CONDIVIDI

Si è tenuta il 29 giugno scorso a Reggiolo la gara più irriverente d’Italia: il campionato italiano di rutti. Davanti a una platea esigente di 30mila persone si sono sfidati una ventina di concorrenti (la maggior parte uomini) nelle categorie potenza, durata, rutto parlato e rutto freestyle.
E’ stata un’orgia di emissioni gastriche, un insulto beffardo e irriverente al savoir vivre. Ci sono arrivato per puro caso dopo esserci andato l’anno scorso, quello prima e quello ancora prima. Stavolta ho pure portato quella che ho rischiato diventasse la mia ex ragazza, sul punto di piantarmi anche grazie alla mia idea – rivelatasi non brillantissima – di renderla partecipe di questa esperienza sui generis. “Ti occupi di rutti ora?” è stato il suo commento glaciale. Una dolorosa frecciata a far da sigillo al lungo elenco delle mie mancanze quotidiane e reiterate.

Ruttosound è una manifestazione ormai giunta alla sua diciottesima edizione, nata nel 1997 per iniziativa di Stefano Morselli, ideatore e direttore artistico dell’evento. All’epoca era poco più di una goliardata fra amici. Oggi è una realtà, uno spettacolo, i cui ricavi vanno a scopo benefico con tanto di musica, megaschermi, luci laser, giuria tecnica e anche un rappresentante del Guinness dei Primati.

Ecco, appunto, i primati. C’era il campione in carica di rutto di potenza Alessio direttamente dalle viscere dell’Emila. C’era il sorprendente Porco di Albinea, cieco con stampelle, parrucca e occhialoni da sole; la dolce Elisa Cagnotti, principessina di Trento, storica protagonista che anni fa aveva letteralmente polverizzato il record mondiale femminile di potenza (misurato molto professionalmente con il fonometro) con un rutto spaventoso di 107,00 decibel. Elisa era in pieno dei festeggiamenti dell’addio al nubilato ma non si è certa tirata indietro e ha emesso il rutto di circostanza.

In gara pure un ragazzino di 12 anni che pur non riuscendo a raggiungere il podio ha venduto cara la pelle nella specialità “rutto di potenza”.
Dal 2003 al 2014, in 11 edizioni, la Festa della Birra di Reggiolo ha devoluto in beneficenza quasi 1,6 milioni di euro a varie organizzazioni di volontariato attive sul nostro territorio e all’Ospedale di Guastalla.

ruttosound

Le esibizioni che si susseguono a tambur battente, non danno respiro e intorno a me è un profluvio di profonde emanazioni duodenali, poiché anche il pubblico è tutto preso e si abbandona allo spirito di emulazione. Talvolta ho veramente temuto, stando sotto il palco, di rischiare la vita della mia maglietta, causa improvvisi svarioni dello stomaco dei concorrenti. Impressionante infatti vedere gonfiarsi d’aria il pancione del Porco di Albinea e sentirlo esternare il suo urlo alla vita davanti a una folla rutteggiante che lo insulta. Unico neo della gara: l’esistenza del doping anche in questa isola incontaminata e innocente. Giravano infatti coca cola e birra a fiumi fra i concorrenti.

Anche quest’anno il pezzo forte è stato Sua Maestà il Porco di Albinea (Reggio Emilia) e Rut Mysterio (con tanto di divisa da wrestler) from Modena: strabiliante il rutto di costoro di 1 minuto e tanti secondi che entra direttamente nel Guinness nella prestigiosa categoria del rutto più longevo mentre il suo rutto di potenza ha scavalcato di un soffio un altro agguerrito sfidante.

Non so perché sono andato per puro caso al ruttosound, dopo esserci stato ripetutamente nei recenti anni. Forse perché mi sono affezionato alla goliardia spinta o forse perché anch’io sono un potenziale concorrente. Sicuramente perché ho interpretato i rutti come forma d’espressività, più che d’espressione, una specie di rumorosa critica al presente.
Una forma ancestrale di manifestazione di rabbia e dissenso. Un urlo dal profondo delle viscere: “io non so far niente, ma beccati ‘sto rutto maledetto”.

In copertina: Rut Mysterio