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di Martino Pinna

Sono su un palco vicino a una gigantesca zampa di maiale finta ripiena di carne suina, tra il presidente della regione, il sindaco della città, una cantante di fama mondiale, eleganti signori con il mantello e un tizio con un microfono a forma di coccodrillo. Fotografi e video operatori riprendono freneticamente la gigantesca zampa di maiale come si fa con le star. Tutto intorno, sotto il palco, migliaia di persone sgomitano per vedere meglio e nell’aria regna uno strano odore grasso e dolciastro. Non è un sogno: è una domenica emiliana.

In questo grande luna park che è l’Emilia, ci sono due attrazioni importanti, due piazze fondamentali che rappresentano l’essenza stessa di questa terra, fatta di contraddizioni e sapori forti: il busto di Lenin a Cavriago e il maiale in bronzo di Castelnuovo Rangone. Si può dire che l’Emilia inizia e finisca in queste due piazze, in questi due monumenti apparentemente lontani tra loro eppure legati da un legame invisibile ma dall’odore molto forte.

Molti non lo sanno, molti forse non lo vorrebbero sapere, ma l’intestino del maiale può raggiungere i 25 metri di lunghezza: ed è questo il vero fil rouge che lega Lenin e la mortadella, il comunismo e la piadina, Cavriago e Castelnuovo Rangone. Per quanto moderna, industrializzata, all’avanguardia e inquinata, in Emilia le code più lunghe non sono quelle per il nuovo iPhone né quelle in autostrada, ma quelle alla festa dell’Unità per il panino con la porchetta. Si ritorna sempre lì: all’unto e succulento simbolo dell’Emilia rosso sangue, il maiale.

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Nella vecchia iconografia anticapitalista il padrone è spesso rappresentato come un maiale, ma anche altrove i suini rappresentano il potere, sono simboli dell’opulenza, del grasso, dell’eccesso. Nella “Fattoria degli animali” di George Orwell erano i maiali, gli animali considerati più intelligenti, a diventare dittatori. In “Animals” dei Pink Floyd i maiali sono i politici e i capitalisti, ed entrando a Castelnuovo Rangone una delle prime cose che noto è proprio un maiale volante, un palloncino gonfio di elio, che fa pensare al famoso maiale volante usato nei concerti dal gruppo inglese. Tutto torna: il logo della manifestazione è una mongolfiera-zampone.

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Nelle bancarelle ci sono statuine a forma di maiale, borse a forma di maiale, magliette con il maiale, e ovviamente molti prodotti fatti con carne suina, come lo “stinco Pavarotti”, chiamato così in onore del grande tenore modenese. Ma la star della giornata è il Superzampone. Ovviamente non si tratta di una vera zampa di maiale, dato che, viste le dimensioni, se fosse reale dovrebbe appartenere a un suino grande quanto un dinosauro. Il Superzampone è una rappresentazione della zampa del maiale: è un insaccato che ha la forma di una zampa e che viene riempito con un impasto di carne suina. Diciamo che è l’idea di maiale, il concetto stesso di maialosità, stilizzato, astratto, portato all’eccesso.

E qui a Castelnuovo Rangone è tradizione portare questo concetto all’eccesso ormai da 26 anni. Qui ogni anno si celebra la Festa dello Zampone più Grande del Mondo, realizzando zamponi sempre più grandi e pesanti, battendo di volta in volta ogni record. Quest’anno pesa 1038 chilogrammi, ovvero più di una tonnellata, ed è il record assoluto. Se la tendenza è quella di battere ogni anno il record, viene da chiedersi come sarà il Superzampone tra 10 anni. Nessuno può immaginarlo.

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A prepararlo sono stati i membri dell’Ordine dei Maestri Salumieri. Nella piazza principale di Castelnuovo, in attesa che il Superzampone venga tagliato e distribuito al popolo, i Maestri salumieri si aggirano come figure misteriose, che incutono riverenza e rispetto. Hanno un mantello e appesa al collo una medaglia raffigurante un suino. Prendo coraggio e rivolgo la parola a uno dei Maestri, gli chiedo quante persone prevede che possa sfamare il gigantesco zampone, e lui, sicuro di sé, mi dice circa tremila. Gli vorrei chiedere anche anche quanti maiali sono stati usati per realizzare il Superzampone, ma il Maestro è chiamato altrove, e la nostra conversazione finisce lì.

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Sul palco un presentatore molto popolare da queste parti, incita il pubblico urlando in un microfono a forma di coccodrillo, mentre il Superzampone è in una vasca metallica chiamata “zamponiera” dove ha cotto per 90 ore. Ho l’impressione che la situazione non sembri strana a nessuno del pubblico, come se l’insieme dei singoli elementi assurdi, sommati, costituisse qualcosa di perfettamente normale. Perfino il microfono a forma di coccodrillo, o l’esistenza stessa di un aggeggio che si chiama “zamponiera”, in questo contesto non meravigliano, come se si trattasse di un sogno o un’allucinazione dove la regole della realtà non hanno valore, dunque tutto è possibile e ci si abitua in fretta a qualsiasi stramberia.

