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C’è poco da fare, piaccia o meno la sua battaglia politica, l’ex ministro dell’Integrazione e attuale europarlamentare del PD, Cécile Kyenge, in Italia è diventata un simbolo. Un terreno di scontro. Su di lei si scatenano regolarmente i peggiori effluvi di pancia (di parte) delle italiche genti. Perchè, come avevamo scritto nel nostro reportage “Pura razza italiana“, l’ex ministro raccoglie in sé almeno tre caratteristiche capaci di scatenare i sentimenti più incontrollati.

  • Fa politica ed è quindi parte dell’odiatissima casta, anzi della kasta, come da variante ortografica che in molti prediligono;
  • E’ donna;
  • E’ nera.

E’ una storia che si ripete periodicamente: ogni volta che per qualsiasi motivo la Kyenge torna alla ribalta sui media, la quantità di improperi che riesce a raccogliere, impressiona. L’ultima puntata è giusto di ieri, quando in giunta per le immunità al Senato, la maggioranza (quindi anche col voto del PD) ha negato la possibilità di procedere contro il senatore leghista Roberto Calderoli per la frase “Quando vedo la Kyenge non posso non pensare a un orango” non considerandola istigazione all’odio razziale (ma in aula il Partito Democratico potrebbe rivedere la sua posizione). Immediata la reazione della Kyenge che in un’intervista a Repubblica manifesta tutta la sua delusione per la decisione della giunta, e del suo partito.

Repubblica, come per molte altre notizie, condivide il pezzo sulla sua pagina Facebook. E a quel punto, nei commenti, si scatena l’inferno. Di cui potete vedere qualche perla in questo screenshot (grazie a Pier Luca Santoro di Datamediahub che lo ha realizzato).

repubblica  kyenge