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Mai provato ad aggiungere un bel po’ di pezzi di pollo alla pasta al pesto? E’ il condimento inusuale che si sono inventati Laura e Andrea per andare incontro ai gusti degli inglesi, dopo aver aperto una loro attività di produzione di pasta fresca in un famoso mercato di Londra. I due ragazzi hanno vent’anni e hanno deciso di provarci lontano dall’Italia. Perché, dicono, in Inghilterra mettersi in proprio è decisamente più facile. God save the Queen.

Sono inglesi, dunque tutti pazzi per la pasta (più o meno). Devono aver scommesso sulla storica attrazione nordica per l’Italia e il suo cibo, Andrea e Laura – lui ventiquattrenne, lei appena ventenne, entrambi romani – quando nel febbraio scorso hanno aperto a Camden Town, zona a nord di Londra famosa per l’affollatissimo mercato e per l’alta densità di popolazione studentesca residente, la loro bancarella dal nome inequivocabile: ‘Crazy for pasta‘. Handmade pasta, naturalmente, pasta fatta a mano che preparano lì, al momento. Poi la cuociono, la condiscono, e la vendono ai clienti a sei sterline al piatto.

I menù sono vari: nella fase di apertura hanno sperimentato e cambiato molto, ora invece hanno un menù più o meno fisso di cinque o sei piatti. Per le sperimentazioni c’è il “piatto della settimana” che cambia ogni volta. Se poi funziona, via, approved! Rispetto ai classici condimenti della cucina italiana, qualcosa hanno dovuto modificare e adattare al palato inglese: per esempio nella pasta con il pesto hanno aggiunto il pollo, ovviamente molto apprezzato Oltremanica. Vanno forte i piatti vegetariani/vegani perché Londra è la prima città vegetariana/vegan d’Europa. Tutti i prodotti arrivano dall’Italia – garantisce Andrea – farina, pomodoro, olio, uova. Sì, anche le uova perché qui in Inghilterra o sono troppo grigie o troppo gialle” giura.

Il 40% circa della clientela che si affolla intorno al banco dei due ragazzi romani è inglese. Impiegati negli uffici della zona o residenti che piuttosto che mettersi a cucinare in casa propria, preferiscono uscire a farsi un piatto di ottima pasta all’uovo. Il rimanente, italiani e spagnoli. ‘Crazy for pasta’ è aperto 7 giorni su 7, anche con la pioggia. Anche la domenica, perché il giro è comunque buono. Secondo Andrea “gli inglesi non amano molto spignattare in cucina” perciò la sua bancarella funziona come una sirena acchiappa naufraghi dei fornelli.

“All’inizio è stata dura, naturalmente – racconta lui – i primi tre mesi tra le spese iniziali e il freddo che faceva sì che ci fossero poche persone, ho dovuto fare tre lavori per vivere: il mercato con ‘Crazy for pasta’, commesso in negozio di moda il sabato e la domenica, cameriere la sera. Questo perché i banchi appena nati non possono lavorare anche il sabato e la domenica. Ora invece io e Laura riusciamo a vivere solo della nostra pasta all’uovo. Con noi adesso c’è anche mia cugina. Tutti italiani naturalmente: in questo modo il nostro prodotto è davvero credibile e totalmente Made in Italy. Per il futuro abbiamo intenzione di aprire altri quattro banchi e un negozio. Intanto, abbiamo registrato il marchio ‘Crazy for pasta’, poi si vedrà”.

Crazy for pasta

La storia di Laura e Andrea è un po’ diversa dai tantissimi giovani disoccupati d’Italia (si va verso la percentuale monstre del 45%) che fuggono da un Paese sfiduciato e apparentemente senza prospettive. Un vero e proprio esodo, scrive La Stampa: gli emigranti italiani sono il doppio degli stranieri che arrivano, 93 mila nel 2013. E sono solo i numeri “ufficiali”, il dato reale è sicuramente molto più alto. Sia Andrea che Laura avevano un lavoro con assunzione a tempo indeterminato. Entrambi come commessi, lui in un negozio di una catena di accessori per abbigliamento, lei in una bigiotteria.

“Ma volevo andarmene – continua Andrea – perché in Italia non c’è futuro. Soprattutto se hai voglia di avere qualcosa di tuo. Lasciare il lavoro non è stato difficile, anche se né i miei genitori né quelli di Laura erano contenti perché lasciavamo dei posti sicuri per la precarietà, ma noi eravamo assolutamente convinti di voler fare questa scelta. Prima di aprire ‘Crazy for pasta’ siamo stati a Londra sette volte per valutare quale fosse la zona migliore. Abbiamo girato vari mercati. Alla fine abbiamo optato per Camden Town perché mancava un banco dove si prepara pasta e c’è un giro turistico elevato”.

Dopo aver ottenuto l’ok del mercato e del Comune hanno potuto cominciare con la loro attività. Contrariamente a quanto accade in Italia dove anche per respirare occorre destreggiarsi tra i meandri di una burocrazia bizantina, i  tempi sono molto rapidi: in pochi giorni dalla richiesta si ha l’approvazione e si apre. “Si presenta un progetto e se il progetto è buono si ha l’ok. Condizione primaria: deve essere unico e non fare concorrenza ad altre attività già presenti in zona” dice Andrea. “Un mio amico ha provato ad aprire un banco di cannelloni qui a Camden Town. Ma i cannelloni, anche se diversi dalla pasta, sono un prodotto simile, quindi è stato scartato. Dal punto di vista burocratico in mezza giornata si riesce ad avere tutto: io mi sono alzato la mattina e la sera avevo un conto in banca e tutto il necessario per aprire. Anche quando ero a Roma volevo avere una cosa mia, un pub o roba simile, ma da noi burocrazia e tasse ti uccidono. Così ci ho rinunciato”.

Almeno per il momento, Laura e Andrea non si sognano nemmeno di tornare in Italia. “Mi piace la Germania – racconta sempre Andrea – e il mio futuro lo vedo lì. C’è solo il problema della lingua. Magari quando avrò 40 o 50 anni emigrerò un’altra volta, ma per i prossimi vent’anni voglio stare a Londra”.

Testo di Antonio Tomeo e Davide Lombardi

Foto di Antonio Tomeo