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Il Superzampone viene bucato dai Maestri salumieri e i loro fedeli assistenti affinché perda il liquido, così mi spiega una giovane adepta. La gente ride svogliata alle battute del presentatore e applaude solo quando lui lo chiede esplicitamente. Lo spettacolo è obbligatorio, devono soffrire se vogliono arrivare al piatto finale, cioè l’agognata porzione di Superzampone. Non basterà per tutti, e infatti c’è già chi è in fila da ore. A mezzogiorno le autorità si affacciano dal Palazzo: le teste del pubblico si spostano sono verso l’alto, ci sono il presidente della Regione, il sindaco, un altro sindaco, il soprano Mirella Freni, cantante d’opera di fama mondiale, e altri personaggi che vengono salutati dal pubblico affamato.

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Il momento è giunto: il Superzampone da una tonnellata dev’essere spostato dalla zamponiera al palco, dove sarà eseguito il taglio ufficiale per poi essere distribuito. Un po’ preoccupato, mi rivolgo al signore che guida il mezzo adibito a questo compito e gli chiedo informazioni sui movimenti. Lui mi rassicura, dice che sa quello che fa, anche se mi sembra preoccupato dall’eventualità che una volta in alto il Superzampone si metta a ondeggiare. Difficile che prenda il volo, come il maiale volante, ma potrebbe cadere sulle persone, e questo rischierebbe di rovinare la festa.

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Di nuovo le teste delle persone sono verso l’alto: il Superzampone, imbragato con delle catene, viene sollevato di qualche metro stagliandosi magnifico sul cielo grigio di questa domenica di dicembre. Non è un mese a caso: il maiale si è sempre ucciso nei mesi freddi, si facevano ingrassare il resto dell’anno e in dicembre veniva ucciso come provvista per l’inverno, anche perché le basse temperature garantivano una buona conservazione della carne. Per questo motivo negli antichi calendari il mese di dicembre è spesso rappresentato da un uomo che squarta un maiale. Oggi il rito si ripete.

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Sul palco sale miss Superzampone 2014. Ma il taglio ufficiale, una volta che il Superzampone viene sistemato sul palco, spetta prima a un Maestro Salumiere, che ne saggia la qualità, insieme all’ospite d’onore, la cantante Mirella Freni, e successivamente al presidente della Regione e al presidente della Provincia. Eseguono il taglio insieme tra gli applausi del pubblico, le battute del microfono a forma di coccodrillo, i molti flash dei fotografi e le lamentele di parte del pubblico che non vede nulla perché il palco è coperto dai fotografi, dove però c’è un problema più importante: il grasso del Superzampone cola dal tavolo, rivoli di liquido denso e giallastro avanzano inarrestabili. Si cerca di fermarlo in tutti i modi con la carta, perfino il sindaco interviene e tenta almeno di non sporcarsi le scarpe. Mentre il Superzampone veniva spostato sembrava un missile, ora sembra una bomba pronta ad esplodere.

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A questo punto una fila lunghissima di persone aspetta l’ormai imminente momento della distribuzione del Superzampone, che sarà servito con un contorno di fagioloni (ne sono stati preparati 8 quintali) e un bicchiere di Lambrusco. I primi della fila sono soprattutto anziani, che diligentemente uno dietro l’altro scorrono di fronte alla statua in bronzo del maiale che si trova nella piazza della chiesa. Se la posizione della statua può risultare bizzarra considerate che in uno dei più noti macelli del paese c’è la statua di San Francesco. Anzi, a conferma che le barriere tra sacro e profano qua non sono mai esistite, a Castelnuovo Rangone si vantano di essere l’unico paese ad avere la statua di un maiale di fronte alla chiesa e la statua di un santo di fronte a un macello.

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Inoltre, durante le celebrazioni dello Zampone più Grande del Mondo, ci sarà spazio anche per un ricordo a John Lennon, di cui ricorre l’anniversario della morte, curiosamente l’unico dei Beatles – pare – a non essere diventato vegetariano. E sempre seguendo quel fil rouge dall’odore così caratteristico, ricordiamo che nel romanzo di Orwell il maiale protagonista pare rappresentasse Lenin. Dunque il legame tra Cavriago e Castelnuovo Rangone, inizialmente intuibile ma di incerta definizione, assume una forma sempre più sensata.

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Videoperatori e fotografi dei giornali locali hanno tutti gli obiettivi puntati sul Superzampone, che dopo essere stato tagliato e assaggiato dalle autorità inizia a essere distribuito al popolo in piatti e vassoi. Il rito è concluso. Il Superzampone era troppo pesante per volare via. Quel che rimane alla fine è la vasca dove ha cotto per 90 ore, ancora colma di quel liquido giallognolo, denso e grasso. Mi chiedo che fine farà. Penso che forse andrebbe distribuito anche quello alla folla, per essere bevuto, per cospargersi la pelle, ma anche che sarebbe bello se Miss Superzampone facesse il bagno nuda dentro la zamponiera, per la gioia dei videoperatori e fotografi dei giornali locali. Ma sarebbe chiedere troppo a questa domenica di dicembre che ci ha già dato abbastanza. Nel frattempo a Cavriago immagino Lenin nella piazza vuota. Solo, silenzioso. Chissà se l’odore del Superzampone arriva fin là.

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(Video Martino Pinna, Alessandro Violi / Foto Alice Lombardi, Martino Pinna)