra conterranei.”

Con pazienza Pauli riesce a trovare un altro lavoro, che mantiene tuttora, per un’agenzia pubblicitaria: tre volte alla settimana, di notte, attacca sugli autobus le pubblicità che gireranno nell’area metropolitana di Helsinki. “Con l’esperienza ho imparato che la vita è composta da un 60% di fortuna e il restante 40% di abilità. Io, per esempio, ho avuto fortuna nel trovare un capo rispettoso del mio duro lavoro”.

Ma non solo: la solidarietà che non aveva trovato con i greci, l’ha trovata con il suo capo, con il quale condivide gli stessi interessi musicali. Gli ha regalato il biglietto per assistere insieme a lui al recente concerto dei Metallica tenutosi nella capitale e ha regalato al ragazzo la sua chitarra personale, “una Flying V rossa e nera”.

Nel frattempo Pauli si fidanza di nuovo, con una ragazza finlandese, anche questa conosciuta su Facebook, ma la storia finisce dopo pochi mesi.

858090_196008793929827_774439817_o

Pauli/Coldbound in uno scatto di Sara Strömmer

La musica di Couldbound è di nicchia e così vuole rimanere. Pauli non ha voglia di diventare popolare, di confondere la sua musica con quella dei tanti gruppi che affollano l’ordinaria rotazione radiofonica, anche perché è troppo esigente nella scelta della sua musica preferita: “Mi piacciono i finlandesi Kingston Wall e un tempo erano grandi anche i Sonata Artica e i Nightwish con il loro symphonic power metal che ti faceva sentire le farfalle nello stomaco. Poi gli svedesi Sabaton che nei testi includono tematiche di guerra, i norvegesi Dimmu Borgir, gli Emperor e i miei preferiti, Borknagar”.

Per Pauli è importante conoscere il passato dei suoi musicisti preferiti per tentare di comprendere in che modo abbiano canalizzato il talento che li ha resi così famosi: “Una volta Gesù disse ‘credete senza esplorare’, invece io non la penso in questo modo. Viviamo in una società che si interessa solo delle realtà virtuali, c’è tanta apatia in gir ed è rassicurante vedere come i membri dei Borknagar siano padri di famiglia e abbiano lavori normali con cui mantenere i propri figli. Non sono come quelle rockstar costrette a suonare fino all’età della pensione. Sono loro i veri campioni della vita. E’ stato fantastico avere un contatto diretto con loro, via Skype”.

In Finlandia Pauli è ufficialmente diventato un metallaro: “ciò che una volta avevo paura di vedere”. È una frase che Pauli usa per riferirsi ai musicisti black-metal, quelli con il viso dipinto proprio come il suo quando deve posare per un servizio fotografico: “Avevo paura di quelle storie intorno al metal, la gente che adorava il diavolo, che diceva di bere sangue, che si tagliava per creare una stupida identità che il pubblico idiota avrebbe seguito”.

10649101_10205425976355248_3527052076531237064_o

Pauli è una persona buona, infatti ha appena concluso il periodo lavorativo di prova al termine del corso di lingua finlandese, scegliendo di passare sei settimane in un asilo “perché i bambini sono innocenti” dice, “e volevo trascorrere del tempo con loro per sviluppare un approccio diverso con le persone”.

Nonostante tutto, sa anche essere ironico, tanto da improvvisare e coinvolgere, nel mezzo di un servizio fotografico serio, la collega cantante Sara Strömmer in pose divertenti che diventeranno un meme finito anche su 9gag.com.

A Pauli non interessa la nuova musica pompata dalle grandi case discografiche: “Non sopporto le nuove band, non mi trasmettono niente.” Allora perché qualcuno dovrebbe ascoltare Coldbound e supportarlo? “Non l’ho mai chiesto, lasciatemi in pace, voglio solo sopravvivere, ottenere una laurea sicura da sfruttare in una professione decente”.

A Pauli non interessa nemmeno essere amato, nonostante riceva costanti manifestazioni d’affetto. Per esempio, sotto l’ultima foto postata sul suo profilo Facebook, un autoscatto di ritorno dal turno notturno di lavoro nel quale ribadiva le rigide temperature autunnali, il primo commento è di un’amica: “Povero ragazzo, voglio cucirti qualcosa all’uncinetto: preferisci un cappello o una sciarpa? Oppure un paio di guanti senza dita?”.

1796875_10203330414847520_1062348256_o

Pauli ci tiene a ribadire di essere una brava persona: “Non uso droghe, non rubo, pago le tasse, non ho nessun contatto con criminali e non sono mai andato a puttane. Non ho mai pensato di comprare tabacco e uccidere lentamente la mia vita come sono sicuro faranno molti dei segaioli che ora mi stanno leggendo. Essere buoni è elementare”.

Quando chiedo a Pauli se posso inserire nell’articolo la sua opinione a proposito dei miei lettori mi risponde che “non ci sono problemi, nella vita ho imparato che prima di tutto bisogna essere onesti. Con me stesso e con tutti quelli che mi circondano. Il 95% delle donne è cliente dei sex shop e circa il 99.9% degli uomini ha visto almeno un film porno durante la propria vita. Cosa di tutto questo non rende dei segaioli i tuoi lettori? Oppure sono dettagli troppo personali? Beh, tu hai chiesto informazioni personali su di me e mi hai messo con le spalle al muro. Sono giovane ma posso usare i miei occhi e la mia mente per vedere quello che c’è intorno e, a essere sincero, tutto questo è parte del pacchetto”.

Giordano Silvetti

Tutte le foto vengono dal profilo Facebook di Pauli

Questa è la pagina Facebook di Coldbound